Ambiente, Il Malato Dimenticato

Ambiente, il malato dimenticato

di Marica Di Pierri su Il Manifesto il 15.05.2014

Biocidio| In Italia sono 59 le aree di interesse nazionale contaminate. Uno studio epidemiologico

A Brescia ci si ammala di tumore più che in ogni altra città italiana e la correlazione tra neoplasie e esposizione a Pcb e diossine è accertata nonostante le ripetute smentite delle Asl locali.

A Taranto, tra il 2003 e il 2010 il tasso di mortalità è stato maggiore, rispetto al resto della Puglia, dell’11% per gli uomini e dell’8% per le donne. A Terni, nello stesso periodo, si registrano 265 morti, 199 malati di tumore e 3.291 ricoveri in più rispetto ai valori regionali, mentre l’aumento dei mesoteliomi porta il marchio dell’industria siderurgica ternana. Nei due SIN Campani, Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano, i risultati, seppur relativi a soli 19 comuni su 77, confermano la vertiginosa crescita dell’incidenza tumorale più volte denunciata dalla popolazione.

Sono solo alcune delle evidenze emerse dalla pubblicazione del 3° Rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento – curato dall’ISS e dall’ Ass. Italiana Registri Tumori. Il rapporto prende in esame mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri in 18 siti contaminati, individuati tra le 44 aree oggetto del Rapporto del 2011 sulla base dell’esistenza di un registro tumori.

I risultati, pubblicati la scorsa settimana, disegnano il quadro a tinte fosche di un paese avvelenato da poli industriali, centrali energetiche e siti di smaltimento e confermano l’emergenza sanitaria vissuta da centinaia di comunità. Tra le principali patologie la cui incidenza è in aumento il rapporto individua tumori a polmoni, pleura, pelle, mammella, linfoghiandole e fegato.

La geografia della devastazione ambientale made in Italy si compone di 59 aree vaste individuate negli anni dal Ministero dell’Ambiente e definite SIN – siti di interesse nazionale per le bonifiche (poi in parte declassati) in cui vivono circa 10 milioni di persone: un sesto della popolazione nazionale. Accanto ad essi, sono circa 15.000 i siti minori contaminati e comunque da risanare.

L’allarme è rafforzato dagli ultimi dati diffusi dall’European Community Health Indicators (ECHI) secondo cui, pur essendo più longevi, l’aspettativa di vita sana in Italia è letteralmente crollata negli ultimi 10 anni passando da ben sopra a ben sotto la media europea.

Tra le priorità dell’agenda politica nazionale le bonifiche di cui tali aree avrebbero urgente bisogno non appaiono. Né l’uscita del rapporto Sentieri ha stimolato dibattiti sui media o nei salotti politici.

Eppure solo sei mesi fa, il 16 novembre, per le strade di Napoli oltre 100.000 persone avevano portato in piazza e sotto i riflettori della stampa la drammaticità della situazione campana, denunciandone responsabilità pubbliche, criminali e imprenditoriali, chiedendo l’avvio di processi di bonifica immediati e sotto controllo popolare e misure straordinarie per rispondere all’allarme sanitario. Un allarme cui i comitati campani hanno dato il nome di Biocidio, per sottolineare la violazione dei diritti alla salute ed alla vita di chi è costretto a vivere in zone contaminate.

Nel frattempo la campagna Stop Biocidio ha coinvolto altri nodi territoriali, dal Lazio all’Abruzzo, da Taranto a Brescia a Parma, impegnati ciascuno in vertenze territoriali contro poli e impianti contaminanti. Vertenze e reti che si mobiliteranno tutte assieme venerdì 16 maggio, a sei mesi esatti dal fiumeinpiena, rispondendo all’appello lanciato dai comitati campani per una giornata di azione diffusa in tutto il paese che metta al centro crisi ambientali e salute.

Il giorno successivo, 17 maggio, sarà invece Roma ad ospitare la manifestazione nazionale lanciata dal Forum dell’Acqua e raccolta da un’ampia coalizione di realtà sociali per la difesa dei beni comuni da speculazioni, privatizzazioni e devastazioni ambientali. All’interno del corteo che partirà alle 14 da piazza della Repubblica, un ampio spezzone unitario racconterà le lotte ambientali in corso con l’obiettivo di denunciare che la prima vera crisi di cui occuparsi e preoccuparsi è quella che condanna nel silenzio regioni intere del paese a una morte lenta, un Biocidio appunto.