Ginevra: Negoziazioni Per Accordo Vincolante

Ginevra: negoziazioni per accordo vincolante

di Marica Di Pierri per A Sud

È iniziata domenica scorsa 8 febbraio a Ginevra, in Svizzera, la settimana di negoziazioni Onu sul clima che si concluderà domani, venerdì 13 febbraio. Obiettivo della tornata negoziale è la messa a punto della bozza di accordo globale sulla riduzione di emissioni che verrà discussa e votata durante la prossima Conferenza delle Parti Onu, la 21°, prevista per la fine dell’anno a Parigi. Il nuovo accordo dovrà sostituire il protocollo di Kyoto, entrando in vigore a partire dal 2020.

Alla base delle discussioni della sessione svizzera c’è la piattaforma negoziale istituita durante la 17° Conferenza delle Parti celebrata nel dicembre 2011 a Durban (ADP, Durban Platform for Enhanced Action). Oltre all’ADP, sul tavolo dei negoziatori c’è il documento approvato per il rotto della cuffia dalla sessione plenaria del vertice climatico di Lima dello scorso dicembre, la “Lima call for climate action”. Il documento è stato salutato come un timido passo verso Parigi, nel senso che pur essendo svuotato di ogni vero impegno e non mettendo a segno alcun avanzamento rilevante, non comporta se non altro, timore di molti, il definitivo affossamento della possibilità di un accordo, i cui contenuti specifici sono tutti da verificare.

(Per una disamina approfondita del vertice di Lima si veda la nostra analisi:  Clima. Da Lima a Parigi, la farsa dei vertici e la roadmap dei movimenti)

A Lima era emersa fortemente la voce di protesta delle tante realtà della società civile attive sulla vertenza climatica e sui temi ad essa connesse: modello energetico e produttivo, gestione delle risorse naturali, sovranità alimentare, etc. Nella “Dichiarazione di Lima”, diffusa dall’Assemblea dei Popoli il lotta contro il Cambiamento Climatico, espressione dei processi di mobilitazione e resistenza portati avanti da una molteplicità di organizzazioni, movimenti, piattaforme, reti e collettivi sociali di tutto il mondo, si chiede con forza l’adozione di impegni vincolanti orientati ad un profondo cambiamento di modello, la cui rapacità, sostiene il documento, mette a rischio la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi e la possibilità per le comunità umane di sopravvivere in maniera sostenibile.

A Ginevra sono presenti delegati di circa 200 paesi. A presiedere i negoziati sono lo statunitense Daniel Reifsnyder e l’algerino Ahmed Djoghlaf, Co-Chair dell’ADP, che ambiscono a chiudere il negoziato entro la data fissata del 13 febbraio. Non si escludono tuttavia slittamenti fino al termine della settimana se sorgessero divergenze o vi fossero nodi da sciogliere per l’avanzamento dei negoziati.

Prossimo appuntamento prima di Parigi sarà poi l’incontro preparatorio previsto per giugno prossimo a Bonn, Germania. Il tempo per Parigi stringe ed ogni intoppo nei pochi e cruciali incontri rimasti potrebbe compromettere la possibilità di raggiungere un accordo.

Resta chiaro che l’adozione di un impegno vincolante e capace di agire concretamente nel contrasto ai cambiamenti climatici dipende soprattutto dalla volontà dei governi, che sono chiamati da subito a lavorare, senza ulteriori rimandi, all’individuazione di azioni specifiche per ridurre le emissioni e all’individuazione di impegni finanziari specifici e indispensabili ad implementarle. In effetti, a parte le negoziazioni per l’accordo, elemento dirimente sarà nei prossimi l’azione dei singoli paesi. Ciascun governo è infatti chiamato (tra aprile e ottobre) a presentare la propria strategia di riduzione di emissioni a livello nazionale (Intended Nationally Determined Contributions). L’Onu dovrebbe poi valutare, attraverso un rapporto elaborato dalla Segreteria della Convenzione e diffuso entro il 1 novembre, se la somma dei target dei singoli piani nazionali soddisfa gli impegni necessari ad una azione efficace a livello globale.

Quello di Parigi sarà il più importante e atteso vertice sul clima dopo il clamoroso fallimento del vertice di Copenaghen nel 2009. Secondo la comunità scientifica, sarà anche l’ultima occasione utile per tentare di invertire la rotta, e con essa il destino del pianeta, che così stanti le cose non potrà che vedere la propria temperatura aumentare senza controllo alcuno, con le drammatiche conseguenze che ciò comporterebbe per l’ambiente e suoi abitanti, comunità umane in primis.

Ragione in più per rendere più ambiziosi gli obiettivi e più forti le pressioni della società civile per la stipula di un accordo che non sia carta straccia.

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