La campagna colombiana in difesa dell’acqua

Ci siamo. Dopo tre anni dal lancio della campagna in Colombia per la difesa dell’acqua come bene comune, si sta per concludere a Bogotà la mobilitazione nazionale portata avanti da oltre duecento mila attivisti, tra indigeni, contadini, sindacati, studenti, professori, artisti e associazioni impegnate a difendere diritti umani e ambiente, ormai sempre più coincidenti. Al centro della campagna la proposta di un referendum sul quale i cittadini potranno esprimersi per decidere di porre un freno alle privatizzazioni ed alla svendita del patrimonio idrico del paese con le potenzialità più alte dell’America Latina [www.ecofondo.org ]. La Costituzione colombiana del 1991 consente, sulla base dei principi di democrazia partecipata conquistati proprio negli anni addietro dai popoli nativi, la possibilità di introdurre cambiamenti alla stessa, purché stabiliti dal voto dei cittadini attraverso un referendum.

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Lettera del Parlamento Europeo a Uribe

CHE SI RISPETTINO I DIRITTI UMANI E LE LIBERTA' FONDAMENTALI IN COLOMBIA - La lettera inviata la settimana scorsa dal Parlamento europeo a Alvaro Uribe condanna e chiede serie indagini sul recente massacro contro il popolo Awa; chiede inoltre una commissione di monitoraggio internazionale sull'omicidio di Edwin Legarda, marito della Consigliera Maggiore del CRIC Aida Quilcuè; l'adozione e ratifica della Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli Indigeni e il rispetto degli accordi sottoscritti.
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La guerra contro le droghe ha fallito in America Latina

Le politiche antidroga centrate sulla proibizione e sulla repressione militare attivate in America Latina negli ultimi anni hanno fallito. Questa è una delle conclusioni del rapporto della Commissione Latinoamericana su Droghe e Democrazia intitolato "Droghe e democrazia: alla ricerca di un nuovo paradigma", diffuso la scorsa settimana. La Commissione riapre il dibattito sulla proibizione delle droghe e i pregiudizi causati da questa lotta nei paesi dell'America Latina.

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Azione urgente: sono 30 gli indigeni Awa massacrati nel Nariño

Dal 4 di febbraio ad oggi sono circa 30 gli indigeni Awa assassinati nel dipartimento di Nariño. Davanti a queste gravissime violazioni al diritto alla vita e all'integrità personale, l'Autorità Nazionale di Governo Indigeno della Colombia, ONIC, sollecita l'intervento urgente dei Governi Nazionale e locale; degli organi di controllo dello Stato, della Procura Generale della Nazione, della Vicepresidenza del Repubblica, del Programma di Diritti Umani del Ministero dell'Interno e della Giustizia, nonché degli Organismi Internazionali, per frenare il genocidio di cui è vittima il popolo Awa nel dipartimento di Nariño, vicino alla frontiera sud con l'Ecuador.

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Colombia: continua il massacro del popolo Awa

Crisi umanitaria e territoriale per il popolo Awa. Cronaca di un massacro annunciato. Nella zona di frontiera con l'Ecuador dove vive il popolo Awa, 18 indigeni assassinati o fatti sparire, altri 10 uccisi due giorni fa e ieri altri tre membri delle comunità sfollate spariti senza lasciare traccia. La ONIC denuncia di fronte agli organismi internazionali per la difesa dei diritti umani gli autori del massacro, di cui sono accusate le FARC e l'esercito nazionale. Alle FARC chiede di pronunciarsi sulle accuse o di smentire. Allo Stato ed il governo nazionale della Sicurezza Democratica che assuma la responsabilità dei fatti.
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Colombia: massacro contro il Popolo Indigeno Awa

Secondo la ONIC, Autorità di Governo Indigeno della Colombia, urge una missione di verifica internazionale. Nella regione sud occidentale del Narino, dall'inizio del mese sono stati assassinati o fatti sparire 18 indigeni, mentre oltre 1300 membri delle comunità Awa sono confinati in territori accercahiati dalle forze armate senza potersi muovere. Secondo le autorità indigene della UNIPA, il 4 febbraio i membri dell'Esercito nazionale hanno avuto un confronto con i guerriglieri delle FARC e dell'ELN nella riserva indigena Tortugal Telembì, nel dipartimento di Nariño. Dopo lo scontro a fuoco sono risultati scomparsi 18 dei 200 membri della comunità di Bravo che si è ritrovata nel mezzo del fuoco incrociato. Secondo i testimoni le vittime assassinate si trovano in una zona montagnosa tra le comunità di Picadero e Bravo.
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Colombia: Muriel Mining viola e disconosce le autorità indigene

Da anni le autorità indigene della ONIC, Aso-OREWA e OIA,assieme a organizzazioni africane, contadine e ONG, denunciano le molteplici irregolarità che accompagnano la presenza della multinazionale Muriel Mining Corporation sul colle Cara de Perro, nelle regioni di Antioquia e Chocò.  Denunce iniziate con la presenza non autorizzata dell'impresa nella zona alla fine del 2004, che ha creato seri disagi alla sopravvivenza e sussistenza dei popoli indigeni e delle comunità afrocolombiane che abitano i territori.

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