Oltre I Limiti Del Pianeta

Oltre i limiti del pianeta

zzz1[di Gustavo Duch. Traduzione di Roberto Casaccia su comune-info.net]  Fino a poco tempo fa era consuetudine diffusa, qui (Spagna, il paese dell’autore, lo scrittore Gustavo Duch ndr) come in molti altri luoghi, che quando si sposava un figlio o una figlia e ed era necessaria una nuova casa, le famiglie del paese aiutavano a costruirla. Se a un allevatore entrava un lupo nella stalla oppure a un contadino un cinghiale nel campo, la comunità collaborava per recuperare le perdite. Il mantenimento delle condutture costituiva un’attività collettiva. Gli investimenti necessari, domestici o del paese, erano in realtà realizzati con la formula dell’oggi per me e domani per te, un “debito” sempre possibile da saldare.

 

E senza rendercene conto, tutti e tutte noi ci siamo trasformati in esseri molto più individualisti, circondati da un’economia capitalista che ha rimpiazzato tangibili sforzi collettivi per prestiti e crediti bancari con monete virtuali. Le imprese si espandono a base di crediti,  le banche, per gudagnare sempre di più, si indebitano con altre banche e gli stati nazionali emettono debito pubblico per poter mantenere in funzionamento il presunto sistema del welfare. Sembra che non esista alcun limite fisico all’ampliamento di questa borsa del debito, credendo (ciecamente) che questa crescita possa essere infinita.

 

Come ci spiega Joan Martínez Alier, viviamo e manteniamo in piedi un edificio economico insostenibile. Nell’attico si è installata l’economia della speculazione che, al vertiginoso ritmo dell’avarizia, esige sempre di più all’economia produttiva dei paini inferiori, la quale a sua volta trasferisce la domanda a Madre Natura (il piano terra e la cantina), che però non può più offrire le risorse ecologiche sufficienti per il riscaldamento dell’edificio: è materialmente ed energicamente impossibile produrre a questi ritmi (tanto) infernali.

 

Già esistono esempi, come negli Stati uniti, nei quali si è giunti al collasso per l’impossibilità di affrontare il debito funzionale al mantenimento dei motori a pieno regime; o il caso di multinazionali come Pescanova, che non potrebbero pescare merluzzo o sogliole al ritmo richiesto dai tassi d’interesse dell’indebitamento; e anche imprese come Panrico, con grandi volumi di vendite, non potranno captare consumatori di donuts in quantità sufficiente per recuperare le proprie perdite. Dice la Storia che il primo segnale d’agonia di qualsiasi impero è l’inizio della decadenza dei suoi dei. Se la Crescita ed il Consumismo sono arrivati al capolinea, si sta dunque giungendo al tramonto del capitalismo?