T-Riciclo 2.0: viaggiare, abitare, immaginare! 21 giugno, 2016 | Redazione A Sud

13423948_1166571850027860_642647379949466331_n[Di Martina Di Russo per A Sud Onlus] Samhar, Denai, Helen, Samya, Moahed, Ali , Abdul, Daniela, Ghislene, Eya, Riccardo, Youssef, Christine, Paolo hanno dai 4 ai 10 anni e sono i protagonisti di questa breve esperienza.

Hanno un passato difficile e un presente confuso che custodiscono nel loro piccolo zaino colorato.

A mettere insieme i vari tasselli di questo percorso è uno sguardo, è la vita osservata dall’occhio del bambino.

 

Sullo sfondo una Roma commissariata, messa ko da “Mafia Capitale”, con un patrimonio pubblico e sociale ostaggio delle clientele, a metà strada tra Lampedusa e Ventimiglia. Ed un progetto al quale le mie compagne e colleghe di A Sud Onlus mi invitano a prendere parte. Il progetto si chiama “T – riciclo 2.0” e nasce dall’ esigenza di costruire un percorso di formazione su biodiversità e tutela ambientale che coinvolgesse i minori ospitati in centri di accoglienza o che frequentino spazi sociali pubblici autogestiti. Al di là delle attività specifiche, è subito chiaro a tutti noi che l’obiettivo finale verrà orientato principalmente allo sviluppo di una consapevolezza della diversità, al riconoscimento della dignità, del valore e dei diritti di sé e dell’altro, sia esso uomo, donna o fanciullo.

 

Roma  si risveglia con un “nuovo fenomeno” da gestire. Lo scalo ferroviario di Tiburtina e le zone adiacenti, si trasformano in poche ore in un centro di prima accoglienza a cielo aperto dove migliaia di migranti, soprattutto etiopi eritrei e sudanesi, trovano appoggio per poi riprendere il cammino lungo la propria rotta.

 

E’ il Centro Baobab a prendere in mano la situazione, l’unico centro in Europa autogestito da migranti e volontari, sostenuto da una grande risposta di solidarietà da parte degli abitanti del quartiere (in tantissimi hanno dato il loro contributo, portando vestiti, giochi, o qualcosa da mangiare).

 

Si decide collettivamente che tra i “tantissimi” dovevamo esserci anche noi, portando “T – riciclo” al centro Baobab. E’ qui che, tra i tanti, incontriamo Samhar, Denai, Helen, Samya. Passiamo insieme molti pomeriggi, recuperiamo cassette della frutta, le dipingiamo, ne facciamo dei grandi vasi utili a contenere le spezie a disposizione della cucina, con le bottiglie di plastica invece costruiamo un piccolo giardino pensile per abbellire l’entrata del Centro. Samhar è la più incuriosita, si dà da fare, si diverte molto ma alla mia domanda “where are you from?” il suo sguardo si intristisce, non risponde. Samhar ha perso sua madre durante il viaggio, all’indomani l’aspetta un treno che l’accompagnerà da suo papà a Berlino. Mi saluterà dipingendomi il viso e pronunciando le uniche parole che ha imparato in italiano: “Ciao amore mio”.

 

Il 25 novembre 2015 la polizia fa un blitz nel centro, durante il quale identifica gli ospiti e porta in questura 24 persone, perché non in regola con i documenti. Verrà chiesto ai volontari di mettersi a disposizione per ricollocare gli ospiti in altre strutture a fronte di uno sgombero imminente. L’ultima giornata di “T – riciclo” al centro Baobab si conclude con una lunga partita a calcio con grandi e piccini, si ride molto e non si sente la stanchezza, così fino al tramonto. Da lontano qualcuno ci saluta portando la mano al cuore.

 

Le attività di “T – riciclo” verranno così dislocate a Spin time labs – laboratorio di rigenerazione urbana, un palazzone di 16000 mq, ex sede generale dell’INPDAP, costruito con i contributi previdenziali versati dai lavoratori, dismesso e affidato al Fondo Immobili Pubblici, in cui alloggiano numerose famiglie in emergenza abitativa, a rischio di esclusione sociale.A Roma, la questione delle abitazioni è un problema dilagante, di una gravità inaudita. Le aree comuni dello spazio al piano terra sono gestite da Icbie Europa Onlus attraverso un progetto di scuola popolare, inizia così una piacevole collaborazione con i volontari che faciliteranno lo svolgimento dei nostri laboratori.

 

Qui incontriamo Moahed, Ali, Abdul, Daniela, Ghislene, Eya, Riccardo, Youssef, Christine, Paolo.

 

Le attività di progetto verranno rimodulate in funzione dei loro desideri: rivalorizzare le aiuole esterne e rendere più accogliente il cortile interno, luogo in cui i piccoli si danno appuntamento subito dopo aver finito i compiti.

 

In quello spazio di libertà dagli impegni scolastici i ragazzi invitano anche noi. Tra sorrisi e capricci, canzoncine inventate per l’occasione e merende in compagnia, con il passare dei giorni gli spazi acquistano tutto un altro aspetto.

 

Durante l’ultimo incontro abbiamo chiesto loro di immaginare come sarebbero se fossero degli alberi e di rappresentarsi. Ci si chiede cosa succederà all’immaginazione personale così bombardata da immagini volute e pensate da altri – immagini prefabbricate – troppo spesso condizionate da un contesto di vita quotidiana che non fa sconti di nessun genere.

 

La risposta ci viene servita su un piatto d’argento dalle immagini riprodotte da Abdul, Moahed, e gli altri. Torna così  alla mente quello che scriveva Calvino in Lezioni Americane, c’è un buco, una voragine, un’apertura, un luogo incontaminato dentro di noi: c’è “un posto dove ci piove dentro”, e si chiama fantasia.

 

Grazie di cuore a tutti voi, piccoli viaggiatori inventori del mondo nuovo.

 

Pubblicato da Martina Di Russo per A Sud Onlus

 

 

 

 

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