A Ginevra A Caccia Dei Crimini Dell’agrobusiness

A Ginevra a caccia dei crimini dell’agrobusiness

Piu’ di un terzo del commercio agricolo mondiale passa per Ginevra. Dallo zucchero al cotone, dal caffe’ al riso, enormi quantita’ di materie prime transitano per imprese basate a Ginevra, che crisi o non crisi, hanno aumentato incessantemente i propri profitti. E’ per questo che gli attivisti di Our World is Not For Sale, la rete non governativa che in Italia ha come membri Rete Lilliput, Fair, Crocevia, Mani tese e Campagna Riforma Banca Mondiale, ha organizzato oggi, in collaborazione con gli attivisti de La via campesina, una puntata del suo ”Lobby tour”, visita guidata per le strade di Ginevra alle sedi delle multinazionali piu’ discusse, dedicata all’agricoltura.

”Contro la fame, l’aggravarsi della crisi alimentare e la scomparsa dell’agricoltura contadina”, gli attivisti, alcuni sui propri trattori, hanno attraversato la citta’ portando ”i turisti” innanzitutto davanti alla sede di Bunge, accusata di essere tra i principali responsabili della diffusione di soya transgenica a spese della biodiversita’ dell’America Latina e implicata in alcune inchieste sul lavoro schiavo. Cargill e’ stata la seconda tappa obbligata, sia perche’ accusata, come primo gruppo mondiale, di contribuire all’abbassamento progressivo del prezzo delle materie prime agricole, e di aver incassato, grazie a questo, nel 2008, nel pieno della crisi agricola, 4 miliardi di dollari di profitti. Ultima tappa il gruppo di supermercati svizzeri Migros, che occupa il 50% di questo settore, e’ il piu’ grande distributori svizzeri ed e’ accusato di aver abbassato lo scorso anno del 25% i prezzi ai propri fornitori di prodotti agricoli, mentre aumentava i prezzi al consumo del 12%. La risposta per arginare questi che le ong definiscono i ”crimini” dell’agrobusiness’? Regole, regole, regole, spiegano le ong. Anche se la Wto va in direzione contraria.

Un folto gruppo di agricoltori, seduti dalle 7.30 della mattina per terra per un’ora nella strada antistante l’edificio storico di Rue della Wto di Rue de Lausanne, hanno offerto forse l’immagine piu’ simbolica della seconda giornata di Vertice ministeriale che si concludera’ oggi a Ginevra. ”La Wto ci sta servendo il piatto della crisi”, recitava lo striscione con cui i contadini de La Via Campesina avevano avvolto la loro catena umana. E in queste stesse ore le sessioni di lavoro a porte chiuse stanno cercando di ”cucinare” un nuovo formato per i negoziati, ma per il funzionamento stesso dell’Organizzazione mondiale del commercio, che renda possibile arrivare ad approvare il negoziato di sviluppo lanciato a Doha nel 2001, ma soprattutto renda la vita piu’ semplice a chi vuole partecipare ai lavori della Wto.

A quanto si apprende dalle delegazioni, infatti, gli interventi che si stanno susseguendo in queste ore, e che verranno raccolte nella sintesi che verra’ presentata domani dal presidente dell’assemblea, il ministro cileno al commercio Andre’s Velasco, si concentrano sulla trasparenza e la circolazione delle informazioni all’interno della Wto per i Paesi membri, e sulla difficolta’ e lentezza delle procedure per i paesi che vogliano entrare a far parte della Wto. L’Iran, ad esempio, ha guidato il fronte dei Paesi che vorrebbero entrare a far parte del ”Club del commercio” ma sono ancora in fila, lamentando che, inoltre, sono scarsi i fondi dedicati a sostenere l’acquisizione di competenze nel commercio e nei negoziati e le condizionalita’ imposte sono insostenibili perche’ non graduali. L’Europa, dal canto suo, ha lamentato i veto politici che bloccano, tra gli altri, l’accesso dell’Ucraina.

Altro tema di qualche sensibilita’ e’, ovviamente, il capitolo dei sussidi agricoli che i paesi emergenti e in via di sviluppo imputano come uno dei piu’ gravi ostacoli al successo del round. Dal canto proprio gli Stati Uniti hanno continuato a spingere sulla necessita’ di ”ambizione” maggiore (leggi maggiore apertura commerciale nei Pvs) nei capitoli dei prodotti industriali (NAMA) e dei servizi (GATS). Sia gli Stati Uniti sia l’Unione Europea, tuttavia, stanno cercando di reggere piu’ accettabile questo proprio immobilismo promettendo fondi ulteriori nel capitolo Aiuti al commercio. I Paesi emergenti rispondono chiedendo piu’ commercio, al posto degli aiuti. E il formato che dovra’ assumere la dichiarazione finale, senza valore legale, che verra’ pubblicata domani anche se a tutt’ora non si e’ tradotta ancora nemmeno nella forma di una prima bozza, diventa ora dopo ora sempre piu’ complesso da immaginare.


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