CAMPAGNA STOP ENEL 11 dicembre, 2013 | Redazione A Sud

stop enelL’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani.

 

Oggi sono 40 i paesi dove ENEL opera nel settore dell’energia elettrica e del gas. Nel 2009 con la definitiva acquisizione della società elettrica spagnola ENDESA, Enel ha ereditato impianti e progetti in numerosi paesi dell’America Latina. Ad accomunarli è purtroppo un evidente retaggio coloniale, che include legislazioni nazionali anti-democratiche e sistemi di valutazioni ambientale chiaramente inadeguati e orientate al settore corporativo come dimostra la gravità degli impatti socio-ambientali. L’arroganza di Enel si è gravemente manifestata anche in Italia verso i territori interessati dai suoi progetti e gli abitanti coinvolti.

 

Nonostante l’immagine verde e di impegno verso la sostenibilità, che la multinazionale italiana si affanna a comunicare attraverso i suoi messaggi promozionali, la realtà è ben diversa. L’ENEL continua a costruire centrali a carbone nonostante gli impegni di riduzione dell’emissione di gas serra, e usando in maniera ingannevole terminologie come “carbone pulito”. Ciò è possibile grazie  ai meccanismi cosiddetti flessibili del protocollo di Kyoto che consentono alle imprese di continuare ad inquinare, assegnando veri e propri permessi di emissione in cambio della costruzione di impianti di energie rinnovabili. Ma l’energia può essere considerata verde solo ad alcune condizioni. Non quando rischia di distruggere ecosistemi incontaminati, come nel caso del progetto Hydroaisèn nella Patagonia cilena e dei progetti previsti sulle nostre Alpi, o quando calpesta i diritti, le economie locali e l’accesso all’acqua delle comunità contadine e dei popoli indigeni, come avviene nella regione Ixil in Guatemala, in Colombia e in Cile spesso in violazione della Convenzione 169 dell’ILO. L’energia non può essere considerata verde o rinnovabile quando prosciuga le falde acquifere, emette sostanze dannose per la salute dei cittadini o li espone a rischi incalcolabili come nel caso della geotermia sull’Amiata e del nucleare in Slovacchia o in Russia.

 

ENEL è pertanto responsabile di promuovere in Italia ed esportare all’estero un modello energetico insostenibile e obsoleto, aggravato da un atteggiamento autoritario e irrispettoso dei territori locali. Un modello basato su una produzione centralizzata per mezzo di grandi impianti, imposti alle comunità locali e velati da compensazioni economiche elargite ai comuni o ai governi compiacenti, spesso mascherate da politiche di responsabilità sociale d’impresa che dividono intere comunità. E’ nei grandi cantieri infatti che si annidano la corruzione, la speculazione, il conflitto di interesse e si realizzano i profitti maggiori, a scapito dell’ambiente e dei diritti delle comunità. Un modello di produzione finalizzato non a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantirne l’approvigionamento energetico, ma  ad alimentare l’industria estrattiva ed un’economia basata sul saccheggio e sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello che sta inevitabilmente generando conflitti ambientali e sociali con le comunità locali. I principali a livello internazionale sono oggi in corso in Cile, e particolarmente nella regione dell’Aysèn in Patagonia, nel territorio ancestrale e nei siti sacri di Panguipulli (Cile), nel Municipio indigeno di San Juan Cotzal (Guatemala), nella zona di El Quimbo, Dipartimento di Huila (Colombia), a Porto Romano (Albania), a Mochovce (Slovacchia), nel Distretto di Galati (Romania), a Kaliningrad (Russia). In Italia, a  Civitavecchia, sul Monte Amiata, sulle Dolomiti, a Porto Tolle, a Brindisi, a Bastardo, a Fusina, a Genova, a La Spezia.

 

La risposta che l’alleanza tra impresa e governi ha troppo spesso riservato alle comunità locali che si battono per difendere il territorio è repressione, violenza e criminalizzazione attraverso leggi speciali. Noi vogliamo un altro modello di produzione, distribuzione e gestione dell’energia e di definizione delle priorità. Un modello reticolare, decentralizzato ed efficiente basato su impianti di energia rinnovabile di piccola scala, che avvicini la produzione di energia al consumo, eliminando la necessità di grandi linee di trasmissione, che preveda l’effettiva partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali di pianificazione e gestione e che non danneggi la salute delle persone  e l’ambiente.

 

 

 

Per maggiori informazioni:

http://stopenel.org/

 

Info e contatti in A Sud:

Lucie Greyl: luciegreyl@asud.net

  • Adesioni Italia:

Amig@s MST-Italia/Roma, Ass. di amicizia con il popolo Mapuche, Ass.  COLORE – Cittadini contro le mafie,  Ass. culturale Aktivamente, Ass. Il Cerchio, Ass. Italia-Nicaragua, Ass. Kiwani – Il risveglio, Associazione No.Di-INostri Diritti, Associazione Stelle Cadenti – artisti per la pace, A Sud, ATTAC Italia, Campagna di solidarietà con le Comunità Ixiles del Guatemala, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Centro Comunicazione COMBONIFEM, Centro Missionario Giovanile dei Servi di Maria, Centro studi Juan Gerardi, CETRI-TIRES, CEVI – Centro di Volontariato Internazionale, CISV – Comunità Impegno Servizio Volontariato, Cittadini Liberi – Porto Tolle, Collettivo Lucciole per lanterne, Comitato 11 Ottobre, Comitato Carlos Fonseca, Comitato Italiano Amigos Sem Terra, Comitato Lametino Acqua pubblica, Comitato No Carbone – Rossano (CS), Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Reggio Emilia, Comune-info.net, Comitato SpeziaViaDalCarbone, Confederazione COBAS, Coordinamento trentino Acqua Bene Comune, D.A.D.A. (Dipartimento Autogestito Dell’Alternativa, ex-bar sede centrale Università Federico II), FabioNews, Forum Ambientalista, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Il sud siamo noi, Legambiente Reggio Emilia, Movimento di Giurisprudenza (Movimento Studentesco Facoltà di Giurisprudenza Università Federico II Napoli), Movimento No Coke Alto Lazio, ONLUS Amici del Guatemala, Pax Christi Italia, Pontinia Ecologia e territorio, Progetto Sur Onlus, Punto pace Pax Christi Reggio Emilia, redazione www.latinoamerica-online.it, Reggae Circus di Adriano Bono, Retenergie, Selvas.org, Servizio Civile Internazionale, Solarecollettivo Onlus, Sos Geotermia Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata, Spazio Sociale Occupato Ex-51, SUR – Società Umane Resistenti, WILPF Italia ( Lega Internazionale di donne per la Pace e la Libertà), Yaku

  • Adesioni internazionali:

CEE Bankwatch Network, Ecodefense (Russia), Asociación de afectados por el proyecto hidroeléctrico El Quimbo – ASOQUIMBO (Colombia), “Movimiento colombiano por la defensa de los territorios y afectados por represas RIOS VIVOS” (Colombia), ARIN (Romania), EDEN Center (Albania), Parlamento Mapuche de Koz Koz (Chile), El movimiento ciudadano Patagonia Unida y Patagonia Sin Represas – Organizaciones comunitarias “Defensores del espiritú de la Patagonia” Cochrane (Chile), “Defensores de la Cuenca del Murta” Bahia Murta (Chile), “Herederos de la Patagonia” Villa Cierro Castillo (Chile), Agrupacion comunitaria Rio Pascua Villa O’Higgins (Chile), Agrupacion comunitaria social y ambiental Chomke Caleta Tortel (Chile), Comunidades Ixiles de San Juan Cotzal, Chajul y Nebaj (Guatemala), Comunidades Q’eqchi de Copon Uspantan (Guatemala), Asociacion Tierra y Libertad para Arauco (Arcueil, Francia), Consejo de Juventudes Maya, Garifuna y Xinca (Guatemala), Comité Central Menonita (Guatemala – El Salvador), Colectivo Informativo Mapuexpress (Wallmapu, Pueblo Mapuche), Grupo de trabajo por derechos colectivos (Chile), Red de organizaciones sociales y ciudadanas de Temuco (Chile), ILSA – Instituto Latinomericano para una Sociedad y un derecho Alternativos, ACIN – Asociacion de Cabildos de Indigenas Norte del Cauca (Colombia), International Rivers, AFRICANDO (España)

Sono obiettivi della campagna:

  • Denunciare e arrestare un modello di sviluppo estrattivista e un modello energetico insostenibile e distruttivo per l’ambiente, che viola i diritti umani ed il  diritto alla partecipazione delle comunità coinvolte.
  • Promuovere un modello energetico alternativo che metta al centro i diritti umani, la difesa della salute dei cittadini e la difesa del territorio come bene comune
  • Sostenere unitariamente le rivendicazioni delle comunità locali in Italia e a livello internazionale
  • Dare vita ad  una campagna globale che metta in rete le comunità locali, i movimenti sociali e le associazioni coinvolte nei diversi conflitti.

Questa campagna mira a sostenere una rete che si coordini a livello locale, regionale, nazionale, internazionale e che adotti strategie  di tipo comunicativo, legale e di mobilitazione, basata sulla partecipazione di soggetti sociali.

 

 

 

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