Pacchetto UE 2030 e strategia europea sul clima. Le nostre perplessità. 13 febbraio, 2014 | Redazione A Sud

377896[Marica Di Pierri | A Sud]  Lunedì scorso 10 febbraio la Commissaria Europea all’Azione Cimatica, Connie Hedegaard, ha incontrato negli uffici di Roma i rappresentanti della società civile e delle organizzazioni ambientaliste attive in Italia nella battaglia contro i cambiamenti climatici. L’occasione è stata la recente pubblicazione del pacchetto clima-energia 2030, presentato ufficialmente il 22 gennaio scorso. La presentazione ha seguito di poco la pubblicazione dell’ultimo Rapporto sul clima dell’IPCC, il Panel Intergovernativo dell’Onu, che ha lanciato un ulteriore allarme sui livelli di emissione attuali e sui rischi ambientali, economici e sociali del processo di riscaldamento globale.

 

Le principali novità contenute nel pacchetto europeo sono in sostanza l’innalzamento dell’obiettivo di taglio delle emissioni al 40% entro il 2030 e il passaggio dal 20 al 27% della percentuale di energia che si prevede debba provenire, entro la stessa data, da fonti rinnovabili, oltre a un generico rafforzamento dell’impegno per l’efficienza energetica.

 

A Sud ha partecipato all’incontro sottoponendo all’attenzione della Commissaria UE i principali punti di debolezza rispetto alla strategia europea in materia climatica :

 

– Anzitutto la strategia europea di riduzione delle emissioni non prevede concrete misure disincentivali all’utilizzo di fonti fossili per la produzione di energia. Ciò ha reso possibile che documenti di indirizzo come la Strategia Energetica Nazionale italiana (varata nell’agosto scorso) siano puntati sull’espansione della frontiera estrattiva di petrolio e gas piuttosto che su una serrata transizione alle energie rinnovabili; sono inoltre previsti nel piano europeo finanziamenti alla ricerca sull’energia nucleare, nonostante paesi come l’Italia e la Germania abbiano posizioni contrarie all’utilizzo di tale tipo di energia a causa della magnitudo degli impatti in caso di incidente e della difficile gestione delle scorie di lavorazione;

 

– Il cuore della strategia europea di riduzioni è basata sull’utilizzo di strumenti finanziari e meccanismi di mercato come lo scambio di quote di emissione (ETS) e i Redd+. Tali meccanismi rispondono ad una logica di finanziarizzazione della natura, che va affermandosi progressivamente, come più volte abbiamo denunciato a proposito delle negoziazioni sul clima in sede Onu. Attraverso l’assegnazione di un valore economico al carbonio emesso viene creato un mercato finanziario internazionale ad hoc che si traduce in ulteriore occasione speculativa piuttosto che agire concretamente come deterrente alle emissioni di gas climalteranti. Semplificando: ciascuna impresa può continuare serenamente ad emettere in atmosfera se è più conveniente acquistare crediti di carbonio che mettere in opera politiche aziendali di riduzione concreta.

 

– La definizione di rinnovabili contenuta all’art. 2 della direttiva 28/2009 intitolata “Promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili” è discutibile in quanto rischiosamente ampia. Essa tiene nel novero delle cosiddette rinnovabili tutte le energie non fossili: dal solare a biogas-biomasse e gas di discarica per fare solo alcuni esempi. In altre parole, non distingue tra energie pulite, ovvero producibili senza impatti ambientali, e energie impattanti dal punto di vista ambientale. Ciò ha permesso ad esempio negli anni scorsi l’assegnazione di incentivi CIP6 agli inceneritori di rifiuti così come ha attualmente reso nuova frontiera di speculazione quella legata a biogas e biomasse: solo nella Provincia di Roma sono oltre 160 le autorizzazioni per la costruzione di questo tipo centrali, slegate da qualsivoglia pianificazione energetica territoriale. Altro rischio connesso a tale definizione riguarda l’agricoltura: è allarmante che nella PAC (politica agricola comunitaria) sia previsto un regime speciale per le colture energetiche, a scapito della produzione di cibo e in controtendenza rispetto al necessario rafforzamento delle economie locali contadine.

 

C’è, di fondo, un sostanziale assoggettamento delle politiche di incentivi e di conversione energetica a logiche di convenienza economica. Ne sono emblematica espressione, tra l’altro, le parole del Vicepresidente della Commissione Europea Tajani secondo cui “bene tagliare le emissioni ma con obiettivi raggiungibili e che non mettano in difficoltà l’industria Ue”. Come dire: la competitività delle imprese, la crescita del Pil e l’abbattimento dei costi di produzione sono e restano preminenti rispetto all’interesse collettivo a contenere l’aumento delle temperature e allontanare la catastrofe climatica in rapido avvicinamento.

 

Infine, un’ulteriore riflessione non puntuale ma sistemica. L’emergenza climatica e la crisi energetica legata al picco delle fonti fossili potrebbero e anzi dovrebbero costituire occasione per l’UE di raccogliere una sfida: quella di immaginare e incentivare una transizione energetica non solo legata alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento ma anche alla costruzione di un nuovo modello di produzione, distribuzione e consumo.  Vanno in questo senso le riflessioni orientate ad una produzione energetica distribuita e decentralizzata, particolarmente adatta, ad esempio, all’approvvigionamento domestico e residenziale.

 

Sotto il nome evocativo di “Democrazia Energetica”, portato avanti da anni dai movimenti sociali di tutto il mondo,  c’è tutta la necessità di ripensare la produzione e l’uso di energia pensando al cittadino non più solo come consumatore, ma come produttore e parte attiva di tutto il processo.  Ancor più perchè ci sono fonti energetiche particolarmente adatte a una transizione di questo tipo, a partire dal solare, come diverse sono le esperienze messe in campo dal basso sul tema: dalle comunità dell’energia, alla cooperative di comunità, ai gruppi di acquisto solare.   Evitare mega progetti, incentivare la microproduzione domestica, investire nella costruzioni di reti intelligenti servirebbe, d’un colpo, a rispondere alla sfida climatica, combattere i monopoli in campo energetico, redistribuire ricchezza e favorire la partecipazione della società civile.

 

 

Marica Di Pierri

www.asud.net

 

 

* Le riflessioni fin qui proposte, oltre a provenire dal ragionamento che A Sud porta avanti da anni sulla centralità del modello energetico nel dibattito sulla transizione a modelli economici sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale, sono avvalorate e condivise dalla rete di realtà sociali impegnate su clima, energia e ambiente, provenienti da Italia, Gran Bretagna, Slovenia, Croazia, Romania, Bulgaria coinvolte nel progetto europeo di ricerca sulle buone pratiche europee in campo energetico Cinergy, di cui A Sud è partner .

 

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