Trivellazioni In Mare, Nuovo Decreto Dal Ministero Dell’Ambiente

Trivellazioni in mare, nuovo decreto dal Ministero dell’Ambiente

[da termolionline.it] Un nuovo decreto pubblicato dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare mette mano alla disciplina delle piattaforme petrolifere off-shore. Non si tratta di trivellazioni future, ma di come si gestiscono, anzi si dovranno gestire, gli impianti già esistenti, compreso il campo Rospo Mare al largo della costa molisana. Un decreto comparso sulla Gazzetta Ufficiale a San Valentino, lo scorso 14 febbraio, che tratta della definizione delle dotazioni di attrezzature e scorte di risposta ad inquinamenti marini da idrocarburi, che devono essere presenti in appositi depositi di terraferma, sugli impianti di perforazione, sulle piattaforme di produzione e sulle relative navi appoggio. Un tema sensibile, se ricordiamo quanto avvenuto nel gennaio 2013. Numerosi i richiami legislativi e regolamentari che rappresentano il quadro normativo in cui operano le imprese di estrazione, tra cui il principio di precauzione ambientale

 

contenuto nel Trattato di Maastricht sul funzionamento dell’Unione europea, in forza del quale la politica dell’Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela ed «è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente e sul principio «chi inquina paga». Inoltre, l’Italia, alla luce della vulnerabilità dell’ambiente marino mediterraneo, applica con grande attenzione il principio di precauzione nelle politiche di pianificazione della bonifica in mare da idrocarburi.

 

Ma quali sono le novità: i titolari di permesso di ricerca o di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, che effettuano la perforazione dei pozzi oppure la coltivazione di giacimenti di oli minerali nell’ambito del mare territoriale o della piattaforma continentale italiani, hanno l’obbligo di costituire depositi in luoghi idonei sulla terraferma la cui ubicazione, unitamente alla pianificazione logistica e operativa, garantisca comunque il trasferimento delle attrezzature di cui al comma 2 alla nave appoggio, entro tre ore dalla pervenuta richiesta.

 

Nei depositi devono essere disponibili almeno 2 sistemi meccanici di recupero e separazione olio/acqua (skimmers) aventi caratteristiche idonee al contenimento dei prodotti estratti, nonché alle condizioni meteo marine prevalenti nell’area ove sono ubicate le piattaforme e comunque con una capacità di recupero non inferiore ai 35 metri cubi/ora; 1.000 metri di panne costiere, 500 metri di panne d’altura, 500 metri di panne rigide, con i relativi sistemi di ancoraggio; 1.000 metri di panne assorbenti dichiarate impiegabili, nonché 5 metri cubi di materiale oleo-assorbente nelle sue varie configurazioni; 8mila litri di prodotti disperdenti di tipo riconosciuto idoneo unitamente alla relativa apparecchiatura per lo spandimento in mare; cisterne di raccolta di capacità complessiva non inferiore a 300 metri cubi; di oli minerali, nonché le navi di stoccaggio (Fpso-Fso), devono essere dotati di almeno: un quantitativo di panne di altura, non inferiore al perimetro esterno della piattaforma di produzione o della nave di stoccaggio maggiorato del 30%; un quantitativo di panne assorbenti di tipo riconosciuto impiegabile, non inferiore al doppio della somma del perimetro esterno della singola piattaforma – nave di stoccaggio; 1.000 litri di prodotti disperdenti riconosciuti idonei, unitamente alla relativa apparecchiatura per il loro spandimento in mare.

 

(Pubblicato il 19 febbraio 2017)