Il temibile Glifosato e la campagna europea per bandirlo 8 febbraio, 2017 | Redazione A Sud

[di Milena Molozzu per A Sud] Il glifosato è l’erbicida più potente al mondo, largamente utilizzato dalla Monsanto nel Round Up, il prodotto di questo genere più utilizzato in agricoltura.

 

Nel 1974 viene lanciato sul mercato, nel 1996 viene presentata la RoundUp Ready Soy, la prima soia transgenica modificata per resistere al potere biocida del glifosato.

 

A partire da quel momento, il consumo di glifosato passa dai 67 milioni di chili del 1995 agli 826 milioni di chili nel 2014!

 

Scaduto il brevetto Monsanto, sono circa 750 i prodotti che contengo glifosato presenti sul mercato e 13 le principali multinazionali agrochimiche che li producono.

 

Molti studi segnalano chiaramente l’impatto negativo degli agro tossici sull’ambiente e sulla salute umana. Il glifosato e gli altri agrotossici portano a perdita di biodiversità, degradazione dei suoli, inquinamento ambientale e problemi per la salute.

 

I possibili effetti cancerogeni del glifosato sono stati denunciati dalla International agency for research on cancer (IARC), che nel 2015 registra il glifosato come prodotto probabilmente cancerogeno. L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e una commissione FAO-OMS hanno messo in dubbio la posizione della IARC proprio mentre la Commissione deve decidere il rinnovo dell’autorizzazione per i prossimi 15 anni.

 

La campagna di raccolta firme ICE#STOPGLYPHOSATE chiede l’applicazione del principio di precauzione, da sempre pilastro caratterizzante della politica UE in tema di tutela della salute e del consumatore, che proibisce di utilizzare un prodotto probabilmente pericoloso.

 

Sull’Atlante mondiale di Giustizia Ambientale EJAtlas sono  21 i conflitti ambientali legati alla multinazionale agrochimica Monsanto e 48 quelli legati più in generale agli agro tossici, che presentano un inquietante legame con l’incremento dei suicidi che avvengono nelle aree rurali.

 

I conflitti, concentrati soprattutto in America Latina e Asia, sono legati alla contestatissima Monsanto Protection Act, legge volta a diffondere un forte controllo sulla gestione delle sementi (seed privatization) per tutelare la diffusione delle colture OGM, richiedendo ai governi una sostanziale dipendenza dalle multinazionali biotech per l’accesso agli input di base agricoli.

 

In tutto il mondo le comunità agricole si sono ribellate a questo tentativo di monopolizzare il controllo delle sementi e delle coltivazioni di mais, cotone, soia.

 

Nello Sri Lanka il conflitto è nato per la  mancata applicazione delle legge 2007 sull’etichettatura, che obbligherebbe ad informare il consumatore sulla presenza di contenuti alimentari di origine transgenica.

 

In mancanza di evidenze scientifiche che affermano l’innocuità del glifosato che entra nella catena alimentare, in Serbia è stato registrato il caso di difesa dei consumatori dall’uso e commercio sul mercato interno di prodotti OGM (contro Mc Donald, per il pollo alimentato con soia transgenica). In Portogallo Spagna - dove invece sono ammesse la produzione, il commercio e l’utilizzo di prodotti OGM- i conflitti presenti sull’EJAtlas sono legati alla volontà di molti agricoltori di ottenere la delimitazione delle colture OGM e la protezione dalla contaminazione richiedendo l’istituzione di free transgenic zones.

 

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