Un sistema di sorveglianza epidemiologica: l’aggiornamento di Sentieri 14 giugno, 2018 | Redazione A Sud

[di Rita Cantalino per A Sud] “Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati” era il titolo del workshop tenutosi ieri, al Ministero della Salute, che ha presentato l’aggiornamento dello Studio Sentieri relativo al periodo 2006-2013, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

I dati confermato il trend allarmante degli ultimi anni: è certo infatti che presso le zone contaminate del nostro Paese, i SIN, c’è un eccesso di mortalità tumorale, tumoralità in generale e di ricoveri ospedalieri.

 

Sono dati che riguardano tutte le fasce di età della popolazione: tra 0 e 24 anni, nelle zone interessate, c’è un aumento del 9% dei tumori maligni, che si sostanzia in un +62% per i sarcomi dei tessuti molli, +66% per le leucemie mieloidi acute e del 50% per i linfomi Non-Hodgkin rispetto ai coetanei che vivono in zone diverse.

 

I giovani tra i 20 e i 29 anni residenti nei SIN subiscono un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori al testicolo; i bambini e i ragazzi vengono ricoverati, per ogni malattia, tra il 6 e l’8% di più di quelli che vivono in zone non contaminate;  nel primo anno di vita c’è un eccesso di ricoveri per patologia perinatali del 3%, e un eccesso di malattie respiratorie acute e asma tra compreso tra l’8 e il 16%.

 

Sentieri rappresenta il fiore all’occhiello dell’Italia nell’ambito degli studi epidemiologici: il nostro paese è l’unico dotato di un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica della salute della popolazione vicina a impianti industriali o siti contaminati. Nonostante ciò, i dati di cui disponiamo sono parziali: soltanto 28 dei 45 siti analizzati possiede un registro tumori da cui osservare numeri e confrontarli. I siti oggetto dello studio sono quelli classificati come di interesse strategico nazionale per le bonifiche: sono 45 e fanno riferimento a 320 comuni, per una fascia di popolazione di circa 6 milioni di persone.

 

Lo studio nasce da una task force tra istituzioni che si occupano di ambiente e salute: da un lato il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che coinvolge le 21 Agenzie Regionali (ARPA) e Provinciali (APPA), oltre a ISPRA, istituito dal Ministero dell’ambiente nel gennaio 2017; dall’altro, le Aziende Sanitarie Regionali, Locali e il DAMSA, Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

Il contesto internazionale non è migliore: secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente sono circa 340000 i siti che richiedono bonifiche (e i dati sono relativi soltanto alle analisi dei suoli): parliamo di sei suoli per ogni 10000 cittadini comunitari. La contaminazione colpisce soprattutto – ma questo non stupisce – le aree in via di sviluppo, quelle maggiormente impoverite. E’ infatti maggiormente legata alle aree industriali e riguarda i gruppi più deprivati delle popolazioni.

 

Quello che però maggiormente colpisce è che, a fronte di dati che, seppur parziali, sono comunque indicativi, l’Italia sia tanto indietro rispetto alle procedure di intervento: l’esempio portato all’attenzione della platea era quello del sito di Priolo, il polo industriale siracusano di raffinazione e trasformazione del petrolio. L’accordo di programma per le bonifiche è stato sottoscritto nel novembre 2008, ma nel 2016 solo il 52% del suolo aveva subito la caratterizzazione, le bonifiche erano state effettuate solo per il 18%.

 

Sentieri è uno studio importante, uno strumento prezioso per i Ministeri di Ambiente e Salute perché fotografa una realtà allarmante che, persa nei meandri dei registri più o meno locali delle istituzioni sanitarie, può sfuggire a un occhio poco attento: nel 2011 ci ha mostrato come in soli otto anni (dal ’95 al 2002) nelle aree dei siti contaminati c’erano stati 10000 decessi di cui 3500 sicuramente associabili alla contaminazione.

 

E’ uno studio rigoroso: classifica le esposizioni in nove categorie (amianto e fibre; aree portuali; esposizione chimica; discariche; centrali elettriche; inceneritori; miniere o cave; petrolchimico o raffinerie; siderurgia) e per ogni sito riporta informazioni generali, mortalità di grandi gruppi, ricoveri di grandi gruppi, incidenza oncologica (anche se possediamo i dati di soli 22 siti), malformazioni congenite (dati di soli 15) e ne commenta i risultati giungendo a conclusioni scientifiche e raccomandazioni.

 

La stima globale che ci consegna il rapporto è abbastanza allarmante: presso i siti contaminati, nella fascia temporale analizzata, si è registrato un incremento della mortalità generale di 5267 casi per gli uomini, 6725 per le donne; mortalità tumorale di rispettivamente 3375 e 1910 casi; mortalità per tumori legati al sistema circolatorio per 1156 uomini e 2476 donne. I dati proseguono e sono molto articolati, la situazione generale che presentano è di un aumento di mortalità per tutte le cause del 4% negli uomini e del 5% delle donne, per tumori del + 3 e + 2.

 

In generale, l’eccesso di incidenza oncologica in cinque anni è di 1220 casi di uomini e 1400 donne (i numeri sono ottenuti facendo la media dei numeri registrati in tutti i SIN presi in considerazione).

 

L’Italia, insomma, non gode di buona salute e non sta facendo molto per curarsi: a fronte dei dati proposti dal rapporto poco è  stato fatto, i processi di caratterizzazione e bonifica dei SIN da un lato proseguono lentamente, il lavoro di prevenzione e il focus sanitario sulle zone colpite ancora troppo lascia a desiderare. In questo contesto, fondamentale è il ruolo dell’attivazione popolare: numerosi comitati in tutto il paese svolgono una funzione di monitoraggio costante dei territori, eseguono controlli, pungolano le istituzioni e provano a raccontare, ogni giorno, quello che accade e che, troppo spesso, è taciuto dall’informazione. Esiste infatti un gap tra l’azione quotidiana e di trincea di chi difende i territori e il patrimonio di informazioni messe a disposizione da iniziative come il rapporto Sentieri: un vuoto che qualcuno dovrebbe colmare per riportare le istituzioni e i governi alle proprie responsabilità.

 

 

 

 

 

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