Preoccupazione per le scelte Usa e per le lobby dei fossili nel negoziato 13 novembre, 2016 | Redazione A Sud

13desk2-riapertura-protest-marrakesh-marocco-cop22[di Marica Di Pierri su Il Manifesto] È il giorno del giro di boa per la 22° Conferenza Onu sui cambiamenti climatici in corso da lunedì scorso a Marrakech. La città marocchina, rimessa a nuovo per l’occasione, brulica di persone: oltre 50.000 le presenze stimate, di cui 20.000 delegati accreditati dall’Unfccc, 30.000 rappresentanti di organizzazioni sociali e 2.000 giornalisti. Nei prossimi giorni è atteso l’arrivo di 30 capi di governo e 40 capi di Stato, a conferma dell’importanza delle negoziazioni in corso: dopo la sigla dell’Accordo di Parigi, entrato in vigore il 4 novembre, alla Cop marocchina spetta il compito di definirne le modalità di attuazione.

 

Tra le questioni più rilevanti, oltre alla definizione degli impegni finanziari per il Fondo Verde, spicca la necessità di prevedere criteri certi e trasparenti per misurare e valutare gli Ndc i contributi di riduzione definiti dai singoli paesi. Quanto previsto attualmente non risulta sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi contenuti all’art.2 dell’Accordo: un allarme questo confermato dall’Emission Gap Report diffuso dall’Unep la scorsa settimana. Secondo l’Agenzia Onu per l’Ambiente, con gli impegni attualmente fissati i gas serra raggiungerebbero le 54-56 Gton di Co2 al 2030 e porterebbero lo scenario climatico ad un aumento di temperatura dai +2,9 ai +3,4°.

 

A destare le critiche delle Ong è invece l’ingombrante presenza, ai tavoli negoziali, dei rappresentanti delle lobbies dell’energia fossile, di cui la Cop22 registra il preoccupante primato. Secondo l’osservatorio Corporate Accountability International sono circa 30 i soggetti non statali – tra imprese, fondazioni e Ong collegate – incluse all’interno delle negoziazioni. Tra esse spiccano Chevron, Shell, Total, ExxonMobil e Glencore, protagoniste di un conflitto di interessi ancora lontano dall’essere risolto.

 

DUE GIORNI fa oltre 240 rappresentanti di tutte le fedi religiose, tra cui il Vescovo Desmond Tutu e il Dalai Lama, hanno diffuso un documento indirizzato ai governi riuniti a Marrakech in cui definiscono «eticamente insostenibile» ogni politica volta allo sfruttamento delle fonti fossili.
La giornata di sabato è stata dedicata ai giovani, che hanno posto l’accento sulla necessità di una maggior inclusione delle giovani generazioni nelle azioni climatiche. Al centro, il tema della giustizia intergenerazionale: ad ispirare le azioni di mitigazione deve essere la necessità di preservare non solo i diritti delle generazioni presenti, ma anche di quelle future. Nei giorni scorsi, un gruppo di giovanissimi delegati Usa hanno inscenato una protesta contro le dichiarazioni di Trump sugli impegni climatici: seduti in cerchio hanno presentato la lista degli impegni da mantenere, scandendo in coro che lottare contro i cambiamenti climatici è un diritto dei popoli, oltre che un impegno per le amministrazioni pubbliche.

 

NEI CORRIDOI DELLA COP continuano ad aleggiare le preoccupazione connesse all’elezione di Trump, ancor più dopo i rumors che accreditano Myron Ebell come papabile per il vertice dell’Epa – Agenzia Usa di Protezione ambientale. Celebre per appartenere, pur non essendo uno scienziato, alle fila dei negazionisti in tema di cambiamenti climatici, Ebell avrebbe il compito di smontare il Piano di Azione climatica voluto dall’amministrazione Obama.
Oggi alle 14.00, a conclusione della prima settimana di lavori, è previsto l’appuntamento di mobilitazione sociale. La Climate Justice March, promossa da 350.org e dalle organizzazioni sociali partirà dallo Stadio Harti e percorrerà 3 km fino alla Piazza Bab Doukkala, dove un palco con speaker e artisti attenderà i manifestanti.

 

LUNEDÌ APRIRÀ invece i battenti lo Spazio Cittadino Autogestito, forum di discussione promosso dalla società civile. Nel campus dell’Università di Marrakech arriveranno migliaia di attivisti per prendere parte alle oltre 300 attività registrate. Il leit motiv delle organizzazioni sociali continua ad essere la rivendicazione di Giustizia Climatica per unire l’azione contro il riscaldamento globale alle istanze di giustizia ed equità sociale.

 

Pubblicato il 13/11/2016

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