Comunicato | Tor Sapienza e i rifugiati 14 novembre, 2014 | Redazione A Sud

[di MEDU]

 

 

Comunicato Stampa | Tor Sapienza e i rifugiati 

 

 

Leggi il rapporto I SOMMERSI E I SALVATI 

 

I ragazzi bengalesi con cui parliamo ci raccontano della loro paura quando la sera prima i manifestanti volevano assaltare il centro di accoglienza che li ospita a Tor Sapienza. “Ci siamo nascosti nei  bathrooms   …bagni. Volevano dare fuoco alle vetrine del primo piano”. Sono quattro adolescenti da poco arrivati a Roma, per giungere nel nostro paese hanno affrontato un viaggio lungo e molto rischioso per tutta l’Asia. Si sono poi imbarcati in un traghetto sulla linea Patrasso-Bari, nascosti sotto i tir, come tanti loro coetanei afgani e di altre nazionalità. Un viaggio abominevole nel cuore dell’Europa dove si rischia di morire asfissiati nascosti negli anfratti dei camion o di venire schiacciati dalle loro ruote.

 

Così a Tor Sapienza, la disperazione di chi fugge è stata posta di fronte al profondo disagio di chi sta. A separarli  solo una strada. Da una parte un quartiere abbandonato al degrado dove mancano i servizi più essenziali e la rabbia dei residenti è pronta ad esplodere. Dall’altra dei giovanissimi migranti che fuggono dai loro paesi, rischiando la vita in viaggi pieni di pericoli e di violenza.  Qualche sera fa una delle manifestanti gridava “Diamogli fuoco, due taniche di benzina, un cerino e liberiamo l’Italia”. Quella stessa persona certamente non immagina che la sua idea, probabilemente solo una provocazione dettata dal momento, viene messa in pratica con zelo dai trafficanti di essere umani in Libia. “Ho assistito all’uccisione di due miei connazionali presso un centro di raccolta in Libia: uno è stato cosparso di benzina e incendiato vivo perché si grattava per un’infezione della pelle, un altro è stato colpito a morte con un attrezzo agricolo” racconta un giovane profugo ai medici di Medici per i Diritti Umani (MEDU) che lo assistono a pochi chilometri da Tor Sapienza, nel garage fatiscente di un edificio, unico luogo dove ha potuto trovare accoglienza nella città di Roma.

 

Quello che non è tollerabile è pensare di confinare e “ammucchiare” il disagio antico e nuovo il più possibile verso il raccordo anulare. E se possibile anche oltre. Quello che non è accettabile è l’uso strumentale della complessa questione dei profughi da parte di alcune  forze politiche che pensano di “cavalcare la tigre”. Quello che non è sopportabile è una disinformazione strisciante che arriva a paventare l’arrivo dell’Ebola con i migranti sbarcati sulle coste del nostro paese. Ipotesi del tutto inverosimile. La clinica mobile di MEDU opera da tempo portando assistenza ai migranti sbarcati da poco in Italia e che vivono in condizioni precarie nella periferia di Roma. Tra di loro nessuna epidemia legata a temibili malattie infettive d’importazione quanto piuttosto patologie legate, oltre che alle violenze subite, alle pessime condizioni igienico-sanitarie in cui sono costretti a vivere durante il viaggio e nel nostro paese.

 

 

La salute è un diritto di tutti.

Medici per i Diritti Umani onlus

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Medici per i Diritti Umani (MEDU), organizzazione umanitaria indipendente, fornisce dal 2006 assistenza e orientamento socio-sanitario ai rifugiati in condizioni di precarietà nell’ambito del progetto “Un Camper per i Diritti nelle città di Roma e Firenze”.Le attività della clinica mobile rivolte ai migranti in transito nella città di Roma sono realizzate con il sostegno di Open Society Foundations.

 

 

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Roma, 13 novembre 2014

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