Piscinas, Sardegna: Un Fiume “rosso Veleno” In Un Paradiso Naturale

Piscinas, Sardegna: un fiume “rosso veleno” in un paradiso naturale

dsc_1665[di Augusto De Sanctis su stopdevastazioni.wordpress.com]Piscinas è sinonimo di splendore. Uno dei posti più belli del Mediterraneo e del Pianeta, un posto unico, dune alte decine di metri in un contesto selvaggio. Ad Arbus, una strada sterrata che le raggiunge, un solo albergo per chilometri di costa intatta. Un vero e proprio paradiso imperdibile per chi vuole conoscere la Sardegna e in generale l’Europa, che ai più appare intatto. Appare, appunto. Chi percorre la stradina tra marina di Arbus e Piscinas si trova a dover guadare un corso d’acqua, il Rio Piscinas, che ha l’alveo e anche le acque di uno strano color rosso intenso.

 

I più continuano senza farsi troppe domande, d’altro lato già si stagliano le dune all’orizzonte e viene voglia di andare ad esplorare questa meraviglia. Forse un fiume rosso contribuisce a creare fascino in chi – e sono troppi – è a digiuno delle basilari conoscenze in materia di ambiente.

 

Il fiume è rosso per la pesantissima contaminazione da metalli pesanti, come Cadmio, Rame, Nichel, Piombo, Zinco, derivanti dalla miniera dismessa posta pochi chilometri a monte. Dalla galleria Fais sgorgano veleni su veleni, senza sosta, nel rio Irvi che poi si immette nel Rio Piscinas. Chiusa nel 1991 e mai bonificata nonostante una sentenza del 2001 e 25 anni di rimpalli e progetti in larga parte abortiti. La storia è raccontata con maggiori dettagli qui dal Gruppo di Intervento Giuridico. Addirittura nell’acqua del mare antistante la foce nel 2012 hanno trovato il cadmio oltre i limiti degli Standard di Qualità Ambientale.

 

Così, mentre allegramente si massacra la Val di Susa insieme a tanti altri posti del nostro ormai ex Belpaese, con il TAV e altre mega-opere cementizie da miliardi e miliardi di euro, uno dei posti su cui potrebbe reggere la nostra economia continua ad essere devastato. Lo diciamo da tempo: l’unica grande opera deve essere il risanamento del nostro territorio. Praticamente è come avere perennemente i quadri degli Firenze, i Botticelli, i Raffaello, i Perugino, sotto il fango e non fare niente per salvarli. Piscinas è un gioiello unico, solo l’inciviltà può far permanere questo scandalo.

 

Serve come nell’alluvione di Firenze del 1966 uno scatto d’orgoglio. Costringere chi governa a rispettare la legge, a mettere in pratica il principio “chi ha inquinato deve pagare“. Qui ci sono violazioni pesantissime di diverse norme comunitarie. Dalla Direttiva 60/2000 “Acque” alla Direttiva 43/92/CEE “Habitat”. Ricordiamo che sulla carta le dune e i corsi d’acqua sono addirittura Siti di Interesse Comunitario per la fauna e la flora presenti.

 

Sedici habitat tutelati, decine di specie protette, tra cui il Cervo sardo che, immaginiamo, va ad abbeverarsi in questi corsi d’acqua. La contaminazione è così evidente che si vede direttamente dalle ortofotocarte del Ministero dell’Ambiente consultabili sul Portale Cartografico Nazionale. Un rivolo rosso che sul terreno si trasforma in un carico di veleno che scorre verso il mare senza che nessuno intervenga efficacemente.

 

Merito di singole associazioni (il già ricordato Gruppo di Intervento Giuridico; l’associazione locale Arbus20e20 che ha organizzato una giornata di studio a marzo 2016) o di parlamentari (ad esempio, ricordiamo solo l’ultima delle molteplici interrogazioni presentate sull’argomento) o della stampa locale (ad esempio). Niente sembra spostare dall’indifferenza di enti ed istituzioni.

 

Pubblicato su stopdevastazioni.wordpress.com l’8/7/2016