Giornata Mondiale In Difesa Della Madre Terra

Giornata mondiale in Difesa della Madre Terra

di Marica Di Pierri su Carta, il 6 Ottobre 2009

Il 12 ottobre – in corrispondenza del 517° anniversario dell’inizio della colonizzazione europea nelle Americhe – si celebra in tutto in mondo – ed in particolare in America Latina, la Giornata Mondiale di Azione in Difesa della Madre Terra e contro la Mercificazione della Vita, lanciata dal movimento indigeno a Belem, durante il FSM 2009 e fatta propria da tutte le realtà sociali presenti al Forum. Dal 12 al 16 di ottobre i movimenti indigeni latinoamericani si sono dichiarati in MInga per la Madre Terra, mentre dal 12 al 18 ottobre si celebra anche la settimana di azione contro il debito estero.

Dal 12 al 18 ottobre si terrà la settimana di azione globale contro il debito estero e contro le istituzioni finanziarie internazionali. Lanciata dal forum sociale mondiale di Belem, l’idea è stata accolta da molte organizzazioni sociali in tutto il mondo.

Dal 12 al 18 di ottobre si celebrerà in tutto il mondo la Settimana di azione globale contro il debito e le Istituzioni finanziarie. L’appello alla mobilitazione – lanciato in America Latina – è stato accolto e fatto proprio da molte organizzazioni sociali europee, africane, asiatiche e nordamericane. Partendo dal presupposto secondo cui la crisi finanziaria ed economica globale, come si legge nella convocazione «ha conseguenze devastanti sulla vita di milioni di persone in tutto il mondo, tanto nel nord quanto nel sud, e anche e soprattutto sulla nostra casa comune, la Madre Terra», le organizzazioni di tutto il mondo hanno dato vita ad una agenda di appuntamenti che vedrà manifestazioni, azioni, cortei e sit-in svolgersi in moltissime città.

Se la settimana di azione è un’importante occasione per puntare nuovamente l’attenzione sulla crisi – che, ben lungi dall’essere solo economica e finanziaria è anche e soprattutto sociale, ambientale, climatica, alimentare e migratoria – i vari eventi che la comporranno avranno contenuti e punti di vista diversi.

Nell’ambito della settimana, infatti, i movimenti indigeni hanno convocato, dal 12 al 16 ottobre una Mobilitazione globale in difesa della Madre Terra e contro la mercificazione della vita, che metterà il tema della crisi in stretta relazione con il dibattito sulla necessità di superare il vigente modello economico per spingerlo verso uno sviluppo basato sul rispetto dell’ambiente e l’armonia tra tutti i viventi.

L’idea era stata lanciata dai movimenti indigeni a Belem, durante il IX Forum sociale mondiale tenutosi dal 27 gennaio al 1 febbraio 2009, e accolta da tutte le realtà rappresentante nel forum. L’agenda della settimana di azione si svilupperà con diversi focus tematici: il 12 ottobre sarà dedicato alla commemorazione del 517 anni dall’inizio della colonizzazione europea nelle Americhe e del genocidio indigeno da essa causato; il 13 l’attenzione sarà puntata sulla lotta per la giustizia climatica, il 15 sul rafforzamento del ruolo delle donne nei movimenti sociali e sul ripudio del debito estero, il 16 sulla sovranità alimentare, il 17 sulla povertà e il 18 si celebrerà la giornata di chiusura con centinaia di eventi decentrati in molti paesi.

Uno dei punti centrali nell’agenda dei dibattiti e delle mobilitazioni sarà quello relativo al debito estero, considerato illegittimo dai popoli del sud. Al concetto di debito così inteso viene contrapposto quello di «debito storico ed ecologico», ribaltando le parti di creditori e debitori. Da anni, infatti, in America Latina e non solo i movimenti sociali e le organizzazioni ambientaliste stanno portando avanti una campagna internazionale per la restituzione del debito ecologico contratto dai paesi sviluppati nei confronti dei paesi del sud del mondo. Il debito di cui si parla non è solo finanziario ma anche e soprattutto ambientale: materie prime esportate a costi bassissimi, inquinamento, danni alla salute dei popoli, costi sociali dell’oppressione e dello sfruttamento durato cinque secoli.

E’ per questo che i movimenti che promuovono la settimana chiedono l’annullamento incondizionato dei debiti esteri illegittimi; la restituzione e la riparazione del debito ecologico, climatico, economico, sociale e storico, realizzati sulla base di processi di consultazione partecipativa; il rispetto del diritto dei paesi ad adottare in maniera autonoma misure tali da porre fine al pagamento del debito. I movimenti esigono inoltre che si diano alla crisi attuale risposte tali da non incidere negativamente sui popoli del sud né sul pianeta, e di mettere fine al processo di militarizzazione dei territori e di criminalizzazione dei movimenti sociali.

Infine, a gran voce viene chiesta la creazione di istituzioni finanziarie nuove e di una architettura finanziaria globale e regionale «che metta l’individuo e il pianeta davanti al profitto».