Trivelle, Oliviero: “No a Calabria terra di conquista” 7 marzo, 2017 | Redazione A Sud

1[di Fulvio Di Giuseppe su Ambienteambienti] Intervista al presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, che ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di sospendere immediatamente le autorizzazioni concesse per le trivellazioni alla Global Med

 

“Niente trivelle nel Mar Ionio”. Il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio è chiaro: ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di sospendere immediatamente le autorizzazioni concesse alla Global Med o ad eventuali altri soggetti. E in una dettagliata intervista ad Ambient&Ambienti, spiega le sue ragioni. Tra Papa Francesco, Michele Emiliano e il Manifesto di Termoli.

 

Presidente Oliverio, ha chiesto al Ministero dell’Ambiente l’immediata sospensione delle autorizzazioni di nuove trivellazioni nel Mar Ionio. Perché?

 

«Con i Decreti Ministeriali di ottobre e dicembre 2016 sono stati conferiti i permessi di ricerca alla società GLOOBAL MED LLC con l’utilizzo della tecnica air-gun in aree SIC e di grande rilevanza archeologica, turistica e ambientale; tali aree sono oggetto di importanti concessioni per l’estrazione di idrocarburi attive da decenni, i cui impatti sull’ambiente circostante, ancora oggi purtroppo,  sono noti solo in parte. Infatti, partendo dal presupposto che l’estrazione di idrocarburi da giacimenti ubicati in prossimità della costa, determina sempre abbassamenti significativi del suolo con gravi fenomeni di subsidenza,  non si può non tenere in considerazione che quasi tutte le concessioni attive a largo delle coste calabresi, non sono mai state sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale. Devo sottolineare come la Regione Calabria non sia stata messa nelle condizioni di esercitare le proprie funzioni istituzionali, in quanto si è trovata nell’impossibilità di verificare l’impatto ambientale, sociale ed economico derivante dalle attività estrattive, con palese violazioni delle regole democratiche e del principio di leale collaborazioni tra Enti. Com’è noto, infatti,  il principio di precauzione impone alle Autorità competenti, nella fase di adozione dei provvedimenti di loro spettanza, la valutazione e la prevenzione di rischi potenziali per la salvaguardia della salute pubblica e dell’ ambiente. In ossequio a tale principio, la Regione Calabria, ha richiesto la sospensione delle autorizzazioni nel mar Jonio, per contrastare la minaccia di “gravi  irreversibili” danni per l’intero territorio calabrese».

 

Nel ricorso al Tar, contesterete la concessione alla Global Med, ma temete anche l’autorizzazione per  ‘eventuali altri soggetti’. C’è il pericolo ‘invasione’ nello Ionio?

 

«Nel ricorso al TAR ho chiesto all’Avvocatura Regionale di fare presente che la norma  vieta espressamente che un singolo operatore possa avere la titolarità di un permesso di ricerca in un’area con un’estensione maggiore a 750 kmq. Nonostante ciò, l’ autorizzazione è stata concessa in un’ area di estensione pari a circa 1.500 kmq che artificiosamente pare sia stata suddivisa in due porzioni contigue, in modo da porsi di sotto della soglia prevista dalla legge. Temo che possano esserci nuove autorizzazioni in quanto ci sono ulteriori richieste di ricerche di idrocarburi presentate da Schlumberger italiana, nonostante l’attuale Governo Regionale abbia espresso una netta posizione negativa nei confronti delle richieste di prospezione e ricerca di idrocarburi che interessano l’intero territorio regionale».

 

Lei è il governatore della Calabria, particolarmente impegnato sul fronte No-Triv: eppure nel referendum sulle trivellazioni, l’affluenza della regione è stata bassa, con Reggio Calabria maglia nera in Italia. Qualcuno ha accusato i vertici regionali di disimpegno. In dieci mesi cosa è cambiato?

 

«Il mio impegno e quello dell’intero Esecutivo regionale si sono evidenziati con la sottoscrizione del “Manifesto di Termoli”, e con la richiesta fatta all’allora Sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico Sen. Vicari di una moratoria di tutte le attività e di tutte le autorizzazioni che interessavano i mari calabresi. Inoltre il nostro impegno, partendo dal voto 382.000 cittadini calabresi che il 17 aprile 2016 si sono espressi contro le trivelle nei nostri mari, è continuato con una forte azione concertativa portata avanti con le associazioni ambientaliste come Legambiente, Greenpeace, WWF e con il coordinamento No Triv, al fine di dare voce alla scelta democratica fatta dalla popolazione calabrese che si è riconosciuta e si riconosce nella nostra azione di governo. Inoltre, l’attuale ricorso ci vede impegnati in un’attività di coordinamento delle azioni giudiziarie intentate insieme a noi da i 33 sindaci dei comuni interessati dall’autorizzazione concessa alla Global Med».

 

Nella lettera al Ministero ha scritto: “Il mare è una risorsa da salvaguardare, per alimentare lo sviluppo sostenibile”. Come si può valorizzare concretamente in maniera alternativa?

 

«Ritengo che il mare sia una delle risorse più importanti per la mia regione che ha ben 800 km di costa. Non è un caso, infatti, che la Regione Calabria sia capofila delle regioni del centro sud nel progetto finanziato dal MATTM “Marine Strategy”, tale progetto prevede tra l’altro il monitoraggio e la valorizzazione della “Posidonia Oceanica” importantissimo indicatore della salubrità del nostro mare. Ho voluto che nel POR grande risalto fosse dato alla valorizzazione degli habitat di flora e fauna presenti nei nostri mari finanziando il monitoraggio di tutte le specie a mare dei i SIC calabresi. Inoltre con l’Area Marina Protetta Capo Rizzuto, le Università della Calabria e le associazioni ambientaliste siamo impegnati nel monitoraggio e nella protezione della tartaruga “caretta caretta” che ogni anno nidifica sulle nostre spiagge. Nel Mar Ionio vivono specie rare oggetto di studio da parte di biologi marini, come lo Zifio, che in queste profondità ha trovato l’habitat idoneo anche alla sua riproduzione. La mia azione di governo mira a candidare la Regione Calabria ad essere meta di un turismo “green” sempre più attento alla eco sostenibilità dei nostri territori che un’attività di trivellazione potrebbe vanificare. La possibilità di fuoriuscite di greggio e quindi di un disastro ambientale crea una seria ipoteca per chi decide di investire nel settore del turismo sulla nostra costa ionica».

 

In passato ha apprezzato la presa di posizione del ‘collega e amico’ Michele Emiliano: qual è il rapporto con il governatore pugliese e come intendete fare fronte comune sul tema delle trivellazioni?

 

«Come ricordavo, il “Manifesto di Termoli” è frutto di un’azione sinergica tra ben 8 regioni tra cui la Puglia che è strettamente interessata dalle richieste di autorizzazioni che riguardano l’intero Golfo di Taranto. E’ chiaro che con il Presidente Emiliano esiste una comune linea di azione per la difesa dei nostri territori. Per quanto mi riguarda, questo Governo Regionale non premetterà a nessuno di considerare la Calabria come “terra di conquista e di assalto”, dove enti e gestori privati pensano di poter realizzare business e speculazioni economiche a danno dell’ecosistema marino e di quanto esso offre alle nostre regioni in termini di crescita socio-economico e turistica. Su questo c’è piena sintonia con il Governatore della Puglia».

 

In difesa dell’ambiente ha citato anche l’enciclica di Papa Francesco: come pensa sia cambiato il rapporto dei cittadini con un tema così importante?

 

«Non penso di esagerare dicendo che questa enciclica porta l’intero mondo vicino ad una svolta epocale. Forte è la critica, per esempio, a coloro che “detengono la maggior parte delle risorse del potere economico e che cercano di minimizzare alcuni impatti negativi dei cambiamenti climatici”. Così come il passo con cui asserisce “…la tecnologia basata sui combustibili fossili, altamente inquinanti, deve essere sostituita gradualmente e senza ritardi”. Queste parole di Papa Francesco hanno confermato sia  a me che a tutti i cittadini calabresi il senso di appartenenza alla Madre Terra, che già ci appartiene e la necessità di una strenua difesa del nostro territorio e hanno rinnovato con maggior vigore l’impegno a tutelare il bene più prezioso che abbiamo e che dovremo lasciare in eredità alle generazioni future : l’ambiente di cui siamo ospiti» .

 

(Pubblicato il 18 febbraio 2017)

 

 

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