Oleodotto Dakota Access: calo degli investimenti 10 marzo, 2017 | Redazione A Sud

[da greenreport.it] I Sioux di Standing Rock e i loro alleati hanno dovuto abbandonare l’accampamento di protesta contro l’oleodotto Dakota Access che dovrebbe attraversare terre sacre e importanti risorse idriche, ma con la loro campagna contro banche e fondi pensioni che finanziano l’oleodotto hanno segnato un importante successo:   Storebrand, il gigantesco fondo pensionistico norvegese ha annunciato di aver «preso la decisione di ritirare tutti gli investimenti dal controverso oleodotto Dakota Access, comprese le posizioni nelle compagnie nordamericane Marathon Petroleum Corporation, Enbridge Inc. e Phillips 66».

 

Gli investimenti di Storebrand nella Dakota Access pipeline (Dapl) consistevano in 11,5 milioni di dollari nella Philips 66, 7 milioni di dollari nella Marathon Petroleum Corporation e 16,2 milioni di dollari nella Enbridge, per un totale di 34,8 milioni di dollari.

 

Il disinvestimento dal Dapl di Storebrand è un brutto colpo per chi sta finanziando l’oleodotto: Si  tratta del più grande investitore privato della Norvegia che gestisce asset per 68,9 miliardi di dollari. Quest’anno, a Davos,  Storebrand è stata premiata da  Corporate Knights come la compagnia finanziaria/ banca più sostenibile del mondo e come seconda impresa al mondo dopo Siemens.

 

Matthew Smith, responsabile degli investimenti sostenibili di Storebrand, ha detto: «Siamo giunti alla conclusione che l’active ownership non ci potrà fornire un risultato migliore e, dopo una valutazione globale della situazione, abbiamo deciso di vendere queste posizioni. Come investitori, per noi c’è troppa incertezza, sul fatto che ci sia tato un buon processo che garantisca i diritti di tutte le parti in conflitto. C’è stato il coinvolgimento delle Nazioni Unite, dal presidente Obama e del presidente Trump. E le persone direttamente colpite dalla pipeline sono state prese in mezzo».

 

Pur espressa in un linguaggio finanziario “asettico”, la critica politica da parte di quello che è forse il più ricco fondo pensione del mondo (e che investe i profitti del gas e del petrolio norvegese) alla gestione di tutta la vicenda della Dapl da parte dei petrolieri Usa e dello staff di Trump non  potrebbe essere più feroce

 

Smith  ha aggiunto: «In generale, è nostra convinzione che siamo in grado di avere un effetto più positivo sulle compagnie e le situazioni, utilizzando la nostra posizione come azionista per influenzare il cambiamento. Lo abbiamo fatto con successo in molte occasioni, ma non sempre funziona. Storebrand è stata in contatto diretto con le companies e ha lavorato con gruppi internazionali di investitori. La nostra più recente iniziativa è una lettera degli investitori, che rappresentano 137 investitori con 653 miliardi di asset gestiti, che incoraggia le banche interessate, che hanno prestato i soldi per il progetto ad utilizzare la loro posizione e influenza per produrre un cambiamento positivo e una riconsiderazione il percorso dell’oleodotto. Dato che abbiamo concluso che la proprietà attiva non ha intenzione di fornire un risultato migliore, speriamo che questo possa dare un’indicazione finale alle companies coinvolte a riconsiderare il percorso dell’oleodotto».

 

Il 23 febbraio era stata la banca tedesca BayernLB ad annunciare che avrebbe annullato al più presto possibile il finanziamento del Dapl e che non avrebbe rinnovato il contratto con la Energy Transfer Partners, la compagia che costruisce l’oleodotto.

 

BayernLB aveva investito 120 milioni di dollari nel Dapl e quando la cosa era stata scperta gli ambientalisti tedeschi  e i sostenitori dei water protectors e della  Standing Rock Sioux Tribe  avevano fatto manifestazioni e pressini perché disinvestisse dall’oleodotto e investisse in un futuro verde.

 

Andrea Marcos, in attivista anti-Dapl tedesco che ha partecipato alle azioni per spingere  BayernLB  a disinvestire, spiega. «Come risultato della pressione dell’opinione pubblica bavarese  la banca Bayern LB di proprietà pubblica disinvestirà 120 milioni di dollari dalla Dakota Access piipeline. La Landesbank ha fatto una riunione finanziaria privata il 23 febbraio e ha annunciato che disinvestirà. Attualmente sono nella fase del procedimento di exit plan. Il contesto più ampio è il processo che la banca ha in corso con il governo, essendo una banca di proprietà governativa, ed il governo l’ha convocata a una riunione per discutere l’investimento nel Dapl, e insieme hanno deciso di disinvestire».

 

Insomma, dopo la visita del vice presidente Usa Mike Pence e del segretario di Stato Rex Tillerson in Germania, accusati dagli ambientalisti di essere “Killer climatici”,  la cancelliera Angela Merkel e l’iper- conservatrice Baviera hanno deciso di  schierarsi con i Sioux e contro Trump e i suoi amici petrolieri.

 

(Pubblicato il 3 marzo 2017)

 

 

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