TPP, TTIP E Bufale Ambientali

TPP, TTIP e bufale ambientali

No-TTIP-Jess-Hurd-3[di Alessandro Giannì su Zeroviolenza.it ] Nella vecchia Europa oltre tre milioni di cittadini hanno detto no alla Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) ma – quasi contemporaneamente – dall’altra parte del Pianeta è stato concluso un accordo “parallelo”, la Trans Pacific Partnership (TPP) che riguarda i Paesi dell’area del Pacifico: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, USA e Vietnam.

 

 
Di questa “coincidenza” hanno già cominciato ad approfittare i soliti lobbisti e politici “pro TTIP”. La tesi sarebbe che siccome il TPP dà un “vantaggio competitivo” ai commerci sulla “direttrice” del Pacifico, è interesse della vecchia Europa chiudere subito l’accordo sul TTIP, per non restare fuori dal grande giro. Uno tra tutti, Guy Verhofstadt, più volte Primo Ministro del Belgio (e, chissà perché, dal 22 febbraio 1986 Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana) e adesso capogruppo al Parlamento Europeo dell’ALDE (Alleanza dei Democratici e Liberali per l’Europa): “Pacific Trade deal highlights need for a #TTIP, to remain global player & protect our standards. Our share of global trade is at stake #TPP”.

 

Mi pare una logica tafazziana che mi ricorda – ad esempio – l’articoletto scritto dall’On. Prodi per spronare l’Italia a trivellare l’Adriatico visto che la Croazia si apprestava a fare lo stesso. Miseramente naufragato il miraggio petrolifero croato (su 10 concessioni assegnate, 7 sono state “rigettate” e le altre 3 “rimandate” sine die… dopo le prossime elezioni!), attendiamo con ansia ma, temo, invano articolo prodiano di smentita.

 

Saggiamente, visti i disastri degli accordi che hanno preceduto il TPP sarebbe prudente stare a vedere che conseguenze esso avrà, ammesso che mai entri in vigore. Ad esempio, io sono curioso di verificare se le miracolose promesse (da Obama1 in giù) sulle tutele, anche ambientali, “garantite” dal TPP si realizzeranno davvero. Per ora, registro le reazioni di associazioni ambientaliste e altre organizzazioni che di ambiente si occupano.

 

Il TPP ha avuto un’accoglienza festosa da parte del WWF USA2 che ha salutato l’accordo come un grande passo avanti per la protezione della fauna e flora selvatica. L’eccitazione del WWF USA non è stata condivisa da molti (Sierra Club, 350.org, Friends of the Earth, Center for Biological Diversity, Oil Change, e molti altri… compresa Greenpeace3). In sintesi, per due ragioni: la prima è che norme (e sanzioni) per scongiurare i danni a flora e fauna cui il TPP dovrebbe ora porre rimedio ci sono già da tempo.
Pare difficile pensare che per magia adesso si riesca a fare quello che non è stato fatto in decenni di accordi internazionali. Il secondo motivo è che il TPP promuove una serie di “iniziative” (dall’estrazione di combustibili fossili alla protezione dei diritti intellettuali su animali e piante – OGM compresi) che di fatto incrementano la minaccia di cambiamenti climatici e l’erosione della diversità biologica. Due cosucce che verosimilmente potrebbero causare guasti proprio a flora e fauna (incluse noi bestie umane).

 

Detto questo, c’è da giurare che, dopo la conclusione dell’accordo del TPP, nei prossimi mesi in Europa ci saranno caterve di “saggi” che millanteranno i “vantaggi” del TTIP, smerciato come un toccasana per tutti i nostri mali (materiali e spirituali), la risposta a tutte le nostre angosce e domande esistenziali.
Dubito però che i solerti difensori del TTIP avranno il fegato di rispondere alla domanda forse più ingenua ma (anche per questo) più spontanea: perché, negli USA, Obama (che non deve essere rieletto) è a favore del TPP e la Clinton (che invece è in campagna elettorale) invece è contro?

 

Forse perché gli elettori da entrambi i lati dell’Atlantico non gradiscono questi accordi?
Ma allora, chi li vuole? Non saranno mica le solite multinazionali?

 

Pubblicato da Alessandro Giannì il 15 ottobre 2015 su Zeroviolenza.it