Area Terra

areasalute2La questione della terra, della sua gestione e dell’accesso ad essa rappresenta un’emergenza globale che produce conseguenze in termini sociali, ambientali, economici e politici. In tutto in mondo stiamo assistendo negli ultimi anni ad un rapido processo di concentrazione di quantità enormi di terreni in capo a multinazionali, governi e società finanziarie. La terra è divenuta risorsa strategica da accumulare per sfruttarla in vari modi: dall'estrazione di risorse alla speculazione finanziaria, dall’impianto di monocolture, alla cementificazione, alla costruzione di mega progetti.

 

 

L’accaparramento di ingenti quantità di terre, chiamato Land Grabbing, interessa soprattutto i paesi del Sud del Mondo, in particolare Africa, America Latina, Asia. Grandi quantità di terra vengono sottratte alla gestione delle comunità, private dei mezzi di sostentamento oltre che della possibilità di vivere in un ambiente salubre e di disporre di cibo sano. Le grandi concentrazioni di terre distruggono le economie locali, il tessuto socio-culturale e erodono la fertilità dei terreni.

 

Anche in Italia la geografia della distribuzione delle terre agricole fotografa una tendenza sempre maggiore alla concentrazione in grandi proprietà terriere. A questa nuova corsa all'accaparramento hanno contribuito fattori diversi: la progressiva scarsità di risorse, che dalla terra si estraggono; il dirompere della crisi finanziaria che ha portato i capitali in cerca di investimenti più sicuri; la crisi alimentare, che porta ad esempio Cina ad acquistare terra e coltivare alimenti in mezza Africa per soddisfare la domanda interna.

 

Perchè la terra

 

Diritto al cibo, diritto alla terra: il principale tema connesso alla terra è la produzione di cibo. Il diritto al cibo è riconosciuto dall'art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948
e inscritto nelle costituzioni di oltre 20 paesi. Sono decine di migliaia le organizzazioni contadine che in tutto il mondo hanno difeso e difendono questo diritto, fino a giungere alla definizione della sovranità alimentare come il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari.

 

 

Un diritto costantemente minacciato. Ancor più perché agricoltura è divenuta nel linguaggio corrente una parola nella quale convivono senza armonia industria e contadini. Da un lato il modello agroalimentare industriale, basato sul massiccio ricorso a prodotti chimici, incline alle monocolture e all’utilizzo di Ogm, che costituisce fattore di rischio per la biodiversità, l’ambiente, il cibo, la salute, il clima. Dall’altro, l’agricoltura contadina, che non dipende dal petrolio e dalla chimica, cura il territorio, produce cibo sano, rigenera i semi per mantenerli in vita. Costruisce economie locali.

 

Contro gigantesche agroindustrie, una miriade di piccoli produttori, schiacciati da un mercato che avvantaggia le produzioni industriali, da politiche fiscali penalizzanti e dalla farraginosità che caratterizza i sistemi di certificazione, arranca curando la terra e rivendicando l'insostituibile ruolo dell'agricoltura contadina.

 

I piccoli produttori protagonisti di questo tipo di agricoltura non riescono ad accedere ai canali di vendita monopolizzati dalla produzione industriale. Di contro, sono proliferate negli anni le esperienze, molte delle quali consolidate, di mercati contadini e della sovranità alimentare, impostati sulla filiera cortissima, il contatto immediato tra chi produce e chi sceglie il prodotto, il km zero, la certificazione partecipata. Tutti elementi che promuovono modelli di economia che impegnano reciprocamente produttori e consumatori al di fuori delle catene di distribuzione. Chi lavora la terra e produce cibo deve poter essere protagonista della filiera, aiutando nel lavoro di educazione ad un'alimentazione sana basata su un'agricoltura costruita dal basso, nel rispetto della terra e della dignità di chi ci vive e lavora sopra.

 

 

Semi e accesso alla terra

Una delle questioni nodali per il sostegno e il rafforzamento dell’agricoltura contadina riguarda l’accesso alla terra. L’art.66 del decreto Salva Italia, varato nel 2012 dal Governo Monti, prevede tra le misure di risanamento del debito di fare cassa attraverso la dismissione del patrimonio pubblico, tra cui le terre agricole demaniali. Che prima venivano concesse in uso ai contadini e oggi rischiano di essere svenduti ai privati. Vendere le terre agricole pubbliche significa impedire per sempre alle comunità che le abitano di decidere territorialmente come gestirle, significa rinunciare alla gestione collettiva dei beni comuni e consegnare, in maniera irreversibile una risorsa vitale a fini tutt'altro che vitali. Contro questo provvedimento le reti contadine del nostro paese sono in mobilitazione attraverso campagne.....

 

Anche nelle aree urbane il tema della gestione delle aree verdi, dell'autoproduzione di cibo e della diffusione di modelli di consumo sostenibili ha portato all'esplosione del fenomeno degli orti urbani (solo a Roma più di 100) e dei Gas, gruppi di acquisto solidale (cui partecipano oltre 7 milioni di persone in tutta Italia) che sostengono di fatto i piccoli produttori bypassando gli intermediari della grande distribuzione e instaurando relazioni dirette con chi coltiva la terra.

 

Altra emergenza planetaria riguarda la salvaguardia dei semi. La Corte Europea, nel luglio scorso, ha disposto che le sementi non inserite nel catalogo europeo dei semi siano fuori legge, mettendo a rischio una pratica millenaria di rigenerazione dei semi e salvaguardia della biodiversità, portata avanti in ogni parte del mondo dalle comunità rurali. Un allarme divenuto una campagna mondiale per la libertà dei semi Seeds Freedom Campaign lanciata nel 2012 dal centro studi Navdanya di Vandana Shiva, per sensibilizzare i cittadini sull’importanza dei semi per il futuro della sicurezza alimentare del pianeta e spingere governi e istituzioni a fare marcia indietro sui brevetti e sulle leggi che favoriscono monocolture, monopoli e privatizzazioni colpevoli del lento assassinio della Libertà sui Semi.

 

In definitiva, il tema della produzione agricola sostenibile, del ricorso a metodi produttivi che rispecchino i cicli vitali della terra, dell'autoproduzione e del consumo critico, lungi dall'essere aspetti marginali, sono elementi decisivi nella costruzione di un modello economico fondato sulla giustizia ambientale e sociale, che valorizzi il lavoro, protegga il territorio, e non da ultimo assicuri salute e benessere alle persone.

 

 

  • Partecipazione a processi di organizzazione di realtà contadine
  • Sostegno ad esperienze di autoproduzione urbana (orti urbani), mercati della sovranità alimentare
  • Campagne e azioni per l'accesso alla terra, la tutela della biodiversità e dei semi 


Campagne

Progetti

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Clim’Act – Youth for Climate

27 giugno | Redazione A Sud

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