Oggi un presidio per l’anniversario della morte di Berta Caceres 2 marzo, 2017 | Redazione A Sud

 [da dinamopress.it]  Il 2 marzo 2016 veniva assassinata da sicari in Honduras Berta Càceres, militante del Copinh che combatteva contro la costruzione della maxi diga Agua Zarca. Oggi per ricordarla e in vista dell’8 marzo ci sarà un presidio alle 17 sotto l’Ambasciata dell’Honduras

 

Un anno fa veniva assassinata Berta Càceres, una militante e attivista del Copinh (Consiglio civico popolare degli indigeni dell’Honduras), un movimento centrato sulla dignità umana, su una visione di giustizia sociale ed economica antipatriarcale, anticapitalista, antiperialista e antirazzista e sul rispetto dell’ambiente. il Copinh tiene insieme più di 200 comunità indigene dell’Honduras e, in particolare nel caso di Berta, si stava battendo contro la costruzione della maxi diga Agua Zarca sul fiume Gualpuche, un corso d’acqua sacro per l’etnia indigena Lenca. Berta, che stava lottando contro la diga insieme alla comunità indigena di Rio Blanco, ha subito prima numerose minacce, poi è stata uccisa a colpi di fucile nella sua casa mentre stava dormendo. Oggi, nell’anniversario della sua morte e verso l’8 marzo, è stato indetto un presidio alle 17 sotto l’Ambasciata dell’Honduras, a Roma. Pubblichiamo qui di seguito un approfondimento del Copinh sulla sua vicenda.

 

Perchè Berta Càceres è stata assassinata?

Berta Càceres è stata barbaramente uccisa la notte del 2 Marzo 2016 da un commando di sicari armati nella sua casa di La Esperanza (Honduras Occidentale), perché lottava con gli indigeni della comunità di Rio Blanco contro la costruzione della maxi diga Agua Zarca, sul fiume Gualquache. Un fiume sacro per la cosmovisione Lenca, etnia fra le più antiche del Mesoamerica, minacciata da un progetto approvato con concessioni illegali, rilasciate all’impresa costruttrice DESA, contravvenendo alla Convenzione internazionali 169 O.I.T. sul diritto al consenso previo e informato dei popoli indigeni.

 

Una minaccia al sistema capitalista e patriarcale

Alla guida del Copinh, Berta Càceres nel 2013 è riuscita ad estromettere la società costruttrice di dighe più grande del mondo, il colosso cinese Sinohydro, proprio dalla realizzazione del complesso idroelettrico Agua Zarca. Per oltre un anno, gli indigeni hanno bloccato in modo permanente l’accesso al cantiere per impedire i lavori, nonostante i ripetuti tentativi di sgombero, aggressioni, arresti, minacce, torture, omicidi. Ha presentato ricorso contro l’ente finanziatore, l’International Finance Corporation (IFC), braccio del settore privato della Banca Mondiale e ha portato il caso alla Commissione dei diritti umani interamericana. Finché la Sinohydro ha sciolto il contratto con la DESA e l’IFC ha ritirato i finanziamenti.

 

Un vittoria che valse a Berta Càceres il Premio Goldman 2015, il Nobel per l’ambiente assegnato nel mondo a chi si batte in difesa dei beni comuni. Nel 2015 la Desa ha trovato nuovi investitori: il Banco di Sviluppo Olandese FMO, il Banco Finlandese FinnFunnd, la società tedesca Siemens. Con loro anche l’istituto di credito Honduras -Ficohsa, guidato da Camilo Atalche membro di una delle famiglie più potenti dell’Honduras, il clan Atala. Il cantiere è stato spostato ad un chilometro dalla comunità di Rio Blanco, sempre in territorio Lenca e autorizzato con concessioni illegali. Berta è scesa di nuovo in campo con il Copinh e, dopo un’escalation di intimidazioni, è stata uccisa nel sonno a colpi di fucile, durante i giorni del “Forum Energia Alternativa”, lanciato per riorganizzare la lotta indigena nella comunità.

 

Finora otto le persone incriminate per il suo assassinio, fra cui alcuni ex membri dell’esercito e persone legate alla società costruttrice DESA. La stessa impresa costruttrice che annovera fra il suo consiglio direttivo figure come l’amministratore delegato David Castillo, formatosi nell’accademia militare di West Point e esperto di intelligence militare, legato all’elite governativa del paese.

 

Omicidio di Stato

Una morte annunciata la sua, già prima del Colpo di Stato del 2009 operato dalla destra ultra-nazionalista, tanto che il suo nome era in cima alla black list delle persone “da eliminare”degli squadroni della morte, perché minacciva gli interessi corporativi. Un omicidio, che non è riuscito a scongiurare neanche la Commissione interamericna dei diritti umani, che le aveva assegnato una scorta, mal garantita dal Governo dell’Honduras.

 

Lo stesso Governo che ha secretato le indagine, impedendo l’accesso agli atti anche alla famiglia, contravvenendo alle procedure internazionali. E che ha rifiutato di riconoscere il Gaipe (Gruppo consultivo internazionale di esperti) la Commissione d’indagine indipendente istituita dalla famiglia e dal Copinh, sul modello di quella dei 43 di Ayotzinapa in Messico, per vigilare sullo svolgimento delle indagini.

 

Berta Caceres, credeva nella globalizzazione delle lotte tesa a osteggiare la distruzione dei popoli indigeni e delle comunità locali per mano degli interessi corporativi. A nome del Copinh, in Italia, ha marciato al fianco del movimento No Tav, No dal Molin e ha manifestato a Roma per i curdi della Rojava.

 

Il Copinh

Portatore di un’alternativa centrata sulla dignità umana, su una visione di giustizia sociale ed economica antipatriarcale, anticapitalista, antiperialista e antirazzista e sul rispetto dell’ambiente, il Copinh è stato fondato a La Esperanza (Honduras Occidentale) nel 1993, in occasione del Seicentenario della scoperta dell’America. Il Copinh raccoglie circa 200 comunità indigene Lenca, distribuite in 8 dei 18 dipartimenti dell’Honduras. In 24 anni di lotta ha riaffermato la cultura e l’identitatà indigena, brutalizzata e relegata ai margini della società. Ha fermato speculazioni minerarie, contribuito alla nascita di aree forestali protette, vigilato sulle violazioni dei diritti umani e promosso processi di autonomia nelle comunità native. Ha istituito scuole, cinque radio comunitarie, unico mezzo di informazione nelle comunità nelle aree più remote e minacciate, centri medici, antiviolenza e di formazione professionale autogestiti. Inoltre ha condotto campagne in sostegno dei campesinos, contro le monocolture di agro-combustibili e la presenza di basi militari degli Stati Uniti; sostenuto il femminismo e i diritti delle persone LGBT, fondando il primo collettivo LGTB all’interno di un’organizzazione indigena.

 

Un movimento scomodo e continuamente criminalizzato. Accusato dal governo di sabotaggio e terrorismo. Minacciato dagli squadroni della morte al soldo delle compagnie private per scoraggiare il dissenso. Dai paramilitari e da Los Tigres, corpo alle dirette dipendenze dello Stato e finanziato dagli States. Unica tutela le brigate disolidarietà internazionali, che in qualità di osservatori, vigilano e denunciano le aggressioni. Da dopo la morte di Berta Caceres, sono stati 5 gli attivisti assassinati; mentre, secondo il rapporto di Global Witness, sono stati 120 gli omicidi di attivisti impegnati nella difesa dei beni comuni registrati dal 2010, un anno dopo il Colpo di Stato, che ha visto l’approvazione esponenziale in Honduras di mega-progetti idroelettrici e minerari, di impianti turistici e monoculture ai danni nei territori ancestrali.

 

Facciamo appello perché questo 2 marzo 2017, a un anno dalla sua morte, il mondo si scuota lanciando il grido: “Berta Vive, il COPINH continua”.

 

Invitiamo inoltre, in tutta la giornata, a inondare le reti con gli hashtag:

 

#FueraDESA #1AñoSinJusticia #BertaVive #COPINHSigue

 

Condividi le tue foto, video e audio delle iniziative all’indirizzo: copinh@copinh.org

 

Qui l’evento FB

 

(Pubblicato il 2 marzo 2017)

 

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