Una marea di fango su Punta Catilina 15 febbraio, 2017 | Redazione A Sud

[di Luca Manes su comune-info.net] Ormai in giro per il Pianeta non sembra esserci un caso di corruzione senza che spunti fuori il gigante delle costruzioni brasiliano Odebrecht. Pur di aggiudicarsi un appalto, la multinazionale, non pagava corpose mazzette solo in patria, ma anche in giro per il mondo. A inizio gennaio quello della compagnia è stato definito dal Dipartimento di Giustizia Usa “il più grande caso di corruzione della storia”, visto che di mezzo ci sarebbero vari capi di Stato e di governo (in Brasile rischia grosso anche l’ex presidente Lula), che sono già stati accertati e documentati pagamenti illeciti per 700 milioni di euro e soprattutto che la stessa Odebrecht lo scorso dicembre ha pagato negli Stati Uniti ben 3,32 miliardi di euro per chiudere i processi in corso a New York, Brasilia e Berna. Un record ben poco invidiabile, non c’è che dire.

 

Tra i progetti cui l’impresa brasiliana ha dedicato le sue “attenzioni” c’è l’impianto a carbone di Punta Catalina, nella Repubblica Dominicana, per la cui realizzazione si stima un costo di 2 miliardi di dollari. Il patteggiamento newyorchese riguardava opere in 12 paesi, tra cui proprio quello nello Stato caraibico. È emerso che, fra il 2001 e il 2014, Odebrecht aveva “fatto recapitare” circa 90 milioni di dollari a pubblici ufficiali in modo da assicurarsi la lucrosa commessa. In questa storia è coinvolto, eccome, anche un bel gruppetto di banche europee: Deutsche Bank, ING, Santander, Société Générale e l’italiana UniCredit. I cinque istituti di credito fino a oggi hanno erogato 320 milioni di dollari del totale dei 632,5 previsti per il prestito relativo al progetto. Come sempre accade per grandi infrastrutture di questo tipo il ruolo dei finanziatori privati è cruciale. Per Punta Catalina si è mossa anche la Sace, la poco nota ma munifica agenzia di credito all’export italiana. Ovvero l’ente che garantisce e assicura le operazioni delle nostre aziende nei paesi stranieri. Infatti, oltre alla Oderbrecht nel progetto è coinvolta anche l’italiana Maire Technimont che cura l’ingegneria e la costruzione di diverse parti del progetto.

 

Enrique de Leon è il presidente del Comitato Nazionale Dominicano per la Lotta ai Cambiamenti Climatici. La scorsa primavera la sua organizzazione aveva avvertito i cinque istituti di credito del pericolo che l’iter previsto per l’appalto fosse punteggiato di mazzette e atti illeciti. Pur riconoscendo questa possibilità, poi rivelatasi reale, Unicredit e le altre banche hanno deciso di sostenere economicamente l’opera. A Santo Domingo è appena andata in scena una grossa manifestazione contro la centrale di Punta Catalina e gli scandali che le fanno da corollario. Al governo si intima di cancellare la licenza alla Odebrecht, mentre alle banche si chiede di ritirare il finanziamento. Anche Yann Nouvel, il campaigner clima ed energia della rete europea Banktrack, è categorico: “Deutsche Bank, ING, Santander, Société Générale e UniCredit devono ammettere di aver preso un rischio enorme su un controverso progetto di centrale a carbone che non solo ha impatti devastanti sull’ambiente della regione interessata in particolare e sul clima in generale, ma è segnato in maniera indelebile dalla corruzione. Che due diligence, che analisi approfondita hanno condotto le banche su Punta Catalina?”.

 

(Pubblicato il 29 gennaio 2017)

 

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