Treviso: concluso il G8 agricoltura. La posizione dei movimenti 21 aprile, 2009 | Redazione A Sud

I movimenti sociali e contadini italiani “per ovviare alla logica della zona rossa” hanno proposto contestazioni decentralizzate, “per moltiplicare le azioni di resistenza ad un modello di sviluppo che non ci piace e che vogliamo colpire in tutti i luoghi ed i contesti ove sia presente”.

 

“La distruzione della terra infatti non si decide in questo vertice, ma si perpetua in tutti i centri di ricerca biotecnologica pubblici e privati, in tutte le fondazioni che speculano sulla devastazione ambientale, in tutte le imprese che nel nome del profitto contribuiscono a creare quel deserto sociale e ambientale che sembra essere sempre più il nostro panorama”.

 

La posizione dei movimenti

 

“Per uscire dalla crisi i governi degli 8 paesi più industrializzati del mondo vogliono rilanciare l’agricoltura nei paesi del sud del mondo. Il G8 agricoltura è servito in tal senso per far incontrare i ministri dell’agricoltura del g8 e del g5, la Banca Mondiale e la FAO con l’intento di redigere un documento da presentare al vertice della Maddalena.

Cosa vuol dire rilanciare l’agricoltura nei “paesi in via di sviluppo”? Mai come in questo momento storico i mercati dei paesi industrializzati dipendono da quelli che hanno chiamato “paesi in via di sviluppo”. L’assoggettamento dei vasti e fertili, ma soprattutto indifesi, territori e dei coltivatori del sud del mondo è ormai la prospettiva dichiarata per il risollevamento dalla crisi delle economie dei “Grandi 8”. Creare una dipendenza forte tra i paesi in via di sviluppo e i paesi sviluppati è diventata una necessità per la moderna economia. Sebbene questa pratica sia ben nota all’Occidente fin dalla nascita del capitalismo, a partire dagli anni Ottanta e Novanta attraversa una nuova e fiorente fase ed assume connotati più profondamente invasivi e totalizzanti (utilizzo dell’ingegneria genetica, diffusione di monocolture OGM, produzione di nocività ben oltre il limite della reversibilità). Ovvio che tutte queste nuove forme di aggressione del vivente si configurano con uno sfruttamento ancora più capillare nella sfera sociale.

 

Vogliamo ribadire che la guerra non è solo quella manifesta legata al petrolio, ma anche quella più subdola e sotterranea, ma con ripercussioni più pesanti e di lunga durata, quella legata all’agricoltura. Un recente esempio sono le disposizioni americane sull’uso di sementi in Iraq, dove i contadini sono obbligati a comperarle presso le multinazionali di anno in anno (operazione disposta in seguito all’occupazione militare del paese avvenuta anche grazie all’esercito italiano). Anche in questo frangente sono le norme amministrative e la loro applicazione anche militare a imporre un modello di produzione profondamente sbagliato, perché fondato sulla distruzione e manipolazione dell’ambiente e del vivente e sulle gerarchie nelle relazioni tra gli individui ed tra individui ed ambiente naturale.

 

E’ il modello delle multinazionali agro-alimentari che hanno monopolizzato il vivente grazie al sostegno legislativo e militare degli stati democratici. Senza gli eserciti, o la minaccia degli eserciti, Monsanto e Syngenta non sarebbero penetrate in Iraq; senza gli incentivi statali altri magnati non sarebbero penetrati in Africa, nell’America meridionale, in Asia, facendo piazza pulita di interi popoli, culture ed ecosistemi. E’ il caso dell’Argentina, dove dal 1996 la multinazionale Monsanto ha introdotto delle sementi di soia geneticamente modificate resistenti all’erbicida Round up (guarda caso prodotto dalla stessa azienda): oggi si calcola che nella metà del suolo agricolo argentino si coltivi soia GM. Tutto questo supportato da leggi ad hoc per avvantaggiare i grandi coltivatori di monocolture e far scomparire gli ormai obsoleti piccoli produttori, destinati a migrare in massa verso i centri urbani.

Agricoltura, guerra e petrolio sono strettamente connesse dal momento che l’estensione dell’agricoltura industriale, mediante progetti corporativi, necessita di un enorme utilizzo oltre che di acqua, anche di combustibile fossile, di cui invece l’agricoltura tradizionale non fa fa uso. La sopravvivenza delle industrie del biotecnologico è parte integrante del sistema di guerra e occupazioni militari che terrorizzano, massacrano ed impoveriscono milioni di abitanti della terra.

 

Il paradigma tecno-industriale dell’agricoltura imposto ai paesi in via di sviluppo comporta evidentemente la riduzione e scomparsa della biodiversità che caratterizza queste aree, l’estinzione di specie vegetali (e conseguentemente habitat e specie animali), l’erosione del suolo, l’inquinamento delle falde con l’utilizzo di nuovi fertilizzanti chimici, l’avvelenamento del corpo umano coi diserbanti e trattamenti chimici vari, l’impoverimento delle diete tradizionali e che altro…una società superconformista ed altamente gerarchizzata.

 

L’utilizzo dell’ingegneria genetica applicata all’agricoltura offre importanti occasioni per lo sviluppo economico dei paesi colonialisti e l’estensione del controllo economico, politico e culturale nei paesi colonizzati. Gli OGM oltre che clonare vite, clonano forme di produzione e sfruttamento, apparati coercitivi e di dominio dei pochi sui molti, tutto all’insegna del progresso e della democrazia. Ecco il seme della democrazia!

 

g8 agricolturaE’ ora di smascherare l’enorme menzogna che si cela dietro la Rivoluzione Verde, tanto propagandata per giustificare l’esportazione del modello di agricoltura industriale contro la fame e la sua imposizione in quelle aree che vivono ancora di un’agricoltura autosufficiente e di sussistenza, rendendole dipendenti dai prodotti e dall’industria occidentale e contaminando flora e fauna con OGM. La Rivoluzione Verde è buona solo per gli affaristi dell’industria agricola. La Rivoluzione Verde e la più recente Rivoluzione zootecnica (dal 2001, es. introduzione di allevamenti intensivi che hanno portato alla diffusione di epidemie anche tra la fauna selvatica, provocando enormi carestie), supportate da uno dei protagonisti di questo g8 la Banca Mondiale, hanno aggravato le condizioni dei poveri del mondo e perpetuato la situazione di sudditanza dai paesi industrializzati.

 

Questo è il mondo che i g8 hanno pensato per noi. E’ ora di riprenderci la terra, la dignità e la vita! Noi siamo con i contadini che resistono in India, in Argentina, in Brasile e ovunque vi sia chi vuole venderli, sfruttarli, espropriarli, o peggio comprarli con i suoi prodotti. Opponiamoci alla penetrazione dei degli OGM nella nostre terre.”
Documento dell’Assemblea contro il G8 Agricoltura

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