Rifiuti: duello tra Raggi e Zingaretti, ma nessuna soluzione 13 giugno, 2018 | Redazione A Sud

[di Alessandro Coltrè per A Sud] <<Roma sta soffrendo. A breve porteremo sul tavolo del Governo i nostri dossier su rifiuti e trasporti. Noi abbiamo bisogno di altri sbocchi che sono di competenza della Regione>>.  La scorsa settimana, a margine dell’inaugurazione della nuova porzione del parco di Tor Marancia, la Sindaca di Roma ha puntato il dito contro Nicola Zingaretti perché non sta lavorando per il bene della Capitale.

 

Per il governatore della Regione Lazio, le parole della Sindaca sono state un brutto comiziaccio arrogante e preferisce dunque non entrare nel merito delle questioni.

 

A colpi di tweet e dirette Facebook, si sta consumando il nuovo duello tra Raggi e Zingaretti. A distanza di un anno, torna lo scontro istituzionale per la questione rifiuti ed esattamente come l’anno scorso, le azioni concrete stentano a partire.

 

Secondo il rapporto di Legambiente, negli ultimi due anni la raccolta differenziata a Roma è salita di qualche punto: dal 42, 8 % al 44, 3 %. La diffusione del porta a porta è fisso al 33 % e – si legge ancora nel rapporto – l’ambizioso programma del Campidoglio per il raggiungimento nei prossimi 3 anni del 70% di Raccolta differenziata sembra compromesso considerando questi dati a meno di un cambio di rotta deciso» Altra criticità analizzata da Legambiente è la disomogeneità della raccolta differenziata: è quella stradale a prevalere, mentre solo in tre municipi la raccolta porta a porta supera il 50%.

 

Venerdì 8 giugno la Regione Lazio ha dato il via libera al conferimento di 150 tonnellate di indifferenziato al giorno in diversi impianti pugliesi. A inizio maggio la Pisana ha approvato la delibera che prolunga l’invio dei rifiuti in due impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) dell’Abruzzo per tutto il 2018. E ancora, San Vittore, Aprilia, Ravenna, Austria, Portogallo e Germania. I rifiuti di Roma continuano a viaggiare in Italia e all’estero. Le due ciminiere di Colleferro – che per anni hanno bruciato i rifiuti capitolini – restano spente e si attende la fine del bando di vendita di Lazio Ambiente, società regionale che gestisce gli inceneritori, uno dei quali per il 40 % di proprietà dell’AMA.

 

Nella città a Sud di Roma non c’è più spazio per questi due impianti, lo dimostra l’opposizione popolare con il movimento Rifiutiamoli, arrivato a più di 200 giorni di presidio permanente contro i lavori di ristrutturazione degli inceneritori. Chiunque abbia intenzione di acquisire le due società – dichiara il movimento Rifiutiamoli –  e chiunque veda come prospettiva di investimento il rilancio degli inceneritori, dovrà fare i conti con i cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco che in cinquemila hanno manifestato la loro opposizione al riavvio degli impianti a luglio 2017.

 

Il problema più grande per la città eterna resta dunque l’indifferenziato. I tmb romani continuano a essere saturi, lavorano con difficoltà la loro riconversione rimane solo un annuncio. Gli impianti di trattamento meccanico biologico sono due di proprietà dell’AMA, e due del CO.LA.RI, il consorzio di Cerroni, commissariato per il processo sul traffico illecito di rifiuti nel Lazio, con il quale il Comune ha un accordo per trattare i rifiuti fino al 3 aprile 2019.

 

Puntualmente, dopo il primo maggio e durante l’inizio dell’estate, gli impianti non riescono a trattare tutto l’indifferenziato che arriva dalla raccolta, i rifiuti restano per strada e si grida all’emergenza. Un evento ciclico, conseguenza di un sistema che tutti gli enti conoscono ma che non è stato ancora oggetto di una seria programmazione tra Comune e Regione Lazio.

 

Roma chiede l’attuazione di un piano rifiuti, La Pisana controbatte che è il Comune che deve indicare i siti dove far sorgere gli impianti. Per legge (art. 197 D.Lgs. 152/06) sono le province – ora le aree metropolitane – a dover indicare “le zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti”. Il campidoglio risponde che li ha indicati. Quelle indicate da Roma Capitale sono due aree dove far sorgere impianti di compostaggio che tratterebbero il rifiuto organico e non l’indifferenziato.

 

La Regione Lazio durante la scorsa legislatura non è riuscita a consegnare un nuovo piano rifiuti. Dopo la chiusura di Malagrotta, avvenuta nel 2013, l’assessorato all’ambiente è rimasto dipendente dagli impianti di Cerroni, non ha trovato un’alternativa valida al sistema dei rifiuti romano e continua a tamponare la situazione usufruendo di altri territori.

 

Ora, il nuovo assessore al ciclo dei rifiuti Massimo Valeriani ha iniziato a lavorare all’aggiornamento dei dati sulla produzione dei rifiuti nelle varie zone regionali e sul fabbisogno degli impianti. E anche Valeriani attacca il Campidoglio: “La sindaca continua a parlare di rifiuti e a lanciare accuse, mentre la Regione è impegnata ad aiutare la città di Roma con interventi immediati e misure di lungo periodo, per questo sorprende che l’Amministrazione capitolina non conosca o finga di non conoscere leggi, procedure e tavoli di lavoro comuni”.

 

Tra accuse reciproche e post sui social, il duello tra Zingaretti e Raggi continua solo a spostare il problema, producendo come risultato 700 mila tonnellate di rifiuti bruciati in giro per l’Italia e l’Europa.

 

Fino all’ultimo cassonetto stracolmo, la sfida va avanti: si cerca di vincere senza trovare soluzioni.

 

Tags:



Back to Top ↑