Perché aderiamo a “Lotto marzo”. 6 marzo, 2017 | Redazione A Sud

Mercoledì mattina la sede di A Sud sarà chiusa.

 

Non lavoreremo: aderiremo a Lotto Marzo a Roma: Sciopero globale delle donne.

 

La decisione particolare di astenerci dalle nostre attività quotidiane, di “scioperare” noi stesse, deriva da un ragionamento globale. Non abbiamo “capi” cui fare riferimento, nessuna rivendicazione specifica per cui astenerci dalle nostre attività ma un ragionamento molto più ampio e affascinante.

 

L’idea che le donne scioperino astenendosi dalla produzione e riproduzione sociale, che si approprino dello sciopero come strumento di genere per contrastare forme specifiche di violenza, discriminazione e sfruttamento che riguardano il quotidiano, è insieme innovativa e particolarmente efficace.

 

Non è solo, e tanto basterebbe, nell’ambito delle possibilità di emancipazione e accesso al mondo del lavoro che ogni giorno subiamo violenze e discriminazione, non è solo nell’ambito privato delle mura domestiche o in quello pubblico di una società patriarcale e ancora basata sull’idea che a fare il mondo sia il maschio alpha bianco e civilizzato mentre la donna può, al limite, svolgere una funzione ancillare e, se vuole uscirne, deve vestire i panni dell’uomo, “mettere i pantaloni” e “avere le palle”, rinunciando alla propria specificità.

 

C’è tutto questo dietro la nostra adesione alla manifestazione, ma c’è anche un ragionamento particolare dovuta alla specificità del nostro intervento.

 

C’è una forma di sfruttamento della donna legata a doppio filo al sistema capitalistico e alla devastazione ambientale dei nostri territori, allo sfruttamento delle risorse e all’appropriazione illegittima dei beni comuni: è lo sfruttamento che insiste direttamente sui corpi delle donne, che attraverso le politiche di gestione ambientale che guardano solo al profitto e non alla salute dei cittadini e delle cittadine ha impatti devastanti sulla loro salute e sulla loro fertilità, sulla capacità del loro organismo di sostenere gravidanze e anche sulla loro possibilità di allattare.

 

La Ministra Lorenzin sta conducendo una campagna sulla salute della donna e sulla fertilità demolendo implicitamente l’idea che la maternità sia una scelta valida tanto quanto la non maternità, proponendo come modello comportamentale e sociale quello della giovane coppia con figli ma, allo stesso tempo, proponendo come soluzione all’infertilità di moltissime giovani donne un elenco ipocrita di buone pratiche.

 

L’elenco dei fattori principali di infertilità stilato dal Ministero è colpevolmente miope: da nessuna parte sono menzionati i fattori ambientali. In un paese in cui esistono zone in cui uomini e donne sono condannati, loro malgrado, a non avere figli perché la loro salute, spesso il loro DNA, risulta contaminato dalla nascita o dal fatto di vivere in zone in cui l’esposizione a sostanze contaminanti è la regola.

 

Nel paese della Terra dei Fuochi, nel paese delle discariche e degli inceneritori, nel paese dove aumenta quotidianamente il numero delle zone da bonificare e dove però le bonifiche non ci sono mai, il Ministero della Salute propone un modello comportamentale e sociale e un elenco di buone pratiche per attuarlo che appare surreale.

 

Sono queste e molte altre le ragioni della nostra riflessioni, le ragioni per cui abbiamo, più di un anno fa, lanciato la nostra campagna “Guardiane delle Terra” e le ragioni che ci hanno portate in piazza a promuovere il Fertility Fake lo scorso settembre.

 

Queste sono le ragioni per cui mercoledì pomeriggio, alle 17, saremo in piazza, e per le quali invitiamo tutte e tutti a partecipare.

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