Argentina: Scottante Sconfitta Per I Kirchner

Argentina: scottante sconfitta per i Kirchner

kirchnerLa coppia perde la maggioranza in Parlamento e la provincia di Buenos Aires – L’umiliazione sofferta dai Kirchner nelle elezioni legislative intermedie di domenica scorsa non lascia dubbi sul fatto che la vita politica argentina si vedrà presto costretta a un cambio di rotta. Le previsioni per il futuro del terzo paese più ricco dell’America Latina sembrano adesso dominate dall’incertezza. Per l’ex-presidente Nestor Kirchner, che ha annunciato  di voler rinunciare alla  guida del partito, la sconfitta è stata clamorosa soprattutto nella popolosa provincia di Buenos Aires, storico bastione dell’elettorato peronista, che ha visto la vittoria, anche se con soli due punti in percentuale di vantaggio, del milionario di origini colombiane Francisco de Narvaez.

 

Per il governo della “presidenta” Cristina Fernandez Kirchner si apre ora una fase di riflessione in cui sarà necessario lavorare a nuove alleanze. L’ipotesi sembra al momento quella di “aprire” a sinistra verso il Proyecto Sur del sorprendente Pino Solanas, che ha ottenuto un risultato inaspettato a Buenos Aires, facendo incetta di voti. 

 

La coalizione governativa ha perso solo in cinque province, ma la sconfitta nella provincia della capitale, accompagnata da quella della città di Buenos Aires dove la vittoria del Pro del sindaco liberista Maurico Macri è stata netta, è costata molti seggi nel Parlamento che si insedierà a dicembre. Di fatto la coalizione del Frente para la victoria non avrà più la maggioranza alle due Camere. Dall’altra parte però, una volta passata la “sbornia” del successo elettorale, le varie componenti dell’opposizione sono ben lontane da una parvenza di intesa.

 

Le elezioni di metà legislatura sembrano aver punito, quindi, clamorosamente la gestione economica dei Kirchner: il recente braccio di ferro tra il governo e gli agricoltori a causa delle imposte sulle esportazioni (la dura polemica tra gli imprenditori rurali e la Kirchner è una delle cause del calo di popolarità del governo, soprattutto a causa della protesta degli agricoltori per le cosiddette retenciones moviles, ndr), la nazionalizzazione del sistema pensionistico e i problemi legati agli investimenti esteri sono interpretati come espressione di un nazionalismo di stampo populista ormai invecchiato.

 

Il malessere sempre più diffuso nella società argentina è dovuto a diverse cause, fra cui  un aumento dell’inflazione, che il governo cerca di mascherare, oltre alla crescente povertà, alla fame e alla “deruralizzazione” delle campagne a causa dell’invasione della monocoltura della soia.

 

I risultati di domenica scorsa hanno condotto anche a un’importante ritorno sulla scena dei radicali, uniti nella formazione Acuerdo Civico y Social, che si confermano come seconda forza politica  del paese. Un altro risultato importante è stata la vittoria di Julio Cobos, alleato del partito Union Civica Radical, nella provincia di Mendoza.

 

Nella corsa elettorale, i candidati non si sono risparmiati frecciate, accuse e tradimenti. Non certo il miglior biglietto da visita per cercare di “strappare” il controllo del Congresso al kirchnerismo. Secondo gli ultimi dati il gruppo di deputati che sostengono le politiche del capo di Stato saranno 98, 18 in meno di quelli che sedevano in Aula fino a oggi, dei quali otto persi a Buenos Aires. Il kirchnerismo ha perso anche alcuni alleati esterni, che secondo i medi argentini, scenderanno da 20 a 16. Allo stesso tempo potrebbe trovare un’intesta con Solanas (il cui partito ha ottenuto quattro seggi), e con l’ex sindaco della città di Moron Martin Sabbatella, che “vale” due voti. Nonostante la sconfitta nella capitale la coalizione di radicali e socialisti Acuerdo Civico y social rimane la seconda forza parlamentare, mentre l’asse liberista formato da Francisco de Narvaez, Felipe Solá e Mauricio Macri raggiunge i 45 deputati. Per quanto riguarda il Senato, c’erano in gioco 24 seggi, la metà dei quali del Frente para la victoria.


Al voto sono andate otto province e la coalizione kircherista ha dovuto cedere quattro posti. Ora il Fpv si trova sotto di un voto rispetto alla maggioranza, seguito sempre da Acuerdo Civico y social. Se il leader del Pj nella notte ha ammesso la sconfitta, pur sostenendo di aver perso “per un pochino”, la “presidenta”  ha atteso diverse ore prima di parlare nel corso di una conferenza stampa. Ben diverso, ovviamente, lo spirito e l’atteggiamento dei loro avversari: De Narvaez si è mostrato conciliante, sostenendo di voler “aiutare il governo a ritrovare la strada perduta”, ma anche invitandola a “costituire un nuovo gabinetto, razionalizzando”. Infine ha lanciato un messaggio agli altri leader dell’opposizione a “costruire uno spazio comune di dibattito”.

 

Sul versante della Union PRO (coalizione di destra, la stessa di Narvaez e di Macri, sindaco conservatore di Buenos Aires, ndr) i buoni risultati di Narvaez sono dovuti principalmente alla capillare campagna elettorale, finanziata da lui stesso; tanto che il possidente colombiano potrebbe aspirare a rimpiazzare Nestor Kirchner alla guida del Partido Justicialista o puntare direttamente alla carica di governatore della provincia di Buenos Aires (il governatore attuale, Daniel Scioli, è uscito dalle elezioni zoppicando).

 

Narvaez, 56 anni, in teoria non potrebbe concorrere alla presidenza della repubblica in quanto cittadino colombiano: tuttavia, in vista dell’appuntamento elettorale del  2011, c’è già chi chiede una revisione del testo costituzionale per rimuovere la norma che impedisce ai cittadini di origine straniera di ricoprire la carica di aspirare alla presidenza.

 

I risultati elettorali annunciano, quindi, un periodo di governabilità incerta. L’ampiezza della sconfitta lascia presagire un cambiamento nella rotta finora seguita anche se la presidenta non ha parlato di cambiamenti imminenti e a breve termine. Intanto il ministro della Sanità, Graciela Ocana, ha presentato le sue dimissioni per divergenze con il governo nella gestione dell’emergenza sanitaria dovuta alla febbre suina.

 

L’attenzione è chiaramente puntata alle presidenziali del 2011.

 

Traduzione di Francesca Casafina

da El Pais.com