Terra dei Fuochi: quei bimbi ignorati che continuano a morire 9 febbraio, 2017 | Redazione A Sud

[di Giuseppe Manzo su nelpaese.it] “Negli ultimi 20 giorni sono 8 i bambini morti di tumore. Questi bambini non riposeranno mai in pace. Per loro non c’è giustizia”. Questa la denuncia delle mamme delle piccole vittime nelle province di Napoli e Caserta. Tra minacce e silenzi i pentiti fanno scoprire nuovi scempi ambientali.

 

Nella Terra dei fuochi dimenticata si continua a morire. E sono numeri drammatici quelli che raccontano le mamme che da anni denunciano la realtà nelle province di Napoli e Caserta: “negli ultimi 20 giorni sono 8 i bambini morti di tumore. Questi bambini – dicono le donne – non riposeranno mai in pace. Per loro non c’è giustizia. I bambini deceduti nell’ultimo mese – come riferito – avevano tra i 7 mesi e gli 11 anni”.

 

Questa testimonianza conferma ciò che era scritto nello studio dell’Istituto superiore di sanità sull’incidenza tumorale in Campania di un anno fa: «si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni»

 

A sfogare la propria rabbia è Marzia Caccioppoli che con Anna Magri porta avanti una battaglia di chi ha vissuto il dolore della perdita di un figlio piccolo: “la nostra cari amici e una lotta non contro noi stessi ma per coloro che combattono nei poli oncologici. Sarò sempre orgogliosa di chi con tutte le proprie forze si mette in piazza fino a sfinirsi pur di combattere”, scrive sul suo profilo facebook.

 

L’ultima conferma dello scempio ambientale arriva dai pentiti e riguarda il Parco nazionale del Vesuvio dove sono state interrate tonnellate di rifiuti speciali e tossici provenienti da aziende di tutta Italia. Per molti, l’inquinamento della zona vesuviana esce dal perimetro della Terra dei Fuochi. Forse è proprio per questo che i locali hanno ribattezzato la zona “Terra dei Fuochi Vesuviana”. Nonostante la mancanza di un’etichetta degna di nota il Parco Nazionale del Vesuvio è diventato una delle discariche abusive più grandi d’Italia. Ercolano, Terzigno, Boscoreale. I veleni nell’area vesuviana sono seppelliti ovunque ed hanno contaminato le falde acquifere, oltre che condannato a morte – con tumori e leucemie – migliaia di persone.

 

“L’idea di fotografare delle modelle nei pressi di cumuli di rifiuti – racconta Domenico Sannino, presidente di Giovani per il Territorio – nasconde anche una vena goliardica e ha come scopo quello di avvicinare la gioventù (e non) ai temi che spesso è difficile accettare e su cui a volte si preferisce sorvolare. Utilizzando delle modelle si vuole sottolineare la dicotomia tra la bellezza inestimabile dei nostri paesaggi e lo scempio causato dall’uomo che li sta distruggendo a suon di roghi tossici, interramento e sversamento di rifiuti”.

 

Per questi motivi si terrà “Custodiamo la Madre Terra… per essere uomini e donne di vita” è la tre giorni dedicata a salute, ambiente e tutela del territorio in programma dal 10 al 12 febbraio a Ercolano a cura dell’associazione Giovani per il Territorio, Salute Ambiente Vesuvio, Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, Cooperativa Sociale Sepofà. La rassegna prevede messe per le vittime di tumori e leucemie, una mostra fotografica e due presentazioni di libri

 

È una cronaca continua che vede terreni, parchi e aree industriali colpite da un business nero. Eppure la Terra dei fuochi è stata derubricata dopo l’esplosione del caso nel 2013 e la grande manifestazione del 16 novembre che vide in piazza 150mila persone.

 

Ed è nel silenzio che rischiano anche i giornalisti, quelli che continuano a informare sul disastro ambientale come Francesca Ghidini del Tg3 Campania oggetto di intimidazioni e minacce sui social network. Cala il silenzio anche sulle bonifiche, da quelle su cui sono accesi i “fari nazionali” della politica come Bagnoli a quelle su cui mai si sono aperti dibattiti istituzionali come Napoli Est o tutte le aree agricole interessate all’interramento legale o illegale di rifiuti.

 

Infine, resta aperta la questione della prevenzione e del diritto alla cura in una regione che vive una endemica crisi del sistema sanitario: tagli, chiusure di ospedali, pazienti dei pronto soccorso curati a terra come nel caso di Nola.

 

In Campania resta aperta una grande questione su cui si è giocata una partita di potere tra imprenditoria, camorra e servizi segreti: sempre dai pentiti arrivano conferme di una “trattativa” che da diversi anni viene menzionata in inchieste giornalistiche e giudiziarie. In mezzo ci sono le verità scientifiche, la testimonianza dei parroci e il sacrificio di chi 20 anni fa aveva scoperto tutto ma fu messo a tacere: Il Biocidio è un affare di Stato dove i bambini continuano a morire.

 

(Pubblicato il 7 febbraio 2017)

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