Protesta pacifica dei nativi Lakota contro l’oleodotto: 45 arresti illegali 27 settembre, 2016 | Redazione A Sud

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[di Simona Mazza su laspiapress.com] In queste ore si sta verificando una terribile violazione dei diritti umani, di cui praticamene nessuno parla. La notizia riguarda gli arresti illegali di oltre 45 nativi Lakota Hunkpapa (discendenti diretti di Toro Seduto) della nazione Lakota Sioux di Standing Rock, in North Dakota (USA), che stanno protestando pacificamente contro la costruzione di un oleodotto all’interno delle loro riserve. I particolari sono stati forniti da Alessandro Martire, avvocato fiorentino presidente dell’Associazione culturale Wambli Gleska (nata per diffondere nel nostro Paese la cultura tradizionale del Popolo Lakota, nonché promuovere riconoscimenti e rapporti internazionali con i vari “Governi Locali “ per i diritti umani della Nazione Lakota Sioux).

 

Cosa sta accadendo. Come accennato, il governo USA vuole consentire alla compagnia petrolifera Enbridge di costruire un oleodotto (DAPL Dakota Access Pipeline) in North Dakota e Illinois, che trasporterebbe greggio attraverso quattro stati, passando sotto il fiume Missouri e numerosi altri corsi d’acqua. Oltre ad attingere acqua potabile destinata ai nativi, verrebbero distrutti o danneggiati irreparabilmente numerosi siti archeologici, antichi siti di sepoltura e luoghi sacri ai Nativi.

 

Oltre all’evidente arbitrio, sono stati arrestati con fascette ai polsi, numerosi indiani che protestavano, (fermati anche donne e bambini che intonavano canti sacri e tenevano in mano oggetti di culto).

 

Tra di essi anche il presidente tribale Dave Archambault II e il consigliere tribale Dana Wasinzi. Contro di loro sono stati addirittura scagliati cani da combattimento. Le scene, visibili su utube, ricordano gli scontri di Selma di 51 anni fa, (7 marzo 1965) quando centinaia di attivisti che si battevano per i diritti dei neri americani furono attaccati dalla polizia dell’Alabama.

 

La realizzazione dell’oleodotto viola palesemente il Trattato di Fort Laramie del 1868, in cui il governo americano si impegnava a “garantire per sempre l’utilizzo indisturbato delle risorse idriche” ai nativi, in quei campi di concentramento a cielo aperto chiamati “riserve”. Ovviamente il pericolo più grave è rappresentato dall’eventuale sversamento del greggio, che andrebbe ad inquinare il fiume Missouri e numerosi altri corsi d’acqua da cui non solo i nativi, ma milioni di altre persone attingono per le necessità quotidiane.

 

All’inizio dell’anno 2016 i nativi avevano innalzato un accampamento, il Sacred Stone Camp, in un sito della riserva destinato al passaggio dell’oleodotto, dando via a sit-in permanenti. Inoltre era stata lanciata una petizione online alla quale avevano aderito numerose personalità tra cui Leonardo Di Caprio, Susan Sarandon e Shailene Woodley. A luglio si era svolta persino una marcia di protesta per sensibilizzare l’opinione pubblica, correndo per oltre 3000 km da Standing Rock fino a Washington, ed erigendo un tepee di fronte al Campidoglio. Le proteste non sono tuttavia servite a nulla. Non appena l’Army Corps of Engineers (Genio miltare) ha dato l’ok al terribile progetto, Enbridge e le altre aziende petrolifere coinvolte hanno cominciato i lavori, protette dalla polizia statale e dallo sceriffo, che se ne infischiano dei diritti umani e dell’ambiente.

 

Il silenzio dei media. La stampa del North Dakota ha dapprima cercato di minimizzare gli eventi, bollando le proteste come “attività criminali” e utilizzando in alcune occasioni termini apertamente razzisti. Addirittura il governatore dello stato Jack Dalrymple, consigliere di Donald Trump, ha ordinato di innalzare posti di blocco e di tagliare l’acqua al campo per disperdere i manifestanti. Fatalità….si è scoperto che Dalrymple e altri sostenitori dell’oleodotto possiedono delle quote nella società che promuove il progetto, e sono quindi in evidente conflitto d’interessi.

 

I Lakota non si sono lasciati intimorire ed hanno esteso il loro appello anche a numerose tribù e simpatizzanti, che si sono uniti immediatamente alla protesta. Sono pertanto piombati nella riserva Lakota oltre 80 tribù provenienti da tutti gli Stati Uniti e dal Canada, tra cui gli Cheyenne e gli Arapaho, coi quali i Lakota sconfissero Custer nella celebre battaglia del Little Big Horn. Presenti pure i Crow, tradizionali nemici dei Lakota. Immancabili come sempre gli attivisti di Amnesty International, il movimento Black Lives Matters, il NO DALP e molti altri. Difficile mantenere il silenzio sulla questione a questo punto! Le manifestazioni si sono trasformate infatti nel più grande raduno di Nativi Americani dall’occupazione di Wounded Knee del 1973, con oltre 3000 persone in sit-in permanente. A questo punto il New York Times ha dovuto parlare della figuraccia che sta facendo lo stato del North Dakota e infine i lavori sono stati sospesi.

 

Una bella notizia? In parte sì. Peccato che a deciderà sarà un giudice federale entro settembre. Intanto i Nativi hanno dichiarato, per voce del comitato di anziani riunito al Sacred Stone Camp, che non abbandoneranno la postazione fino a quando il progetto non sarà stato definitivamente accantonato. Come accennato, nei siti sorgono luoghi sacri e tombe antiche. Sarebbe come costruire un oleodotto che passa tra S. Pietro e il Verano! La protesta dei Nativi ha persino raggiunto Barack Obama, che ha il potere di bloccare l’oleodotto e che durante le campagne elettorali aveva dichiarato che non avrebbe abbandonato a se stessi i nativi, gli abitanti originari delle Americhe.

 

Una protesta che va al di là degli interessi dei nativi. I Lakota Hunkpapa, non lottano solo per la difesa dei loro diritti, quanto soprattuto per il bene di Madre Terra e contro lo strapotere delle multinazionali del petrolio che, invece di sviluppare metodologie rispettose dell’ambiente, restano ancorate al vecchio e calpestano i popoli in nome del Dio denaro.

 

“Solo quando avrete inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero e pescato l’ultimo pesce, solo allora vi accorgerete di non poter mangiare il denaro accumulato nelle vostre banche.” – Anonimo nativo americano.

 

Conclusioni. A seguire, il link relativo alla Convenzione di Ginevra ILO 169 su Popoli indigeni e tribali, 1989 nome dei diritti dei popoli http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.h Essa ribadisce fra le altre cose che l’acqua e l’aria sono un diritto di tutti. “Non si vende Madre Terra diceva Cavallo Pazzo e anche il Papa ultimamente ha parlato di Madre Terra proprio come i come i Nativi” ha spiegato Alessandro Martire. “Una tragedia: bisogna far sapere cosa accade a questi popoli”, ha aggiunto Martire. “Negli USA questa protesta attecchisce poco, gli indiani sono un rimorso, una rogna, una spina nel fianco per gli americani”. Adesso spetta alla rete e ai media diffondere la notizia. laspiapress.com si associa alla lotta.

 

Pubblicato il 07/09/2016



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