Sciati…camenati! Viaggio nel Salento No Tap 14 aprile, 2017 | Redazione A Sud

“Ogni mattina un salentino si sveglia e sa che dovrà correre più veloce del gas”.

 

[di Rita Cantalino per A Sud] Quando nel 2008 è scoppiata la mobilitazione contro la discarica di Chiaiano i cittadini hanno ripreso un vecchio slogan del No Global Forum di Napoli del 2001: “Jatevenne!”, “andatevene”. La scelta di una parola d’ordine deve essere inequivocabile e come i napoletani si erano ribellati alla presenza dei grandi affamatori della terra semplicemente cacciandoli dal proprio territorio, facendo capire loro che non erano i benvenuti, allo stesso modo sette anni dopo si rivolgevano alle imprese e agli attori istituzionali coinvolti circa la possibilità di sversare i rifiuti in una cava designata sul territorio di Chiaiano: “Jatevenne!” “Andatevene”.

 

Nella stessa, identica, maniera, si rivolgono i ristoratori salentini verso i vertici di Tap e il governo e non può essere un caso.
Quando la Trans Adriac Pipeline AG ha iniziato a mettere in campo strategie per raccogliere il consenso dei cittadi ni del territorio si è scontrata sempre con un compatto rifiuto di qualunque tentativo di mediazione. Andava in quella direzione “Mena”, il Master d’Eccellenza per la Nuova Alimentazione che l’azienda ha promosso a titolo gratuito sul territorio, formalmente in “promozione e sostegno dell’economia locale”, sostanzialmente uno dei tentativi di accattivarsi e comprarsi i giovani e non di un territorio ostile. Tentativo messo in ridicolo, come detto, dai cittadini stessi. Per rispondere sono scesi in campo gli attori interessati, quelli che avrebbero dovuto ospitare la formazione pratica del master, i ristoratori, i quali hanno trasformato l’acronimo del nome in uno slogan non passibile di ambiguità: “Sciati… caMenaTi”, “Andate, camminate”.

 

Perché come il g8 era un’invasione per le strade di Napoli, come lo era la discarica di Chiaiano, lo è allo stesso modo il gasdotto per le città salentine.

Non ci sono margini di mediazione, non c’è niente da contrattare: Sciati!

 

Mena è stato solo uno dei tentativi di Tap di accattivarsi un territorio che non ne vuole sapere: un altro esempio, ci hanno raccontato le nostre guide, è la promozione di una sorta di bando per le attività sociali indirizzato alle associazioni. 25000 euro di finanziamento ai singoli progetti presentati. Anche questo, andato deserto o quasi: in un territorio in cui tutti quei soldi farebbero comodo a chiunque organizzi attività sociali o ricreative, soltanto in pochi hanno ceduto al ricatto e in alcuni di questi casi la scelta ha determinato spaccature interne agli aggregati che l’hanno fatta.

 

Questo perché la battaglia di cui stiamo parlando è radicale, è una battaglia che riguarda ogni singola persona del territorio e tutti impegna, a diversi livelli di consapevolezza forse, ma sicuramente con lo stesso netto rifiuto e la stessa sensazione di invasione: da Gianluca Maggiore, il fonico che da otto anni studia carte e progetti e potrebbe avere una laurea ad honorem sul tema perché conosce quel progetto meglio di chi l’ha scritto ed è in grado di citarti a mente tutti i difetti strutturali, tutte le pecche giuridiche e tutti i casi analoghi in giro per l’Italia e per il mondo, ai bambini che ci hanno fermati mentre facevamo interviste chiedendoci se eravamo a favore o contro il progetto, per poi regalarci un ramo d’ulivo quando abbiamo confessato loro la nostra intenzione di raccontare la loro protesta a tutta l’Italia.

 

Gli ulivi sono un tema fondamentale: “Gli ulivi qui sono come uno di famiglia per noi”, ci ha detto Marco Potì, il sindaco di Melendugno, raccontandoci di un attaccamento ancestrale dei salentini a quei grandi vecchi che abitano le loro campagne. Molti di loro erano presenti quando sono nate le persone che ora li stanno difendendo, quando sono nati i loro padri, quando sono nati i padri dei loro padri e così via, andando molto, molto indietro. Non si tratta di una difesa strumentale: questa terra nasce e cresce all’ombra degli ulivi, a loro dedica le sue attività economiche principali e grazie a essi sopravvive.

 

Sono come uno di famiglia, di una grande famiglia che è la comunità salentina, che come tali li sta difendendo: la battaglia contro la Tap è trasversale e impegna in maniera compatta tutti quelli che sono interessati dal progetto. Dal sindaco di Melendugno, il comune interessato dallo sbocco del “tubo” ai sindaci di altri 94 (su 97) comuni della provincia Leccese. Molti di loro si mobilitavano contro il progetto prima di indossare la fascia tricolore e stanno semplicemente riportando la battaglia che già conducevano all’interno delle istituzioni.

 

“E’ una battaglia di democrazia perchè le istanze dei territori vengano riconosciute” ci ha detto Alberto Santoro, attivista dell’Associazione Tramontana, una delle prime che si è occupata della questione TAP poi confluita all’interno del Comitato. E’ un tradimento all’esito del Referendum del 4 Dicembre: ogni qual volta che si viene a creare un conflitto tra Stato e Regione, il primo scavalca le autorità locali, arrogandosi le competenze. Qui è accaduto lo stesso: l’Autorizzazione Unica è stata rilasciata dalla Presidenza del Consiglio nonostante la Valutazione di Impatto ambientale negativa della Regione e l’ottemperanza della prescrizione A44(di competenza regionale), riguardante l’espianto degli ulivi, è stata verificata dal Ministero.

 

Questa invasione riguarda tutti e tutti si mobilitano: dalla Regione Puglia alla società civile, dai proprietari delle attività commerciali come Enzo Concepita, il ristoratore di San Foca, proveniente da una famiglia di pescatori e quindi da sempre legato al mare che vogliono bucargli, ad Alfredo Fasiello, il gestore di Lido San Basilio, meglio noto come il Mamanera, la più grande dance hall reggae a cielo aperto del Salento, scenario di concerti che hanno ospitato artisti da tutto il mondo e conosciutissimo a livello internazionale.

 

Il Mamanera ha una piccola struttura in legno, qualche tavolo in cui bere qualcosa e mangiare ottimo pesce freschissimo e più niente, solo una spiaggia e un mare meravigliosi, che dovrebbero essere il punto d’approdo del gasdotto.

 

Quasi tutti gli esercenti del territorio espongono bandiere, volantini, manifesti o mettono in campo iniziative di sostegno: il bar Belloco è il punto di riferimento di chi voglia acquistare le magliette che servono a sostenere economicamente la battaglia, il ristorante Concepita ha dedicato ben due piatti del menù alla questione: la “Frittura NoTap” con i prodotti tipici di San Foca pescati a San Basilio, e la “Linguina Cassano”, dedicata allo scoglietto Cassano, in zona di San Basilio, dove deve passare il tubo. All’esterno di “Concepita”, il ristorante di Enzo, sventola la “leggendaria”, la prima bandiera No Tap: consunta da sei anni di vento salentino ma ancora simbolo di una battaglia che è iniziata da molto prima che arrivassero le telecamere.

 

Da quando, ormai più di tre settimane fa, è cominciata l’eradicazione degli ulivi, il presidio permanente è stato affollato da centinaia di persone. Ogni mattina i produttori locali portavano la colazione a chi aveva pernottato: pasticciotti leccesi e caffè a chiunque ne volesse. A pranzo ogni giorno arrivavano ristoratori e persone comuni, con enormi scodelle di frittura di pesce.

 

Tutti i giorni famiglie con bambini, anche piccolissimi, si sono messe in prima fila per difendere la terra, gli ulivi, il mare del Salento. La foto dei bambini in prima fila a respingere i blindati della Polizia ha fatto il giro del mondo ma ci sono ancora molti, moltissimi simboli: il professore in sciopero della fame da quando tutto è iniziato, il cieco del presidio che ogni giorno opponeva la sua presenza fisica e il suo bastone ai manganelli degli agenti schierati, costringendoli ad abbassare le armi. Esiste su Facebook un gruppo chiamato “BlablaTap”, in cui chiunque voglia raggiungere il presidio, da qualunque zona, può richiedere un passaggio e che è servito a coordinare la presenza massiccia della popolazione per tutta la durata del presidio.

 

Il presidio per il momento è fermo, venerdì scorso (7 aprile) il Tar ha bloccato l’eradicazione fino al 18 aprile a seguito della richiesta della Regione Puglia e dal Comitato No Tap, per verificare lo stato in cui si trovano gli ulivi e se essi siano stati messi o siano ora in pericolo. Dal presidio sono sicuri che il blocco verrà confermato perché troppo grande è il pericolo che i grandi vecchi stanno correndo: alcuni di essi sono classificati come beni monumentali perché si tratta di esemplari millenari che, come ci dicono qui, sono sopravvissuti a tutte le invasioni che questo territorio ha vissuto nella storia e ora sono a rischio per l’arrivo del PD.

 

Nel frattempo non ci si è fermati, si organizzano manifestazioni come la marcia del 9 aprile a Melendugno, che ha visto sfilare mamme e bambini o come il corteo studentesco di Lecce di quello stesso pomeriggio, si continua a far vivere quella campagna con attività che lo difendono raccontandolo, facendo rivivere le tradizioni cui tutti lì sono legati ma anche andando in giro, comune per comune, città per città, raccontando a chi ancora non lo sapesse (e sono veramente pochi) le ragioni della protesta.

 

E hanno molto da dire: la mobilitazione contro la Tap ha creato una fucina enorme di esperti autodidatti del tema ma anche di studiosi veri e propri. Sono tantissimi i giovani che ci hanno elencato che hanno indirizzato il proprio percorso di studio alla battaglia: ingegneri, fisici, biologi che si stanno formando in giro per il mondo, facendo dottorati, solo per tornare a casa propria e difendere il proprio mare e la propria terra. Non si tratta di una difesa sterile, strumentale, non si tratta di una battaglia “nimby”: qui tutti sanno bene di cosa parlano e in cosa stanno mettendo il naso, e per difendere cosa hanno messo i loro corpi. Qualunque tipo di domanda è occasione per elencare dati, casi, leggi, pagine specifiche del progetto, procedimenti burocratici ottemperati o meno (in molti casi meno), ma anche alternative possibili: dai modelli completi come quello di Melpignano o del Comune di Specchia a idee per specifiche per l’efficientamento e la produzione comunitaria dell’energia, a principi globali, politici innanzitutto: “l’Italia ha firmato un accordo a Parigi e ora non lo sta rispettando”, continuano a ripeterci.

 

Quella dei NoTap non è una battaglia da guardare da lontano: non leggetela dalle colonne dei giornali ma andate lì a guardarla, ad ascoltare quello che ha da dire una popolazione che ha deciso di mettere in campo le proprie energie, le proprie intelligenze, i propri corpi e, soprattutto, la propria vita, per condurla. Lì non si fa nient’altro: “Ogni mattina un salentino si sveglia e sa che dovrà correre più veloce del gas” ci ha detto ironicamente la nostra guida, Matteo, un giovane di Melendugno che segue da sempre la battaglia e che, come molti altri, veramente si sveglia ogni mattina e dedica la propria giornata a corse in giro per il territorio, appuntamenti, riunioni, tempo da dedicare al presidio, a tutto quello che serve alla battaglia fino a sera, e il giorno dopo ricomincia.

 

Non c’è tempo e modo per fare altro lì, per strada non si parla d’altro, i volantini, le bandiere, i cartelli, i manifesti, puoi trovarli in ogni negozio perché la questione riguarda tutti e tutti sono schierati, perché a un’invasione così strumentale, così inutile, così dannosa, non si può che rispondere con un rifiuto fermo e collettivo: “Sciati… camenati!”

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