TTIP-TISA | L’attacco delle multinazionali 11 settembre, 2014 | Redazione A Sud

ttip-tisa[a cura di Marco Bersani,  Attac Italia]

 

Come si esce dalla crisi? Ma soprattutto: siamo tutti sulla stessa barca per cui c’è una via d’uscita che vada bene per tutti?

 

Mentre i mass media martellano da anni accreditando questa lettura, multinazionali e governi, avendo ben presente la lotta di classe –fatta dall’alto- hanno sempre più chiara la loro ipotesi di uscita dalla crisi globale e sistemica che da anni attraversa il pianeta e che ha una sua precipitazione specifica in Europa. E’ un’ipotesi che si basa su due trattati in corso, ciascuno condotto nel massimo della segretezza possibile. Vediamoli.

 

 

TTIP. E’ dal 13 febbraio 2013, quando il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama e i leader dell’Unione Europea si sono impegnati in tal senso, che sono in corso i negoziati per un Partenariato Transatlantico per il commercio e la libertà degli investimenti (TTIP). Si tratta del tentativo di costituire la zona più grande di libero scambio sull’intero pianeta, comprendendo economie che coprono il 60% del Pil mondiale. L’accordo – negoziato nella più assoluta segretezza con le lobby delle multinazionali- dovrebbe chiudersi entro il 2015 e rappresenta il nuovo e ancor più massiccio attacco ai diritti sociali e del lavoro, ai beni comuni e alla democrazia, dopo i tentativi già portati avanti con l’accordo multilaterale sugli investimenti (Mai) negli anni ’90 e con la direttiva Bolkestein nello scorso decennio, contro i quali si era costruita una fortissima ed efficace mobilitazione sociale.

 

“La più grossa barriera al commercio e agli investimenti non è il dazio pagato alle frontiere, ma sono le cosiddette ‘barriere non tariffarie’, spiega la Commissione Europea. E il nucleo dell’accordo sta infatti nel rendere “compatibili” le differenti normative tra Usa e Ue che regolano i diversi settori dell’economia, naturalmente all’unico scopo di rendere più libere le attività delle imprese, permettendo loro di poter muovere senza alcun vincolo capitali, merci e lavoro in giro per il globo. Sarà così possibile per le aziende statunitensi chiedere il drastico abbassamento degli standard europei in materia di diritti del lavoro o mettere in sordina il “principio di precauzione”, cardine dell’Ue in materia ambientale.

 

 

Contemporaneamente, le aziende europee puntano ad una modifica delle severe normative Usa sui medicinali, dispositivi medici e i test e su un allentamento del più stretto regime di regolamentazione finanziaria. Usa e Ue vogliono in sostanza spacciare per “uscita dalla crisi” il nuovo tentativo di realizzare l’utopia delle multinazionali, ovvero un mondo in cui diritti, beni comuni e democrazia siano considerate null’altro che variabili dipendenti dai profitti. Con un’ulteriore minaccia per la sovranità dei popoli: l’accordo infatti prevede la possibilità per le multinazionali di denunciare a loro nome presso un tribunale speciale, composto da tre avvocati d’affari rispondenti alle normative della Banca Mondiale, un paese firmatario, la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalità commerciale; potendolo sanzionare con pesantissime multe per avere, con la propria legislazione, ridotto i possibili futuri profitti della multinazionale denunciante.

 

 

TISA (Trade In Service Agreement) è un nuovo trattato, della cui esistenza si è venuti a conoscenza solo grazie ai “fuorilegge” di Wikileaks. Si tratta –per quel che sinora è filtrato dalle segrete stanze- di un negoziato, che riprende in molte parti il fallito Accordo generale sul commercio e i servizi (Agcs), discusso per oltre 10 anni e con durissime contestazioni di piazza all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

 

 

Fallito quello che doveva essere un accordo globale, le grandi elite politico-finanziarie hanno da tempo optato per accordi tra singoli paesi o per aree, dove far rientrare dalla finestra, grazie all’assoluta opacità con cui vengono condotti gli stessi, ciò che le mobilitazioni sociali dei movimenti altermondialisti avevano cacciato dalla porta. A sedere al tavolo delle trattative per il nuovo trattato sono i paesi che hanno i mercati del settore servizi più grandi del mondo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell’Unione Europea, più Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Con interessi enormi in ballo: il settore servizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e produce il 70 per cento del prodotto interno lordo globale; solo negli Stati Uniti rappresenta il 75 per cento dell’economia e genera l’80 per cento dei posti di lavoro del settore privato.

 

 

L’aspetto più incredibile di quanto rivelato dai documenti in possesso di Wikileaks è il fatto di come, non solo il negoziato si svolga in totale spregio di alcun diritto all’informazione da parte dei cittadini, bensì sia previsto, fra le disposizioni contenute, l’impegno da parte degli Stati partecipanti a non rivelare alcunché fino a cinque anni dopo la sua approvazione! Entrambi i trattati sono mossi da fattori geopolitici: Ue e Usa si pongono al centro di un tentativo di riorganizzazione dei flussi economici globali, calamitando aree dentro la propria sfera d’influenza, con il preciso scopo di rispondere all’avanzata delle economie emergenti, ed in particolare dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica); i quali, non a caso e proprio in questi giorni in un vertice a Brasilia, hanno dato vita ad una propria Banca per lo Sviluppo, alternativa a FMI e Banca Mondiale, e finalizzata ai grandi investimenti infrastrutturali congiunti, nonché a fronteggiare le crisi finanziarie.

 

 

Ma entrambi i trattati sono anche una precisa indicazione di come le multinazionali e i governi intendano uscire dalla crisi: attraverso la guerra alla società e il tentativo di rendere strutturali e irreversibili le politiche di austerità, riducendo il lavoro, i beni comuni, la natura e l’intera vita delle persone a fattori per la valorizzazione dei grandi capitali finanziari. E’ esattamente questo disegno che dobbiamo impedire con una forte e diffusa mobilitazione sociale: in Italia si è da tempo costituita la campagna “Stop TTIP”, che, dopo aver lavorato per far uscire alla luce del sole quel che i vampiri finanziari preferivano avvenisse dentro il buio della notte, dal prossimo autunno lancerà una forte iniziativa rivolta ai cittadini -perché questi accordi toccano direttamente la vita di ciascuno di noi- i movimenti, gli enti locali e le istituzioni, i sindacati, i contadini, le piccole e medie imprese e tutti i soggetti interessati per costruire una mobilitazione sociale diffusa in grado di ripetere quanto già fatto negli ultimi due decenni contro il Mai, il Gats e la direttiva Bolkestein.

 

 

Si tratta, ancora una volta, di scegliere tra la Borsa e la vita. Sapendo che è in gioco il futuro di tutti.

 

 

*Articolo pubblicato su “Il Granello di Sabbia” | Attacc Italia, titolo originale: “TTIP e TISA | “Fermare l’attacco delle multinazionali“,   n.14, Luglio 2014

 

 

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