Progetto Veritas: un pezzo di resistenza in Terra dei Fuochi 28 febbraio, 2017 | Redazione A Sud

In Terra dei Fuochi la gente resiste con ogni mezzo alla superficialità con cui la devastazione ambientale viene affrontata dalla politica: nonostante l’Europa chieda che si guardi all’incenerimento e alle discariche come extrema ratio dello smaltimento legale dei rifiuti, è proprio a queste che la Regione ammicca ancora con il Piano varato dall’amministrazione De Luca. I roghi continuano – e sempre continueranno – finché gli sversamenti illegali di rifiuti industriali non saranno gestiti come un problema di sistema e non come una occasionale deviazione dalle regole. La regola, purtroppo, qui in Campania e non solo, è spesso il lavoro a nero come a nero è, per conseguenza, lo smaltimento degli scarti che produce. L’agricoltura, nonostante gli sbandieramenti politici, non è adeguatamente tutelata: il pericoloso oscillare tra il 1%, 2%, 3.8% di terreni avvelenati mentre il fronte della Terra dei Fuochi avanza mostruosamente di giorno in giorno, ci dice solo che si danno i numeri senza far nulla di concreto in termini di interdizione dei campi, di pubblicazione dei valori di fondo e di analisi delle acque.

 

E la Sanità? Strutture chiuse, pazienti nelle corsie quando non per terra in un pronto soccorso di provincia, mancanza di screening adeguati, progetti costosissimi pagati con i soldi dei cittadini e che si arenano a metà percorso, viaggi della speranza nelle regioni del nord per assicurare l’assistenza migliore a malati che, troppo spesso, sono bimbi.

 

In questo difficile contesto nasce il Progetto Veritas che mette insieme medici affermati e cittadini comuni per dimostrare che, dal basso, si può tutto. Perfino arrivare a quei risultati che richiederebbero mezzi imponenti per essere raggiunti e ai quali la politica, indifferente quando non volutamente assente, sembra proprio non voler pervenire.

 

“Un gruppo di cittadini onesti e risoluti”, direbbe Margareth Mead, quelli della Rete di Cittadinanza e Comunità, hanno convogliato le energie dell’Università Federico II di Napoli, un oncologo di fama internazionale (il Prof. Antonio Giordano direttore dello Sbarro Health Research Organization di Philadelphia), attivisti ambientalisti, cittadini comuni e perfino artisti, per poter effettuare test tossicologici all’avanguardia su persone affette da gravi patologie in Terra dei Fuochi e mapparne il sangue allo scopo di misurare qual è la portata dell’impatto ambientale sulla salute umana.

 

I costi dei test di laboratorio verranno economicamente sostenuti tramite crowdfunding sul web, spettacoli e varie iniziative sul territorio: una grande raccolta fondi, insomma, che rimane lontana dalle questue istituzionali e soprattutto dalle ombre della politica. I test saranno effettuati gratuitamente da un grande staff di medici della storica università napoletana e lo studio finale di biomonitoraggio condotto – e sempre senza compenso – dal Prof. Giordano negli Stati Uniti.

 

Veritas è, perciò, un esercizio di cittadinanza attiva e un pezzo di resistenza vera: la verità è scomoda quando si parla di relazione tra inquinamento e salute perché le responsabilità non possono essere attribuite alla sola camorra. Stato e industria senz’anima hanno immolato le persone, i bambini, sull’altare del profitto ad ogni costo. E anche se, come ha spesso dichiarato Vincenzo Tosti, portavoce della Rete di Cittadinanza e Comunità, la verità nessuno può averla in tasca, affermare che in Terra dei Fuochi si muoia per stili di vita errati o solo per mala sanità è una evidente non verità.

 

Lo Stato non fa nulla per salvare la Terra dei Fuochi? Allora, siamo tutti chiamati a fare la nostra parte. Ognuno come può. Riprendiamoci le città, le campagne, le urne, gli ospedali, le scuole, i laboratori di ricerca. Perché sono troppe le bare bianche, troppo acute le grida dei genitori e, per contro, troppo assordante il silenzio delle istituzioni per poter rimanere ancora qui, seduti, ad aspettare.

 

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