22 anni di lotta e gli Afectados ecuadoriani sono ancora in attesa…

[Di Francesco Lozzi] Il 3 novembre del 1993, 15 persone, tra coloni ed indigeni Cofan, Secoya e Quichua di Sucumbios ed Orellana, mediante una class action, hanno presentato una causa contro la società petrolifera Texaco (dal 2001 chiamata Chevron) presso la Corte Distrettuale di New York, accusandola di aver inquinato l’ambiente (circa 1,5 milioni di ettari di Amazzonia ecuadoriana) e la salute delle persone colpite a causa dell’uso di tecnologie obsolete e a basso costo per lo sfruttamento del petrolio all’interno dell’Amazzonia ecuadoriana nel periodo intercorso tra il 1964 ed il 1992.

 

La storia.

 

Tra il 1964 ed il 1992, periodo durante il quale la Texaco è stata l’unica azienda petrolifera che ha operato nelle regioni colpite, secondo le stime, sono stati scaricati in terreni, fiumi e lagune 18 miliardi di galloni (1 gallone equivale a circa 3.8 litri ) di acque reflue tossiche, che hanno generato un’enorme danno ambientale ed un aumento di casi di cancro (oggi nell’area interessata il tasso di incidenza è 7 volte superiore alla media nazionale), carenze del sistema immunitario, aborti spontanei e altre gravi condizioni di salute. Inoltre nel corso di quasi 30 anni 235 miliardi di piedi cubo (1 piede cubo equivale a circa 0.3 metro cubo) di gas sono stati bruciati all’aria aperta e 16,8 milioni di galloni di petrolio sono stati dispersi nell’ambiente, i quali hanno contribuito alla contaminazione della Selva Amazzonica ecuadoriana.

 

Il  caso giudiziario.

 

Il contenzioso nei confronti di Chevron è iniziato nel 1993 quando i 30 mila Afectados, residenti locali interessati e le comunità autoctone, hanno depositato una class action contro l’impresa statunitense presso la Corte Distrettuale di New York per i danni causati alla loro salute e all’ambiente. Dopo nove anni, il tribunale degli Stati Uniti ha accettato però la tesi portata avanti dalla Chevron ed ha respinto la causa iniziale, sostenendo che non era la corte adeguatamente competente per il caso. Di conseguenza, gli Afectados hanno avviato un nuovo caso nella città amazzonica ecuadoriana di Lago Agrio.

La nuova causa in Ecuador ha sostenuto che la Texaco (ora Chevron) ha deliberatamente utilizzato pratiche obsolete, improprie ed inquinanti in violazione della legge ecuadoriana, che richiedeva specificamente l’uso della “tecnologia moderna ed efficiente” al fine di evitare danni per l’ecosistema. Nel 2012 la sentenza storica del Corte Provinciale d’Appello di Sucumbíos ha condannato la Chevron a pagare 9,5 miliardi di dollari per la bonifica della terra e dell’acqua contaminata, per la creazione di un programma di salute al quale dovrebbe partecipare la popolazione colpita e per il recupero della fauna, della flora e della cultura perduta. La decisione del tribunale è stata successivamente confermata dalla Corte Suprema ecuadoriana nel 2013.

 

La strategia della multinazionale.

 

Tuttavia, la Chevron non ha rispettato la sentenza ed ancora oggi si rifiuta di pagare il risarcimento, usando grandi  risorse e la propria  influenza per sfuggire alla giustizia o in ogni caso rinviando il più possibile gli obblighi economici richiesti dalla sentenza. In questi 22 anni la multinazionale americana ha utilizzato più di 250 milioni di dollari all’anno per la sua difesa grazie anche al lavoro di circa duemila avvocati e professionisti provenienti da più di 60 studi legali. La strategia della multinazionale americana, che fino ad oggi ha speso più di quanto avrebbe dovuto pagare per la riparazione, è molto chiara e può essere riassunta in una famosa dichiarazione di un portavoce di Chevron: “Continueremo a combattere fino a quando l’inferno non gelerà. E poi combatteremo fuori sul ghiaccio”.

Inoltre il colosso petrolifero americano in questi 22 anni ha prontamente provveduto a dislocare altrove gli attivi che aveva in Ecuador lasciando nel piccolo paese Sud Americano solo poche centinaia di dollari. Per questo motivo l’Unión de Afectados y Afectadas por las Operaciones Petroleras de Texaco (UDAPT) si è rivolta alla Corte Suprema del Canada. L’obiettivo era di omologare la sentenza emessa dalla Corte Provinciale di Sucumbios per poi ottenere l’esecuzione sui beni della multinazionale presenti in Canada ed il 4 settembre del 2015 la Corte ha riconosciuto la propria giurisdizione sulla domanda avanzata dalle 30.000 vittime. «Questa sentenza significa che i giudici in Canada ed in molte altre parti del mondo non si sono lasciati impressionare o corrompere dalla campagna milionaria di Chevron – l’azienda si è impegnata in una operazione diffamatoria contro lo stato ecuadoriano di circa 400 milioni di dollari – per evitare che i 30 mila indigeni e contadini avessero pieno accesso alla giustizia», ha dichiarato dopo la sentenza canadese Pablo Fajardo, avvocato delle vittime della contaminazione ambientale causata dalla transnazionale americana.

Sono passati 22 anni dall’inizio della lotta dei 30 mila Afectados ecuadoriani contro la multinazionale petrolifera e dopo tutto questo tempo le comunità indigene, i campesiños e gli abitanti della Amazzonia stanno ancora aspettando che sia fatta definitivamente giustizia e di conseguenza che il danno ambientale causato da Chevron venga risarcito. Forse però si è arrivati ad un epilogo. Entro la fine di questo anno, molto probabilmente, verrà emessa la sentenza della Corte Costituzionale ecuadoriana alla quale Chevron si è appellata richiedendo l’annullamento della sentenza che l’ha condannata al pagamento. The Afectados are still waiting…