Accordo Usa-Colombia: Intesa Obama-Lula Alla Prova

Accordo Usa-Colombia: intesa Obama-Lula alla prova

L’accordo militare tra Colombia e Stati Uniti rischia di trasformarsi nella prima tensione tra il governo brasiliano e la nuova amministrazione della Casa Bianca. Barack Obama ha infatti deciso di inviare un suo emissario a Brasilia per puntualizzare le critiche mosse dal governo di Inacio Lula da Silva al trattato. Un primo faccia a faccia dopo che, con l’avvento di Obama, le due capitali avevano registrato un forte avvicinamento anche per la volontà del colosso amazzonico di volersi ritagliare un ruolo di “portavoce” della regione latinoamericana con l’emisfero settentrionale.

Il leader brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, insieme con la sua omologa cilena Michelle Bachelet, aveva espresso forti perplessità sull’intesa Bogotà-Washington, che prevede la concessione di cinque basi colombiane alle attività militari degli Stati Uniti, per portare avanti quelle azioni di contrasto alla criminalità organizzata e al narcotraffico che avevano prima il loro quartier generale nella base ecuadoriana di Manta.

Nelle ore in cui si confrontava con il governo cileno, Lula, facendo eco alle proteste dei governi “bolivariani”, aveva chiesto a Bogotà spiegazioni sul trattato individuando nel Consiglio della Difesa di Unasur (Unione delle nazioni sudamericane) il luogo adatto per la discussione. Richiesta reiterata dal ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorim, secondo il quale l’accordo deve essere “spiegato meglio”, pur evidenziando che “la Colombia è un Paese sovrano e ha il diritto di fare quello che vuole sul suo territorio”.

“Quello che preoccupa il Brasile – ha spiegato – è una presenza militare forte, la cui capacità e il cui obiettivo sembrano andare molto aldilà di quelle che possono essere le necessità interne della Colombia”. La risposta di Obama è stata la decisione di inviare a Brasilia il consigliere per la Sicurezza nazionale Jim Jones, per spiegare i contenuti e le ragioni dell’accordo. L’intesa rischia però di creare una spaccatura sempre più difficile da sanare nella regione. La presa di posizione di Cile e Brasile è infatti seguita a quella, certamente più prevedibile dell’asse bolivariano Venezuela-Ecuador-Bolivia. Caracas ha infatti deciso di “congelare” le relazioni con il Paese vicino e ha ritirato la propria delegazione diplomatica. Alle pressanti richieste di confronto arrivate dai “vicini” latinoamericani, Bogotà ha risposto però con una fermo rifiuto, annunciando che il presidente Alvaro Uribe non parteciperà al vertice dell’organizzazione previsto per il 10 agosto in Ecuador.

Ufficialmente la decisione è dettata dalla rottura delle relazioni diplomatiche con Quito, che risale allo scorso anno, ma la decisione sembra riflettere la volontà di rispondere con fermezza alla polemica in atto. Anche se il rischio per il leader colombiano – già incastrato dai suo rivali nel ruolo dell’unico presidente liberal e filostatunitense della regione – è quello di rimanere ancora più isolato. Uribe ha parlato telefonicamente con la sua omologa cilena Michelle Bachelet, spiegando che l’intesa con Washington non prevede l’apertura di nuove basi, ma solo la concessione di piste e strutture ai militari statunitensi affinché possano sostenere con i loro mezzi aerei le operazioni di contrasto al narcotraffico e alla guerriglia.
 

da: Velino Latam