Petrolio, Matteo Renzi irritato dal referendum 20 gennaio, 2016 | Redazione A Sud

Mediterraneo: Greenpeace appello a Anci Sicilia stop trivelle[di A. Mauro su Huffingtonpost.it] Questa storia del referendum sulle trivellazioni petrolifere non piace per niente a Matteo Renzi. La scelta della Corte Costituzionale di ammettere anche solo un quesito referendario gli ha oscurato una giornata già turbolenta per via dello scontro continuo con l’Unione Europea. E ora il premier si trova a dover fronteggiare un’artiglieria che, a sentire i suoi, sembra pesante. Intorno al comitato ‘No triv’ che oggi esulta per la decisione della Consulta, c’è tutto un fronte largo che va dal M5s, a Sel, la Lega, pezzi di Pd e ben nove amministrazioni regionali di centrosinistra, più il mondo cattolico e ambientalista. Ce n’è di roba per temere che la consultazione popolare possa avere successo: come è accaduto nel 2011 con il referendum contro la privatizzazione dell’acqua.

 

E’ questo il timore che si fa largo a Palazzo Chigi e al quartier generale del Pd. Il premier esclude assolutamente un election day tra amministrative e referendum. E’ la richiesta dei referendari: per risparmiare risorse del bilancio e anche per mandare alle urne più gente e sperare così di raggiungere il quorum. Richiesta respinta già al mittente. “Ma anche senza un election day, la consultazione è popolare, è molto sentita soprattutto al sud”, si allarma un parlamentare della maggioranza Dem dietro anonimato. “Ormai non la riacchiappiamo più: hanno davvero possibilità di raggiungere il quorum, come è successo per l’acqua nel 2011”, è l’amara conclusione.

 

Per questo Renzi cerca di correre ai ripari. Non con una nuova norma che riveda lo Sblocca Italia in modo da evitare il referendum. Ormai questa strada delle modifiche legislative è stata tentata, attraverso la legge di stabilità a dicembre, e non è servita a granché. Non ha evitato ogni rischio, visto che la suprema corte ha ammesso un quesito, pur bocciandone cinque sui quali però Regioni e No Triv vogliono far ricorso presentando un conflitto di attribuzione. La storia quindi non è finita. Ma il premier affila le armi. E comincia già a stendere la sua campagna comunicativa anti ‘No triv’.

 

E’ sbagliato impostare il quesito come “trivelle sì, trivelle no”, sono gli ordini che studia con i suoi a Palazzo Chigi. Perché “che non si faranno più trivellazioni e concessioni è già nella legge di Stabilità”. Anche se c’è da dire che il quesito ammesso dalla Corte contesta la durata dei permessi, legati alla vita del giacimento. Praticamente perenni. Un principio che Renzi continua a difendere. Il suo contrattacco su questo punto sta nel fatto che “ciò significa garantire la manutenzione degli impianti, l’impatto ambientale degli stessi e anche circa 5.000 posti di lavoro”. E’ questo il succo della sua comunicazione: dritto al cuore della piaga della disoccupazione, viva soprattutto al sud.

 

Anche i No triv affilano le armi per la campagna referendaria. Michele Emiliano, governatore pugliese che ha sempre sostenuto il referendum, esulta: “Renzi dovrebbe essere contento perché quando il popolo irrompe chi è iscritto al Partito Democratico deve essere contento per definizione. La campagna inizia da ora”. Ma quella di Renzi è diversa e opposta. Il governatore dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso, capofila della richiesta referendaria fino a qualche giorno fa quando ha deciso di sfilarsi, “non ci fa una bella figura”, dice il costituzionalista ‘No triv’ Enzo Di Salvatore. Che continua: “E’ probabile che il governatore abruzzese abbia messo in campo una specie di scambio col Governo: ti risolvo Ombrina e tu in cambio fai saltare il referendum. Non ha rispettato la democrazia, perchè addirittura andare in giudizio contro le Regioni dopo aver promosso i quesiti?”.

 

Ora nel Comitato ‘No triv’ pensano a mettere su un conflitto di attribuzione con le Regioni per contestare la bocciatura degli altri quesiti. “Complimenti al Consiglio regionale del Veneto, che oggi ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale per impugnare la legge di Stabilità 2016, per la parte relativa alle trivellazioni petrolifere”, sottolineano i deputati di Alternativa Libera – Possibile Marco Baldassarre, Pippo Civati, Massimo Artini, Luca Pastorino, Eleonora Bechis, Andrea Maestri, Tancredi Turco, Beatrice Brignone, Samuele Segoni e Toni Matarrelli. “Ora tocca alle altre Regioni Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Sardegna e Liguria, che hanno promosso i referendum contro le trivellazioni, dimostrare ai propri elettori che sono sinceramente e convintamente contrari alla truffa perpetrata dal Governo con la legge di Stabilità per cancellare i referendum sulle trivellazioni, seguire la stessa strada imboccata dal Veneto. I vari presidenti di regione del Partito Democratico che fino ad oggi hanno espresso la loro contrarietà verbale alle norme sulle trivellazioni, contenute nella Stabilità, abbiano il coraggio di sollevare anche loro il conflitto di attribuzione”.

 

Pubblicato su Huffingtonpost.it il 19 gennaio 2016

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