Se I Nostri Figli Ci Accusano

Se i nostri figli ci accusano

[Da Eco Bergamo] Anche a Bergamo il 15 marzo i ragazzi parteciperanno al primo sciopero mondiale per il clima nato dalla protesta di una quindicenne svedese, Greta Thunberg . Dobbiamo prenderli sul serio.

Adesso abbiamo un dato certo: la temperatura a Bergamo è cresciuta dal 2000 di 1,2 gradi. Per la prima volta abbiamo una cifra frutto di uno studio approfondito e di lungo termine, come spieghiamo negli articoli che seguono. Non è un numero su cui scherzare: la progressione è allarmante, anche se ovviamente è collegata al riscaldamento di tutto il pianeta. Il dato serve come asti- cella di riferimento morale non solo meteorologico: ogni iniziativa che possa mitigare il clima va accolta con la massima serietà, non è un gioco, né una paturnia di eco-ipocondriaci.

Il rimprovero di una bambina

Ce lo stanno ricordando, con la perentorietà degli adolescenti, i ragazzi che in tutto il mondo si stanno mobilitando e che il 15 marzo parteciperanno al primo sciopero mondiale per il clima. La nascita di questo movimento è addirittura più significativa dei suoi esiti. Il 28 agosto scorso, Greta Thunberg (nella foto in alto), una ragazza svedese che allora aveva 15 anni, ha iniziato uno sciopero dalla scuola fino al giorno delle elezioni nel suo Paese, il 9 settembre. Voleva che il nuovo parlamento prendesse sul serio gli accordi di Parigi del 2015 e perciò si è seduta tutti i giorni davanti al palazzo con un cartello che diceva: “sciopero della scuola per il clima”. Poi ha proseguito lo sciopero ogni venerdì. Il suo gesto ha impressionato non solo l’opi- nione pubblica svedese, ma gradualmente tutto il mondo. Il 4 dicembre ha parlato da- vanti ai delegati di tutti i Paesi del mondo alla Cop 24, la Conferenza sul clima che si è svolta a Katowice in Polonia. Il suo discorso, semplice e implacabile verso gli adulti, ha colpito nel segno. A Greta si sono uniti migliaia di giovani in tutto il mondo, che ogni venerdì manifestano davanti ai palazzi della politica.

Una protesta giusta

Anche a Bergamo sta crescendo il movimento e il 15 marzo studenti e genitori (giusta- mente insieme) aderiranno al grande evento che sta cre- scendo grazie al tam tam dei social network.

Non è colpa solo dei governi

Dobbiamo lasciarci interrogare profondamente da questa protesta, perché la nostra società, nella sua maggioranza, dimostra una totale insensibilità alle scelte che impatteranno sul futuro: dai temi ambientali a quelli del- le garanzie sociali, sempre più rivolte agli adulti e meno ai giovani. E non è colpa solo dei governi.

 

Prendiamo la questione del traffico. Nell’inserto di questo numero pubblichiamo dei dati preoccupanti: a Bergamo continuano ad aumentare le auto in circolazione, ce ne sono più di 60 ogni 100 abitanti. Se si tolgono i minorenni che non possono guidare, siamo vicinissimi alla soglia di un’auto per abitante. Il dato è già grave in sé, ma il peggio è che supera l’80% in numero dei veicoli in circolazione non alimentato da fonti ecologiche. Quindi, poco o tanto, inquinano.

Il nostro inserto propone soluzioni a portata di mano, molte basate sulle nuove tecnologie che possono aiutare nella gestione del traffico urbano. Ma senza una volontà politica che esprima quel- la di tutti noi, non ci sarà tecnologia che tenga. Dobbiamo farci carico del grido severo dei nostri figli, prima che, da adulti, ci maledicano.

 

 

TROPPO CALDO  

[di Diego Colombo per Eco Bergamo] La temperatura media a Bergamo è salita di 1,2° negli ultimi vent’anni. La colpa è di diversi fattori: la maggiore urbanizzazione ma anche l’alterazione della meteorologia europea a causa del riscaldamento globale. C’è meno neve, non solo in pianura, e meno nebbia: il meteorologo spiega perché.

In provincia di Bergamo la temperatura media è salita di 1,2° rispetto ai valori ante 2000. Ci superano Pavia e Piacenza, con +1,3°, anche Milano è a più 1,2, Brescia si ferma a 1,1. «Pochi decimi non comportano una variazione significativa – spiega Massimo Mazzoleni del Centro Meteorologico Lombardo -. Dai nostri dati, tutta la Lombardia ha subito un aumento di circa un grado. Tutto è cominciato tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90, con un riscaldamento di mezzo grado che poi è cresciuto. Un primo segnale del mutamento è stata la straordinaria estate del 2003, quando si sfiorarono 40°. Il 2018 ha avuto una fase molto calda tra aprile e dicembre, con valori termici superiori alla media di circa 2 gradi».

Sempre meno continentali

Il clima dell’Italia settentrionale va assumendo, sempre più, caratteristiche di tipo mediterraneo, perdendo quelle di continentalità. Un tempo le basse temperature invernali garantivano la presenza di nebbia per vari giorni: ora è un fenomeno più raro. «Intervengono diversi fattori, tra cui la maggiore urbanizzazione e l’alterazione delle figure bariche che influenzano la meteorologia europea. Nelle aree urbane lombarde l’effetto isola di calore inibisce la genesi e il persistere della nebbia. L’impermebilizzazione del terreno e la riduzione delle aree verdi hanno favorito un calo dei giorni con nebbia “vera” di circa il 30%. È meno frequente anche per il cambiamento del tipo di particolato inquinante. La diffusione, fino agli anni ’80, di impianti di riscaldamento a nafta e carbone facilitava l’emissione di particelle di combustione con diametro maggiore. Tali particelle, fungendo da nuclei di condensazione, consentivano l’aggregarsi delle goccioline di vapore acqueo e la formazione della nebbia. Ora prevalgono polveri sottilissime (vedi Pm 2,5 e Pm 1), che rendono più 380 precario questo fenomeno».

Rispetto al recente passato nevica meno e non solo in pianura: a gennaio Alpi e Prealpi avevano poca neve fino a 2000 metri. «A inizio ’900 l’isola d calore di Milano superava di poco la Cerchia dei Bastioni; ora avvolge tutto l’hinterland. Verso Nord il tessuto urbano non ha soluzione di continuità. Anomalie termiche sul vicino Atlantico modificano poi le traiettorie dei sistemi nuvolosi in transito sul Nord Italia e il tipo di masse d’aria che li alimentano. Così si ha una prevalenza della caduta di pioggia, non ne- ve, rispetto al XX secolo, durante il quale siamo usciti dalla Piccola Era Glaciale».

 

Cambiamenti non lineari

In sintesi, l’eccessiva urbanizzazione e il riscaldamento globale hanno ridotto i giorni di nebbia o neve. «Non sono finite le nevicate: anzi non è impossibile che Milano possa vivere un grande evento con 40 cm. Temperature più alte permettono eventi precipitativi più intensi grazie al maggior contenuto di vapore acqueo nell’aria. Ciò vale per tutte le città lombarde, Bergamo inclusa. L’estremizzazione e il riscaldamento del clima toccano anche i piccoli centri, seppur con effetti diversi dalle città, dove l’isola di calore genera un microclima particolare».

«Il cambiamento climatico – conclude Mazzoleni – non ha un andamento lineare. Il suo comportamento è di tipo sinusoidale e presenta fasi di progresso seguite da fasi di stasi o di discesa della temperatura. L’uomo, così, si abitua a nuove condizioni e non riconosce più l’importanza della variazione in atto da almeno 30-50 anni».

I RIMEDI

[di Diego Colombo per Eco Bergamo] In città nuove piante e autobus elettrici ma bisogna fare di più

Parlano l’assessore comunale all’Ambiente, Leyla Ciagà, e la responsabile nazionale del Dipartimento Ambiente di Forza Italia, Alessandra Gallone. Tante le idee: meno asfalto, più controlli sugli impianti termici e scelte diverse sull’aeroporto.

Chiediamo all’assessore all’Ambiente del Comune di Bergamo, Leyla Ciagà, come si sta muovendo per la mitigazione e l’adattamento, e alla senatrice Alessandra Gallone, consigliere comunale e responsabile nazionale del Dipartimento Ambiente di Forza Italia quali scelte, a suo giudizio, andrebbero compiute.

Una funzione essenziale per l’assorbimento dell’anidride carbonica è svolta dalla vegetazione. «Nell’arco del nostro mandato saranno 7.500 le nuove piantumazioni – dice l’assessore Ciagà. Seimila sono alberi forestali, frutto di una recente donazione ricevuta dalla Eon, l’azienda europea del settore delle energie rinnovabili. Il tramite è stata la Etifor, la società di consulenza ambientale dell’Università di Padova».

Dove sono realizzate queste piantumazioni? «Duemila a Colognola, nell’area di via dell’Industria, e quattromila nella zona dell’ospedale alla Trucca. Le rimanenti sono dovute alla reintegrazione delle alberature nei viali urbani e agli interventi di riqualificazione e nuova realizzazione di parchi e giardini pubblici. Abbiamo in corso una quindicina di cantieri».

«Nel Comune di Bergamo – continua l’assessore – i metri quadrati di verde pubblico so- no 2 milioni». Corrispondono al 5 per cento del territorio, 16,6 metri quadrati di verde pubblico per ogni residente. «Poi c’è il verde agricolo, com- preso in gran parte nel Parco Sud-Ovest, 250 ettari, 2 milioni e mezzo di metri quadrati, vincolati. Ricordo che, per quest’area, si era parlato della nuova sede dell’Accademia della Guardia di finanza, del nuovo stadio, della cittadella dello sport. Il risultato sarebbe stato edificarne una parte. Ora è stato ampliato e accorpato nel Parco dei Colli: manca solo l’ultimo suggello di Regione Lombardia. Le previsioni edificatorie, invece, sono state destinate ad aree di- smesse, non incrementando le superfici impermeabili, evitando ulteriori consumo di suolo e isole di calore».

Più bus e auto elettriche

Come opera il Comune riguardo al contenimento delle emissioni? «Con la Linea C, la prima in Italia interamente elettrica, con 12 bus, abbiamo tagliato 163 g/km di anidride carbonica, 425,6 mg/km di ossidi di azoto, 29,7 mg/km di polveri sottili. Poi abbiamo appena inaugurato la rete per i veicoli elettrici, con 32 colonnine e la possibilità di ricarica contemporanea di due mezzi. Le prime undici sono attive dal 13 febbraio». Quante sono in città le auto elettriche in circolazione? «Sono 54. E in totale 166 considerando quelle nella provincia con il contrassegno per il parcheggio gratuito in città. Nella prossima legislatura vorrei che l’Amministrazione si dotasse di un piano comunale di adattamento ai cambiamenti climatici. Riducendo, per esempio, l’asfalto negli spazi pubblici, il materiale più impermeabile e fonte di isole di calore. Quando riqualifichiamo parchi e giardini, lo togliamo sempre. Era presente ovunque. È uno sforzo necessario. Alla Trucca abbiamo posato il calcestre, una pavimentazione drenante. Asfalto in un parco, un luogo di refrigerio, è un ossimoro».

Riscaldamenti sotto accusa

«Se ogni Comune mettesse in atto iniziative di mitigazione, se ne vedrebbero le conseguenze», esordisce la senatrice Alessandra Gallone, consigliere comunale e responsabile nazionale del Dipartimento Ambiente di Forza Italia.

«In una città la prima fonte di inquinamento sono gli impianti di riscaldamento. Il Comune aveva avviato un’inizia- tiva di controlli delle caldaie e delle emissioni. Spero che stia portando frutti. Ce ne sono ancora moltissime, soprattutto nei condomini, ma anche nelle abitazioni singole, non mantenute e verificate a dovere. Ne deriva un aumento esponenziale dell’inquinamento. Sarebbe necessario introdurre incentivi per la sostituzione e l’adeguamento».

«A Bergamo – sottolinea Gallone – inquina, in maniera ahimè molto pesante, l’aeroporto. Da un lato, è economicamente imprescindibile. Dall’altro, dobbiamo domandarci fino a dove vogliamo spingerci con lo sviluppo dei voli. Mettiamo sul tavolo i benefici e l’attenzione alla salute pubblica e al territorio. È una scelta politica. Bisogna trova- re il punto di equilibrio. Definito il limite, stop. Rinunciamo a qualcosa». «Il terzo punto – continua – è l’inquinamento veicolare. Le Ztl spostano il problema, non lo risolvono. Ci si ritrova solo con vie di serie A e altre di serie B, intossicate dal traffico. Bisogna trovare un altro criterio, perché la città è un luogo di movimento e di scambio. Per esempio, incentivi sui mezzi non inquinanti, vetture elettriche e ibride. In Senato ho fatto introdurre un articolo al Codice della strada per un pass ecologico, con cui si può circolare in tutti i Comuni italiani».

Servirebbe uno sforzo coordinato

L’analisi dell’European data journalism network è basata su oltre 100 milioni di dati meteo e mostra che tutte le più grandi città europee sono diventate più calde, nel XXI secolo, rispetto ai cento anni precedenti. Se le regioni più colpite sono Paesi nordici, Andalusia e Romania, l’Italia non sfugge alla tendenza. Nel dicembre 2015 i 195 membri della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici hanno approvato, con l’Accordo di Parigi, “la limitazione dell’aumento della temperatura a 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali”. In molte città europee quella soglia è già stata raggiunta. Anche a gennaio 2019, a livello globale, si è registrato un aumento di 0,4 gradi rispetto alla media tra il 1981 e il 2010.

Nonostante la vasta gamma di conseguenze dell’innalzamento delle temperature, gli sforzi per un adattamento concreto e coordinato stentano a decollare. Il fenomeno può essere tenuto sotto controllo solo interrompendo l’uso degli idrocarburi come combustibili e raggiungendo l’obiettivo di catturare il carbonio presente nell’atmosfera.

Adattarsi all’innalzamento delle temperature è indifferibile per garantire la stessa vivibilità degli insediamenti umani. I piani nazionali si limitano spesso ai provvedimenti fiscali per incentivare l’uso delle energie rinnovabili. Quando si tratta di creare spazi verdi per limitare l’effetto isola di calore e, di conseguenza, i disagi anche sanitari causati dalle ondate di caldo, di migliorare le reti di trasporti pubblici per renderle più resistenti al caldo o di installare strumenti di raffreddamento nelle scuole, ogni città si muove per conto proprio.

IL CLIMA

Sciopero mondiale: le scuole di Bergamo e L’Eco in campo

Nemmeno un uomo politico navigato come Al Gore, con i suoi film e libri, c’era riuscito. Una ragazzina con la passione per la vita ha creato un movimento mondiale di sensibilizzazione sui cambia- menti climatici. Greta Thunberg, svedese di 16 anni, sta stupendo il mondo con le sue iniziative. È intervenuta alla conferenza sul clima di Katowice, pronunciando il discorso più convincente di tutta l’assise, al Forum economico di Davos, dove, annualmente, si ritrovano i “padroni” del pianeta, a Bruxelles, sollecitando la Ue a «raddoppiare i limiti alle emissioni entro dieci anni oppure sarete definiti malfattori». Greta ha iniziato, da sola, ad astenersi dalle lezioni di venerdì e a ma- nifestare davanti al Parlamen- to svedese per salvare il pianeta dal riscaldamento globale.

Il suo esempio si sta diffondendo in tutto il mondo. Il movimento internazionale Fridays For Future viaggia sui social network. È arrivato anche in Italia. Venerdì 15 marzo, allo SchoolStrike4Climate, l’agita- zione mondiale delle scuole per il clima, gli istituti bergamaschi aderiscono con un progetto promosso dalle Associa- zione e i Comitati Genitori di Bergamo sulla “grande sfida che tutti insieme possiamo affrontare”. «Ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza – ha detto Greta -. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate che cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo davvero».

Un inserto di 4 pagine

Il 14 marzo L’Eco di Bergamo offrirà ai suoi lettori un inserto di quattro pagine con strumenti e spunti di riflessione per i genitori, gli studenti e gli insegnanti, da utilizzare in classe e a casa per approfondi- re l’argomento. Se, come prevede l’Accordo di Parigi firmato nel 2015 da 195 Paesi, l’aumento delle temperature medie deve restare entro fine secolo sotto i 2 gradi, o auspicabilmente 1,5, bisogna realizzare in 30 anni un’impresa straordinaria: rottamare un intero sistema energetico, passando alle rinnovabili. È possibile. Ma è impegnativo. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti.

Il nostro giornale mostrerà come i cambiamenti climatici siano già, ogni giorno, sotto gli occhi tutti, anche nella Berga- masca, che deve le proprie for- tune agricole e industriali alla ricchezza idrica. A Bergamo, tra il 2000 e il 2017, la temperatura è già stata superiore di 1,2 gradi rispetto alla media del Novecento, come abbiamo vi- sto nelle pagine precedenti. Il ghiacciaio del Gleno sparisce a vista d’occhio. La trasformazione del regime delle piogge, da meno frequenti e diluite a più rare e alluvionali, rende le piene e le frane più consuete.

Agricoltura a un bivio

L’agricoltura deve sostituire le coltivazioni dove, per certe specie fa ormai troppo caldo. L’industria deve incrementare la riconversione ecologica. Arrivano alle nostre latitudini malattie tropicali, co- me la febbre del Nilo. Si diffondono nuovi e più aggressivi insetti. L’incremento delle temperature nei torrenti e fiumi alpini, come conseguenza del riscaldamento dell’aria, mette a rischio le specie fluviali più delicate, come rivela una ricerca acca- demica. La cronaca di questi giorni dimostra come i pescatori bergamaschi si stiano accorgendo dei cambiamenti: all’apertura della stagione, molte lenze per poca acqua, molti rifiuti sulle rive e scarsità di pesci. Non c’è più tempo da perdere.

RISVEGLI

[Rinaldo Mangili per Eco.Bergamo] Il clima cambia ed anche la fine del letargo si anticipa

Modificandosi il normale andamento delle stagioni, rischia di alterarsi l’orologio biologico degli animali. Il fenomeno – con modalità diverse per ogni specie – è tipico dei mammiferi. Il più “dormiglione”? È il Ghiro

È quasi primavera e gli animali che nel tardo autunno erano andati in letargo stanno per risvegliarsi. Per adattarsi e sopravvivere alle temperature rigide dell’inverno è stata necessaria una preparazione adeguata: non cercando né consumando le sostanze nutritive, prima si sono cibati abbondante- mente, più del normale, per avere riserve di grasso immagazzinate per poter sopravvivere. Hanno dovuto preparare tane e nidi con materiali isolanti, per mantenere stabile la temperatura corporea e rimanere immobili per non sprecare energie.

I cambiamenti climatici degli ultimi anni stanno mutando anche il periodo del le- targo, sempre più anticipato rispetto al normale. Poiché il risveglio dipende dall’aumento delle ore di luce delle giornate e delle temperature, se si modifica il normale andamento delle stagioni a causa dei cambiamenti climatici – dicono gli studiosi – l’orologio biologico degli animali rischia di alterarsi.

Ogni specie animale, soprattutto i mammiferi, affronta a suo modo l’emergenza climatica perché ciascuno ha una sua temperatura critica di risveglio. In particolare, gli inverni più miti rischiano di confondere l’istinto degli ani- mali spingendoli a svegliarsi prima del tempo per poi subire in modo negativo un eventuale ritorno del freddo, senza contare che la fine anticipata del letargo significa anche in- contrare forti difficoltà nel re- perimento del cibo.

Il letargo per i mammiferi

Per gli studiosi il termine dovrebbe essere applicato solo ai mammiferi perché, essendo a sangue caldo (omeotermi), possiedono complessi meccanismi di regolazione tali da riuscire a mantenere relativa- mente costante la temperatura interna del corpo al variare delle condizioni esterne entro certi limiti.

Nei periodi freddi la regola- zione della temperatura corporea è il più importante fattore di consumo di energia per l’organismo, per cui il letargo di una specie omeoterma, cessando l’alimentazione, per- mette un risparmio di energia e un forte abbassamento della temperatura: il metabolismo si rallenta fino allo 0,2 % rispetto ai valori normali e di tutte le funzioni organiche (rallentamento del battito cardiaco fino ad 1 – 2 pulsazioni al minuto).

Il letargo non può essere indotto artificialmente (per esempio con il raffreddamento) in specie che normalmente non ibernano perché, se la temperatura corporea scendesse al di sotto di 25° C circa, l’animale andrebbe incontro a seri problemi di sopravvivenza. Si tratta quindi di un meccanismo ereditario, che sopravviene solo spontanea- mente in certe condizioni.

Vi sono mammiferi come il Lupo, la Volpe, i Cinghiali, i Cervi ed i Caprioli che riesco- no ad affrontare il freddo (an- che meno 20 gradi sulle nostre montagne) senza problemi, mentre numerosi altri anima- li selvatici (anfibi, altri mammiferi e rettili), vanno in letargo quando le temperature si abbassano… ed ogni specie lo fa in modi diversi. C’è chi scava tane ove ripararsi, chi si raggruppa vicino ai suoi simili, chi cade subito in un sonno prolungato e profondo e chi si sveglia ogni tanto per bere.

Alcune curiosità

Il “dormiglione” più noto è il Ghiro, dorme fino a 6 mesi usando la sua morbida coda come una coperta per conservare il calore: emette un suono come se russasse, i battiti del cuore passano da 280 al minuto a poche decine di volte, la temperatura corporea va dai 38°Ca2-3°C.

Tra gli animali a sangue freddo alcune specie di rane van- no in letargo dopo aver scavato buche nel terreno, quel- le acquatiche si immergono nel fango in fondo agli stagni rimanendovi fino a primavera. Le tartarughe terrestri dopo aver smesso progressivamente di mangiare si rintanano in un luogo tranquillo ove dormono profonda- mente almeno fino ad aprile. Anche il letargo del riccio dura 6 mesi: prima di rintanarsi si raggomitola in un rifugio caldo, poi rallenta il metabolismo ed il battito cardiaco, oltre che la respira- zione. I pipistrelli rallentano le attività corporee per consumare meno energia possi- bile, si svegliano ad intervalli regolari soltanto per bere.

Quest’anno, a causa della temperatura non rigida, hanno fatto fatica ad addormentarsi i Ricci e sono stati osservati risvegli anticipati di Pipistrelli.