Appello Per I Popoli Indigeni In Amazzonia E Nel Mondo

Appello per i popoli indigeni in Amazzonia e nel mondo

APPELLO

La pandemia di COVID-19 rappresenta una minaccia gravissima per i popoli indigeni in Amazzonia e nel mondo, e ne mette a rischio la stessa sopravvivenza.

La diffusione della pandemia di coronavirus è avanzata rapidamente nel mondo, ma la reazione e le capacità di farvi fronte sono molto diversificate. I popoli indigeni, che contano almeno 370 milioni di persone, e che già subiscono gli effetti della marginalizzazione socio-economica e costanti violazioni dei diritti umani da parte di chi vuole sfruttare e depredare i loro territori, sono particolarmente vulnerabili. Già in passato decimati dalla diffusione di malattie dall’esterno, questi popoli, depositari di miti e culture secolari, baluardi della biodiversità e difensori della natura, rischiano ora di essere cancellati.

In questo momento, l’emergenza globale è così vasta che difficilmente la voce delle comunità indigene riesce ad ottenere la giusta attenzione e rimane inascoltata. Proprio questo sta portando all’espansione delle frontiere dello sfruttamento dei territori, dell’estrattivismo e della deforestazione, andando ad aggravare una situazione già estremamente fragile.

Alcuni governi hanno annunciato l’intenzione, come risposta alla crisi economica innescata dalla pandemia, di abbassare gli standard ambientali, sospendere i requisiti di monitoraggio ambientale e limitare la partecipazione delle comunità ai processi decisionali sui progetti nei loro territori. Tutto ciò nonostante l’avvertimento da parte della comunità scientifica internazionale che la deforestazione, l’agricoltura industriale, il commercio illegale di animali selvatici, i cambiamenti climatici e altri tipi di degrado ambientale aumentano il rischio di future pandemie. Queste decisioni, come sottolineato anche da David Boyd, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani e l’ambiente, “potrebbero comportare un rapido deterioramento dell’ambiente e avere ripercussioni negative su una vasta gamma di diritti umani, inclusi i diritti alla vita, alla salute, all’acqua, alla cultura e al cibo, nonché il diritto a vivere in modo e in un ambiente sani”.

I popoli indigeni, che nel mondo lottano in prima linea contro i cambiamenti climatici, la deforestazione e la devastazione ambientale, sono anche sproporzionatamente vulnerabili: da un lato sono minacciati dai governi che trascurano le loro esigenze sanitarie, dall’altro dai minatori, dai latifondisti, dalle imprese estrattiviste, dai taglialegna illegali, ecc, che oltre a privarli del loro ecosistema vitale, entrano nei loro territori senza precauzioni, portando con sé la minaccia della malattia. Inoltre i leader e le comunità indigene sono spesso a rischio per il loro impegno in difesa dell’ambiente: come emerge dal report di Front Line Defenders, nel 2019 circa il 40 % dei 304 attivisti assassinati nel mondo era un difensore dei diritti dei popoli indigeni o dell’ambiente.. Dall’inizio della pandemia le minacce e gli attacchi contro gli attivisti della terra e dell’ambiente sembrano aver accelerato.

Ogni iniziativa volta a affrontare l’impatto della pandemia sui popoli indigeni dovrà tenere in considerazioni questioni strutturali quali il ritardo nel riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni all’autodeterminazione, la loro storica esclusione, forme di colonialismo di stato, ed il fatto che spesso i territori ancestrali sono al centro di dispute e conflitti ambientali causati dall’estrazione di risorse naturali.

I territori tradizionalmente abitati da popoli indigeni coprono circa il 22% della superficie terrestre mondiale e, in base alle stime, ospitano l’80% della biodiversità del pianeta. I trattati sui diritti umani riconoscono il diritto dei popoli indigeni alle loro terre ancestrali e alle loro risorse e prevedono l’obbligo per gli Stati di consultare i popoli indigeni in modo da ottenere il loro consenso libero, previo e informato riguardo ai progetti che possono avere ripercussioni sul loro tradizionale stile di vita, minacciare le risorse naturali fondamentali per la loro sopravvivenza,  o che possono provocare lo spostamento delle popolazioni dai loro territori e, di conseguenza, la perdita del patrimonio culturale che li contraddistingue, sia materiale che immateriale.

In Amazzonia, secondo i dati diffusi dalla Organizzazione Panamericana della Sanità, lo scorso 18 maggio i casi di COVID-19 già arrivavano a 20.000, ma il numero reale potrebbe essere ben più alto. Secondo COICA e REPAM al 15 maggio si contavano oltre 500 contagiati e 113 morti, e erano 33 le comunità colpite. Molte delle comunità indigene amazzoniche non hanno accesso a strutture e personale medico né i governi hanno considerato la necessità di adottare programmi di supporto specifici, e non dispongono di dispositivi di protezione individuale per evitare la diffusione del contagio. Inoltre, la pandemia di coronavirus ha anche significato l’interruzione in molti casi dei programmi di supporto ai popoli indigeni non solo sanitari, ma anche alimentari, per l’accesso all’educazione, per le questioni di genere e così via, aggravandone l’isolamento.

Ciononostante, le comunità e organizzazioni indigene si stanno auto-organizzando, per portare soccorso alle comunità, per proteggere attraverso strategie di autoisolamento e monitoraggio territoriale, applicando la medicina tradizione e le conoscenze ancestrali. Una delle conseguenze principali della pandemia nelle terre indigene amazzoniche, in particolare nei casi dove sono colpiti anziani e donne, è rappresentata dal rischio di scomparsa delle conoscenze ancestrali e della cosmologia indigena, di cui anziani e donne sono portatori.

Per far fronte alla pandemia e alle sue conseguenze, è fondamentale  che gli Stati garantiscano la piena ed efficace partecipazione dei popoli indigeni ai piani d’azione nazionali, per coordinare il lavoro locale e nazionale con i processi di consultazione con le comunità indigene.

L’Italia, in quanto eletta per il periodo 2019/2021 come membro del Consiglio delle Nazioni Unite sui Diritti Umani (UNHRC), si è impegnata a sostenere i difensori e le difensore dei diritti umani e della terra, inclusi i popoli indigeni oggi minacciati anche dal COVID-19.

Chiediamo quindi al governo italiano di promuovere le seguenti richieste in seno al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, ed in occasione del prossimo incontro del Consiglio ONU sui Diritti Umani di giugno-luglio 2020:

  1. l’adozione di  meccanismi di protezione specifici per i difensori dei diritti umani e della terra che, in questo periodo d’emergenza, sono ancora di più esposti a rischi, e di promuovere una politica di tolleranza zero verso gli attacchi ai difensori;
  2. il riconoscimento pubblico del ruolo dei difensori della terra e dell’ambiente e l’impegno esplicito ad assicurare che le rappresaglie nei loro confronti non saranno tollerate;
  3. la sospensione di qualsiasi attività di sfruttamento dei territori indigeni, i cui effetti persistenti e deleteri per i popoli indigeni e per l’ambiente andrebbero ad aggiungersi alla minaccia costituita dal coronavirus;
  4. il potenziamento delle misure di monitoraggio e verifica  ambientale e sul rispetto dei diritti umani  a cui devono sottostare le imprese e le aziende e utilizzare canali sicuri per garantire che le informazioni sull’impatto ambientale, sociale, sui diritti umani  e sanitario dei potenziali progetti raggiungano le persone interessate, offrendo loro l’opportunità di impegnarsi nel processo decisionale in modo sicuro;
  5. Sostenere l’adozione di leggi che impegnino le aziende a rispettare i diritti umani e riconoscere il diritto all’accesso all’informazione, alla consultazione e, nel caso delle popolazioni indigene, il consenso previo libero ed informato ed il diritto alla terra;
  6. il sostegno ai processi di autorganizzazione e autogestione che i popoli indigeni stanno mettendo in campo in questo momento di crisi;
  7. l’impegno a mettere i diritti della terra e di chi la protegge al centro di ogni risposta alla pandemia.

 

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Per firmare l’appello a nome di organizzazioni, comitati, movimenti o altre realtà, scrivi a ceciliaerba@asud.net

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