“Anche Qui In Calabria Rischiamo La Nostra Terra Dei Fuochi”

“Anche qui in Calabria rischiamo la nostra Terra dei fuochi”

registro tumori[di Pina Condò su paralleloquarantuno.com] Dalla Terra dei fuochi alla Calabria: il consigliere regionale Giuseppe Giordano spiega a Parallelo41 qual è la situazione in Calabria riguardo il Registro Tumori: “Ritardi così clamorosi come quello sul Registro dei Tumori non sono più accettabili. Bisogna passare dalle delibere ai fatti – spiega – Il percorso, allo stato, registra forti ritardi e ostacoli burocratici, in particolar modo nella provincia di Reggio Calabria. Su questo punto il direttore generale dell’ASP 5, Rossana Squillacioti, non ha saputo offrire adeguate motivazioni che giustificassero i ritardi accumulati”.

 

Ci spieghi cos’è il registro tumori e a cosa serve.
“Il Registro Tumori è una raccolta di informazioni sui malati di cancro residenti in un determinato territorio e l’individuazione del tasso di incidenza delle neoplasie in un’area geografica. È uno strumento indispensabile per un’efficace pianificazione degli interventi preventivi. La prima funzione sta nel descrivere il fenomeno neoplastico e le sue variazioni temporali, attraverso misure di incidenza e mortalità, fornendo così, un indicatore fondamentale della qualità dei servizi diagnostici e terapeutici nei diversi territori e del suo evolversi nel tempo”.

 

Nel Registro Tumori i casi di cancro verranno riportati nella loro totalità o verrà fatto un distinguo tra tumori provocati da cause familiari e quelli provocati da cause di inquinamento ambientale?
“Nel momento in cui un registro tumori si pone l’obiettivo di una conoscenza della reale entità e distribuzione della patologia tumorale nell’area territoriale di competenza, tende ad identificare i fattori legati all’insorgenza della patologia oncologica. Da ciò discende infatti la necessaria correlazione con i fattori di rischio ambientali o individuali, in presenza dei dati.”

 

Perché in Calabria non c’è un Registro Tumori?
“Quella che emerge è la mancanza di una cultura preventiva in Calabria e nel Sud. L’unico dato positivo si rileva nella città di Catanzaro con un registro tumori certificato dall’Airtum (associazione registro tumori) ma nel resto della regione si procede molto a rilento. Da qui le mie varie denunce per questi insostenibili ritardi, tant’è che ho chiesto ed ottenuto che la terza commissione consiliare regionale dedicasse una seduta all’audizione dei comitati e dei movimenti che da anni nella nostra regione stanno portando avanti una dura lotta per la istituzione del registro regionale dei tumori. Quella sarà l’occasione per fare il punto della situazione e individuare e pretendere gli adempimenti che le istituzioni sono tenute svolgere per avere finalmente un registro regionale dei tumori”.

 

Lei conoscerà sicuramente la Terra dei Fuochi. Che idea si è fatto, che cosa è successo in quell’area della Campania?
“Quell’area che era definita la “Campania Felix” per la bellezza e la produttività delle sue terre si è ridotta ad una discarica portatrice di morte. La storia della Terra dei fuochi è l’emblema di una società che nelle sue varie articolazioni e inefficienze ha permesso che la camorra potesse compiere uno scempio di proporzioni apocalittiche. E se mi si può permettere un parallelismo, devo registrare che anche nella nostra Calabria fra non molto ,anche alla luce dei dati emersi sino ad ora, verrà fuori uno scenario simile alla Terra dei fuochi. Non dimentichiamo che da noi la ndrangheta ha fatto affari sullo smaltimento illegale e illecito dei rifiuti pericolosi e non. L’unica speranza è che, come per la Campania, un risveglio della società civile possa da un lato portare all’individuazione dei terreni contaminati al fine di avviare un’opera di bonifica, dall’altro rendere vigili le istituzioni su un uso dissennato e criminale del territorio”.

 

In Campania c’è allarme per la Terra dei fuochi e si regista un aumento di mortalità per cancro. In Calabria qual è la situazione?
“In mancanza o per la grave carenza di dati epidemiologici, proprio per l’assenza del registro tumori regionale, gli unici elementi che fanno emergere una situazione preoccupante sono rappresentati dalle varie denunce e proteste dei numerosi comitati spontanei di cittadini che segnalano un aumento delle neoplasie sui propri territori. Penso, ad esempio, all’area della Piana, al Crotonese, a Vibo Valentia, Crotone, ai centri ricadenti nel bacino fluviale del fiume Oliva, ad ampie aree della Locride”.

 

Il piano di rientro di Scopelliti nella Piana di Gioia Tauro prevede da anni la realizzazione dell’ospedale nuovo di Palmi. Ad oggi ancora vi è solo il plastico, ma si sta comunque intervenendo con la chiusura di reparti a Gioia Tauro e Polistena. Come intervenire?
“È ormai risaputo che in Calabria i livelli essenziali di assistenza non sono più garantiti . Il commissario ad acta designato per il piano di rientro dal deficit sanitario dal governatore Scopelliti ha adottato una vera e propria macelleria sociale, tagliando indiscriminatamente posti letto e strutture ospedaliere. Il paradosso è che i cittadini calabresi sono costretti a subire per il piano di rientro una pressione tributaria elevata senza ricevere servizi sanitari degni di una società civile. È una visione prettamente economicistica della sanità ma è necessario, al contrario, accompagnare una azione di gestione oculata che abbia una logica improntata alla riduzione effettiva degli sprechi, alla individuazione di manager sanitari adeguati e non figli di un metodo clientelare, ad una riorganizzazione complessiva che risponda ai bisogni sanitari del territorio”.