SalvaRoma: Togliersi il cappio dal collo e discutere con i cittadini 7 maggio, 2014 | Redazione A Sud

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|Comunicato Stampa|
Per un nuovo modello di città e di gestione 

 

Con l’approvazione del cosiddetto decreto Salva Roma il Governo e il Parlamento hanno commissariato Roma Capitale e messo il cappio al collo alla città. La versione definitiva, appena licenziata dal Senato, peggiora ulteriormente, se possibile, all’art.16 i rigidi dettami contenuti nelle versioni precedenti.

 

In buona sostanza il cosiddetto Piano di riequilibrio strutturale,che il Comune dovrà sottoporre ai Ministeri degli Interni e dell’Economia, prevede licenziamenti, blocchi salariali, svendita del patrimonio, privatizzazione dei servizi, per assicurare, oltre al rientro dal debito, il pagamento di circa sei miliardi di interessi alle banche. Nel SalvaRoma non sono presenti provvedimenti per sanare i principali deficit della città: asili, case popolari, sanità, verde, trasporti, servizi, partecipazione democratica, che invece verranno peggiorati dal Piano di riequilibrio.

 

Il decreto quindi non salva Roma, ma le banche:  condanna Roma al degrado e i cittadini a rinunciare a servizi essenziali e a vedere ulteriormente erosi garanzie e diritti, primo tra tutti quello di partecipare alla gestione della cosa pubblica.

 

Noi pensiamo che il ricatto non vada accettato, e che un grande comune come Roma deve difendere la propria autonomia e i suoi cittadini dalle pretese della finanza. Ma pensiamo anche che non può essere un Sindaco votato da un quarto dei cittadini a decidere da solo, né tantomeno che possano decidere i tecnici dei Ministeri .

 

La cabina di regia varata in Campidoglio per discutere dei dettagli (tutt’altro che marginali) della strategia di rientro si è riunita già diverse volte, l’ultima volta il 29 aprile scorso alla presenza, tra gli altri,  del sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze Giovanni Legnini.

 

E’ noto che la Troika italica chiamata a avocare a sè poteri e sovranità del governo della città è composta, oltre al  Ministero dell’Economia, da quello dell’Interno e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un commissariamento in piena regola che rende le decisioni assunte ancor più deleterie, inique e lontane dalle reali esigenze dei cittadini.

 

Occorre ribadire con forza che il bilancio economico e sociale della città ed il suo risanamento non è affare degli ispettori ministeriali, ma dei cittadini e delle cittadine romane.

 

E’ dunque necessaria l’aperturadi un dibattito pubblico che coinvolga l’intera città e le forze sociali nel quale sia possibile confrontare differenti ipotesi invece che accingersi a fare i “compiti a casa”.

 

Come deLiberiamoRoma, larga coalizione di cittadinanza attiva romana, stiamo raccogliendo le firme per quattro delibere di iniziativa popolare che vanno nella direzione opposta al decreto: sanare il deficit di scuole; usare il patrimonio, compreso quello privato, e tassare la grande proprietà immobiliare, per rispondere al bisogno di alloggi, lavoro e servizi; ripubblicizzare il servizio idrico; escludere dal patto di stabilità gli investimenti sui beni comuni e il welfare locale.

 

Per queste ragioni, nei prossimi tre mesi saremo presenti nelle piazze e delle strade della città, attraverso iniziative, momenti di confronto e di informazione, banchetti di raccolta firme, azioni e mobilitazioni, convinti che Roma non può essere liberata che dal basso dal giogo dell’austerità e dal dogma dell’inevitabile rinuncia ai diritti di cittadinanza, ai servizi essenziali, alla partecipazione.

 

 

Informazioni sulla campagna, sulle delibere e sulle iniziative su:

www.deliberiamoroma.org

 

 

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