Uribe calpesta la democrazia per essere rieletto 18 giugno, 2009 | Redazione A Sud

Sono molti, purtroppo, gli episodi che confermano questa drammatica situazione:

– l’attacco contro il potere giudiziario, i cui rappresentanti sono stati sistematicamente calunniati e ignorati: la gravità della situazione ha richiesto l’intervento di un relatore speciale delle Nazioni Unite, allo scopo di salvaguardare l’indipendenza della magistratura e la trasparenza delle indagini sulle cosiddette esecuzioni extragiudiziali (sulle quali esiste già una copiosa documentazione);

– la persecuzione contro i dirigenti dei movimenti sociali, accusati ingiustamente e senza alcuna prova di appartenere ad organizzazioni armate coinvolte nella guerriglia;

– la persecuzione contro i leader politici dell’opposizione, come Jorge Enrique Robledo, Piedad Córdoba, Wilson Borja, Gloria Inés Ramírez e Jaime Caycedo, contro i quali la Procura, al soldo del governo, sta conducendo indagini sulla base di presunti legami tra partiti di opposizione e formazioni illegali. Si tratta di un ennesimo atto di manipolazione della giustizia, per chiudere ogni spazio democratico e di confronto politico, depotenziando le forze che si oppongono al governo e criminalizzando la protesta sociale;

– la minaccia di convocare un’assemblea costituente per sospendere le attività del parlamento, nel caso non venisse approvato il referendum che permetterebbe a Uribe di essere eletto presidente per la terza volta;

– la persecuzione dei leader indigeni, come Feliciano Valencia, Aida Quilqué e Daniel Piñacué, contro i quali sono stati emessi ordini di cattura, ignorando i principi della giurisdizione indigena, pure riconosciuti dalla Costituzione Nazionale;

– la recrudescenza degli attacchi contro i leader sindacali. A causa di questo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha incluso la Colombia nella lista di vigilanza della Commissione di Applicazione delle Norme, mentre la Centrale Sindacale Internazionale ha confermato che, su 76 sindacalisti assassinati nel 2008, più della metà sono vittime del regime colombiano;  

– gli scandali che coinvolgono i rappresentanti del governo, i legami di alti funzionari dello stato con i paramilitari, le intercettazioni telefoniche contro i membri della Corte e alcuni leader dell’opposizione. E poi le esecuzioni extragiudiziali e la pressione esercitata sul parlamento affinché approvi il referendum sulla rielezione di Uribe.    
 
Negli ultimi giorni, questa situazione si è ulteriormente aggravata e Uribe ha preteso – con numerosi viaggi all’estero e sottoscrivendo trattati quantomeno ambigui – di gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica internazionale, cercando appoggi anche a costo di ipotecare le ricchezze del paese, accettando ogni sorta di condizione che gli è stata imposta: tutto questo nel tentativo di distrarre lo sguardo dalla realtà del suo governo, accusando di terrorismo tutti i membri dei partiti di opposizione e del movimento indigeno, nei confronti dei quali il governo sta portando avanti una vera e propria persecuzione.
 
Vogliamo rivolgerci a tutti i governi e popoli del mondo affinché solidarizzino con il popolo colombiano, che sta scontando il risultato di 7 lunghi anni di attacchi alla democrazia da parte del governo di Alvaro Uribe. Denunciamo la condotta criminale dell’attuale governo, affermando che la chiusura di tutti gli spazi democratici, la centralizzazione del potere nella figura del presidente e negli organi del potere esecutivo, i vincoli evidenti tra funzionari statali, paramilitari e narcotraffico non sono che l’ennesima conferma della natura antidemocratica del presidente Uribe e del suo governo.  
 
Quello che Uribe vuole è soffocare le libertà garantite dalla Costituzione, smantellare i diritti dei cittadini, criminalizzare l’opposizione e tacitare il dissenso, ipotecare il patrimonio nazionale in cambio di appoggio e sostegno da parte della cimunità internazionale. La società e la democrazia colombiane stanno affrontando una grave minaccia, che proviene dal loro stesso governo.
 
Chiediamo ai capi di stato e ai parlamenti dei paesi che stanno negoziando o ratificando Trattati di Libero Commercio con la Colombia (tra cui l’Italia, ndr) di sospendere immediatamente questi accordi, che non faranno altro che aggravare la miseria, le violenze e gli abusi in Colombia e offriranno al presidente l’appoggio di cui ha bisogno per consolidare il suo regime autoritario e antidemocratico.  
 
RECALCA – Recalca  riunisce 50 organizzazioni sociali e sindacali tra le più importanti del paese, con l’obiettivo di coordinare strategie di educazione, divulgazione e mobilizzazione contro il libero commercio e i TLC voluti dal governo colombiano.

Per maggiori informazioni visita il sito: www.recalca.org.co

Traduzione di Francesca Casafina

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