Agorà dei movimenti per la giustizia ambientale 4 febbraio, 2016 | Redazione A Sud


1Agorà dei movimenti in difesa dei territori e per la giustizia ambientale

Napoli | 4-6 Marzo 2016

 

Rivolgiamo questa chiamata ai comitati di base e ai movimenti popolari, agli attivisti e alle attiviste, ai ricercatori e alle ricercatrici, a tutt* tutti coloro che sono impegnati a vario titolo nelle lotte contro la devastazione dei territori, contro l’espropriazione delle risorse comuni e per l’autodeterminazione delle comunità.

 

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La call. L’Agorà è il luogo dell’ascolto e della presa di parola. È lo spazio in cui mettere al vaglio la gestione di ciò che è pubblico e di ciò che è comune, dove convergere per confrontarsi e per deliberare sul destino delle nostre città e dei nostri territori. Un luogo fisico e simbolico in cui il racconto, l’analisi, le proposte sono orientati ad agire sull’esistente, immaginando comunità che crescono ed altre che si annunciano.

 

L’Agorà di Napoli, dal 4 al 6 marzo 2016, vorremmo che fosse attraversata da gruppi e soggetti diversi che abbiano in comune esperienze di organizzazione, azione e ricerca su e dentro i conflitti ambientali, e che vogliano riflettere insieme su idee, esperienze e strumenti per costruire collettivamente una cassetta degli attrezzi accordata alle sfide sociali ed ecologiche del tempo presente.
Per questo, invitiamo a partecipare all’Agorà di Napoli i/le rappresentanti di movimenti sociali, di comitati territoriali, di associazioni di quartiere da tutta Italia, singoli e attivisti, e i ricercatori e le ricercatrici, indipendenti o affiliati all’università, impegnati/e nell’analisi critica dei conflitti ambientali e nelle lotte per una democrazia reale nelle pratiche e negli orizzonti.

 

Abbiamo scelto Napoli perché ci pare uno dei luoghi più significativi per un’iniziativa di questo genere. Napoli è una metropoli che si è trovata negli anni ad essere oggetto di una molteplicità di attacchi volti alla devastazione ambientale e sociale, ma anche un luogo che ha prodotto una immensa quantità di resistenze diffuse, saperi popolari, proposte di coalizioni tra comitati di base. L’esperienza campana di resistenza al Biocidio è infatti uno dei fronti più avanzati della lotta per salute, ambiente e autodeterminazione, in cui le comunità hanno dato letture indipendenti dei fenomeni di inquinamento e delle connessioni con il sistema economico e politico più generale, producendo pratiche di riappropriazione dal basso e riverberi di rinnovamento sociale in molti ambiti della vita collettiva.

 

La nostra chiamata è rivolta a ognuna di queste esperienze, a quelle campane e a quelle disseminate in tutto il Paese. La sfida è riuscire a comporre la mappa dei territori resistenti, mettendoli tra loro in connessione, al di là della compilazione di agende di lotta, e con l’obiettivo di discutere assieme i punti di contatto e le differenze tra storie che hanno tempi, geografie e contesti socio-culturali eterogenei. In questo senso, vorremmo costruire un’Agorà che offra la possibilità di intrecciare la consapevolezza radicata nella lotta quotidiana degli attivisti e delle attiviste ai lavori di approfondimento teorico di esperti nazionali e internazionali, e agli studi di giovani ricercatori e ricercatrici.

 

COME FUNZIONA L’AGORÀ

 

1) Le plenarie. Quattro momenti di approfondimento e formazione avranno luogo durante le mattine del 4 e del 5 marzo, in cui ricercatori e attivisti italiani e internazionali porteranno il loro contributo ai lavori collettivi tematizzando gli aspetti più significativi delle rivendicazioni degli uomini e delle donne che si battono per la giustizia ambientale e sociale.

 

2) I tavoli di lavoro. Sebbene tutte le questioni siano benvenute, abbiamo provato ad articolare l’Agorà napoletana intorno a 4 temi che crediamo possano racchiudere molte delle esperienze italiane di lotta e di ricerca. Affronteremo insieme questi ambiti nei due pomeriggi dell’Agorà, lavorando in gruppi e con l’ausilio di moderatori per produrre sintesi, scambi e contenuti. I quatto tavoli che abbiamo immaginato sono:

  • Vite contaminate – salute, ambiente e lavoro per riavere futuro
  • In nome della legge – strumenti legali nei conflitti ambientali tra resistenza e repressione
  • Bonificare i territori – riconversione economica e sociale del modello produttivo
  • Democrazia ecologica – l’autogoverno, il diritto alla decisione e le identità dei territori.

 

3) L’Atlante italiano dei conflitti ambientali. Un’Agorà ma anche una rappresentazione della geografia diffusa dei conflitti. L’Atlante italiano dei conflitti ambientali, curato dal CDCA, è un progetto di mappatura partecipata e uno strumento di ricerca e conflitto che raccoglie il bagaglio di saperi frutto delle esperienze di resistenza dei territori. Durante l’Agorà, uno spazio di discussione verrà dedicato all’Atlante, per questo invitiamo le realtà interessate a compilare la “scheda conflitto” visitando il sito dell’Atlante e registrandosi come utenti a questo link. Dopo aver compilato il formulario online, basterà inviare una mail ad agora.territori@gmail.com con il titolo del conflitto inserito e la scheda inserita varrà vagliata dall’equipe di ricerca del Centro di documentazione sui conflitti ambientali e successivamente inserite nell’Atlante. Un’occasione per arricchire le giornate dell’Agorà di un contributo pratico alla ricerca e ai saperi prodotti dalle esperienze di lotta.

 

4) La pubblicazione. Siamo convinti che da questo incontro possa risultare un arricchimento collettivo, da consolidare e diffondere attraverso una pubblicazione a cura degli organizzatori che raccolga quanto emergerà durante la nostra Agorà.

 

 

Venerdì 4 marzo

 

9.00 Registrazione dei partecipanti

10.00 Presentazione Agorà a cura degli organizzatori

 

10.30 Prima Plenaria | Dai conflitti locali alle campagne internazionali

 

Partecipa:

  • Stephanie Roth - Vincitrice Goldman Environmental Prize 2004 e coordinatrice della campagna Save Rosia Montana

11.30 Coffee break

 

12.00 Seconda Plenaria | Sicurezza, territorio e popolazione: il rapporto tra accademia, saperi e forme di governamentalitá

 

Partecipano:

  • Antonello Petrillo (Unisob Napoli)
  • Michele Faberi (Senior Consultant on Climate Change)
  • Pietro Saitta (Università degli Studi di Messina)

 

15.30 – 18.30 I Sessione tavoli di lavoro:

  • Vite contaminate – salute, ambiente e lavoro
  • In nome della legge – strumenti legali nei conflitti ambientali tra resistenza e repressione
  • Bonificare i territori – riconversione economica e sociale del modello produttivo
  • Democrazia ecologica – l’autogoverno, il diritto alla decisione e le identità dei territori

I tavoli di lavoro saranno coordinati da facilitatori:

Marco Armiero (Royal Institute of Technology) - Giacomo D’Alisa (ICTA – UAB) – Marica Di Pierri (A Sud) – Salvatore Altiero (CDCA) – Egidio Giordano (Insurgencia) – Eleonora De Majo (Insurgencia) – Francesca Niola (Avvocato) – Valentina Centonze (Avvocato)

 

Sabato 5 marzo

 

09.30 Terza plenaria | Scienza ed Epidemiologia: strumenti per le comunità in lotta

 

Partecipano:

  • Agostino Di Ciaula (ISDE Puglia)
  • Gianni Tognoni (Epidemiologia Popolare)
  • Annamaria Moschetti (Taranto Lider)

In apertura verrà presentata l’esperienza dell’Atlante italiano dei conflitti ambientali a cura di A Sud e del CDCA – Centro di documentazione sui conflitti ambientali

 

11.30 Coffee break

 

12.00 Quarta plenaria | Democrazia radicale, autodifesa ed ecologia femminista

 

Partecipano:

  • Ercan Ayboğa (Movimento Ecologista della Mesopotamia)
  • Dilar Dirik (Movimento delle Donne Kurde)
  • Federica Giardini (Università degli Studi Roma Tre)

 

15.30-18-30 II Sessione tavoli di lavoro:

  • Vite contaminate – salute, ambiente e lavoro
  • In nome della legge – strumenti legali nei conflitti ambientali tra resistenza e repressione
  • Bonificare i territori – riconversione economica e sociale del modello produttivo
  • Democrazia ecologica – l’autogoverno, il diritto alla decisione e le identità dei territori

 

I tavoli di lavoro saranno coordinati da facilitatori:

Marco Armiero (Royal Institute of Technology) - Giacomo D’Alisa (ICTA – UAB) – Marica Di Pierri (A Sud) – Salvatore Altiero (CDCA) – Egidio Giordano (Insurgencia) – Eleonora De Majo (Insurgencia) – Francesca Niola (Avvocato) – Valentina Centonze (Avvocato)

 

Domenica 6 marzo

 

10.00 Tavola rotonda | Ricerca e saperi dal basso sui conflitti ambientali

 

Paola ImperatoreI movimenti in difesa dei territori come nuovi attori del conflitto sociale ed esperimento di democrazia diretta

Maria Federica PalestinoGeografie della resilienza socio-ecologica

Stefano Kenji IannilloCaratteristiche e possibili indirizzi di sviluppo dei movimenti ambientali in Italia

Francesca NiolaAmbiente: valore costituzionale e bene comune.  Sintesi di crisi e prospettive

Roberto CantoniLa crisi dei rifiuti in Campania, Sud Italia: una prospettiva storica su una controversia epidemiologica

Marine VlahovicNarrare il movimento ZAD in Francia : tra immersione, utopia e réaltà giornalistica

Marco Cervino, Emilio A.L. Gianicolo, Caterina MangiaConflitti di interesse e pratiche differenti nella ricerca scientifica su ambiente e salute

Rosaria ChifariUn quadro olistico per la valutazione integrate dei sistemi di gestione di rifiuti urbani

 

13.00 Sintesi e conclusioni

 

 

I Tavoli di lavoro rappresentano il cuore dell’Agorà. Nei pomeriggi del 4 e 5 marzo, ci divideremo in gruppi secondo i temi d’interesse nelle quattro antisale dei Baroni del Castello, per discutere, confrontarci e produrre contenuti. Le adesioni ai tavoli saranno su base volontaria, ci sarà un moderatore per ogni tavolo, e un resoconto dei lavori verrà registrato in maniera autorganizzata. Qui di seguito, proponiamo delle tracce di riflessione per alimentare la discussione sui singoli temi.

 

1. Vite contaminate – salute, ambiente e lavoro

 

Spesso si è detto e scritto che i movimenti ambientalisti dal basso – quello che è stato definito ambientalismo popolare o environmental justice movement – siano tecnofobici e ascientifici. Le persone si farebbero prendere dalla passione o dalla paura, e chiuderebbero le porte alla conoscenza razionale.

 

Al contrario di tale interpretazione, questi movimenti spesso nascono e si sviluppano proprio in un rapporto diretto con la scienza e con gli esperti. La rappresentazione degli attivisti e delle attiviste come “selvaggi” urbani che rifiutano la conoscenza scientifica perché intrappolati nelle loro credenze è esattamente il sottoprodotto del canone scientifico coloniale-occidentale, che cerca di delegittimare altri saperi e altre narrazioni in contrasto con le relazioni di potere dominanti.

 

Il rapporto tra salute e contaminazione ambientale è particolarmente rilevante. In tutte le lotte per la giustizia ambientale si è consumata una frattura tra esperti “ufficiali” e saperi altri sul tema dei nessi causali tra patologie e contaminazioni. L’incertezza e la complessità che pervadono le interazioni tra società e ambiente sono usate come giustificazione dalle istituzioni preposte per restare inerti davanti ai rischi alla salute delle popolazioni residenti in zone con criticità ambientali. I risultati scientifici di esperti e centri di ricerca indipendenti, che giustificano il principio di precauzione, vengono spesso marginalizzati e delegittimati, specialmente quando impongono il ripensamento di processi produttivi e di modelli di gestione dei territori. Allo stesso tempo, però, la cooperazione tra medici e movimenti sociali alimenta forme innovative di ricerca scientifica, in cui l’analisi dei corpi e degli ecosistemi diventa fondamento di una nuova consapevolezza su quali sono i presupposti della salute.

 

In questo tavolo, vorremmo discutere sul rapporto tra salute e ambiente, medicina e lavoro, potere e mobilitazioni sociali, principio di precauzione e onere della prova. Questi sono alcuni dei punti sui quali ci piacerebbe discutere:

 

  • Personale/politico/professionale: cosa succede a uscire dal coro
  • Strumenti per le comunità in lotta: epidemiologia popolare e … ?
  • Casi di successo, quando la medicina non negazionista ha vinto
  • Lo stato dell’arte su salute e lotte sociali in Italia

 

2. In nome della legge – strumenti legali nei conflitti ambientali tra resistenza e repressione

 

Il crescente livello di ingiustizia ambientale generato da un modello produttivo altrettanto iniquo impatta in maniera diretta i territori sacrificati a meccanismi di messa a profitto. È la periferia, non più intesa come concetto semplicemente geografico ma sociale, ad essere individuata come sede di attività che devastano e saccheggiano l’ambiente. La sistematica individuazione di zone sacrificabili al modello di sviluppo attuale configura così una nuova forma di discriminazione sociale.

 

Un esempio su tutti: l’esperienza della cosiddetta “crisi dei rifiuti” in Campania, che è stata caratterizzata dalla sedimentazione di un regime normativo di “ordinaria emergenza”, capace di pervadere il tessuto ordinamentale nei suoi diversi settori attraverso il sempre maggiore ricorso al potere straordinario. Da ciò ne è scaturito un vero e proprio “modello” nazionale di intervento nel settore ambientale e di gestione dei conflitti, riscontrabile come una costante negli episodi dell’ultimo decennio.

 

I conflitti sociali legati all’estrazione delle risorse o alla gestione delle emissioni inquinanti sono ormai un corollario dell’attuale sistema economico. In un contesto di impunità degli inquinatori sempre più evidente, le comunità coinvolte nei conflitti ambientali esprimono un crescente bisogno di accedere a forme di tutela giuridica dei propri diritti. Da qui l’esigenza di diffondere le conoscenze e le competenze sugli strumenti legali esistenti al servizio dei gruppi sociali discriminati, per metterli in condizione di agire nei processi riguardanti le devastazioni ambientali e i danni alla salute ma, al tempo stesso, per analizzare i limiti delle leggi e farne oggetto di vertenza politica.

 

All’impunità degli inquinatori, ai sempre più numerosi casi di reati ambientali prescritti, alla difficoltà di stabilire giuridicamente la connessione tra inquinamento e danni alla salute, fa da contraltare la criminalizzazione degli attivisti che mettono in campo forme di difesa dei territori. Anche da questo punto di vista, è evidente l’esigenza di una risposta che agisca sul piano della controffensiva.

 

Abbandonando lo sterile tecnicismo, è auspicabile trovare forme di sintesi, proposta e tutela collettiva per declinare, attraverso gli strumenti giuridici di cui si compone, quel “diritto di resistenza” garantito dalla Costituzione della Repubblica italiana.

 

Alcune delle tracce che proponiamo per il dibattito sono:

 

  • Vincere per vie legali: quando l’ordinamento giuridico ha supportato vertenze
  • Criminalizzazione degli attivisti e il dissenso reso fuorilegge
  • Richieste di referendum, denunce collettive, supporto pubblico ai processi penali: strumenti per i territori
  • La legge è un cosa, la giustizia un’altra: come suscitare allora norme giuste?

 

3. Bonificare i territori – Riconversione sociale ed economica dell’attuale modello produttivo

 

Il fallimento dell’attuale modello di produzione e consumo è visibile nella molteplicità delle crisi che genera: ecologica, economica, etica e politica, così come negli effetti deleteri sulla salute pubblica e sulla possibilità di cura.

 

In Italia, la mappa dei 39 Siti di Interesse Nazionale (SIN) per le bonifiche è solo la traccia più evidente di tale fallimento. Ad ogni territorio stuprato, corrispondono individui e comunità a cui vengono sottratte le risorse necessarie alla costruzione di un sistema socio-economico realmente sostenibile, e che pagano sulla propria pelle le conseguenze della contaminazione causata da un modello di sviluppo sovraordinato dalle forze dei mercati globali e alimentato dallo sfruttamento dell’essere umano e della natura. In questo contesto, le bonifiche rischiano di diventate un altro strumento che avvantaggerà i pochi e socializzerà i costi. Miliardi di euro sono stati investiti per le bonifiche dei SIN; al momento però nessuna di queste è stata concretamente realizzata. L’obbiettivo perseguito appare sempre più la subordinazione delle opere di bonifica delle aree inquinate al vantaggio privatistico, con il fine di continuare la produzione attraverso le medesime tecnologie inquinanti.

 

L’idea che sia sempre possibile rimediare ai danni ambientale e ai rischi per la salute finisce per alimentare l’attuale ciclo economico piuttosto che spingere a ricercare e implementare soluzioni effettive e alternative. Le bonifiche diventano così l’occasione per nuovi processi speculativi e antidemocratici. Al contrario, a noi sembra necessario verificare le reali possibilità di bonifica, e democratizzare e sottoporre a controllo popolare le decisioni che riguardano la gestione dei territori contaminati. Soprattutto, è necessario intraprendere la strada della riconversione del sistema economico secondo criteri di giustizia ambientale e sociale. Diffondere la consapevolezza e il desiderio sociale della conversione ecologica della produzione è il primo passo per renderla possibile e per scardinare l’idea che continuare a consumare agli stessi ritmi da una parte, e riciclare e risparmiare dall’altra, sia la soluzione.

 

Alla legittima opposizione ad ogni nuovo scempio del territorio, alla richiesta di rimediare ai danni passati, è necessario affiancare la concreta declinazione di un’alternativa fondata sul ruolo della gestione partecipata dei beni comuni, contrapposta all’individualismo e alla messa a profitto di vite e natura. Un’economia sociale, democratica, e che rispetti i limiti delle capacità rigenerative delle risorse naturali. Un modello la cui convenienza e desiderabilità sociale, economica ed ambientale è insita nell’abbattimento delle spese sanitarie legate agli effetti dell’inquinamento sulla salute, nella creazione di posti di lavoro, nella diminuzione delle emissioni climalteranti.

 

Qui, alcuni dei punti che proponiamo al dibattito:

 

  • Bonifica come restituzione al sociale di porzioni del territorio: successi e fallimenti
  • Riappropriazione diretta e sperimentazione di alternative efficaci
  • Ripensare il lavoro nei territori: economie sociali e forme di gestione partecipata
  • Strategie locali e nazionali verso la riconversione

 

4. Democrazia ecologica – l’autogoverno, il diritto alla decisione e le identità dei territori

 

Le forme contemporanee che ha assunto la democrazia rappresentativa si dimostrano sempre più insufficienti nel garantire una reale partecipazione alle decisioni da parte di chi abita i territori e nel perseguire un’agenda ecologica di sviluppo. Tra accentramento dei poteri decisionali e asfissia dei partiti politici, gli spazi di governo democratico effettivo sono ridotti a causa del consenso generalizzato al modello economico neoliberista, e sono disattivati da poteri impersonali che agiscono a diverse scale geografiche.

 

Da più parti, monta la richiesta di formulare e applicare una pratica diversa di democrazia: capace di aprire il dibattito tra eguali recuperando il significato primo della parola; prossima alle esigenze percepite nei contesti locali; ospitale nei confronti di ipotesi radicali di cambiamento; inclusiva e partecipata sia nelle forme che negli esiti.

 

I conflitti ambientali e sociali esprimono la capacità degli individui e dei gruppi di definire la gestione del territorio per il presente e il futuro in maniera autonoma, proponendo in potenza quelle istituzioni del comune che realizzerebbero la partecipazione attiva ai processi decisionali. L’idea dell’autogoverno dei territori attraversa contesti anche molto lontani tra loro, e si configura come un insieme emergente di metodi e procedure di deliberazione collettiva a partire dalle necessità locali.

 

La possibilità di rinnovare i modi in cui la democrazia reale si esprime, interroga anche le identità attraverso cui i territori si riconoscono, richiamando alla necessità di un rinnovamento culturale che vada di pari passo con la sperimentazione di forme alternative di democrazia. La sovranità territoriale rischia chiusure reazionarie se non si accompagna alla formulazione di identità inclusive. Allo stesso tempo, formulare immaginari autonomi secondo le esigenze di chi intende deliberare significa moltiplicare i modi possibili di organizzare economia, servizi, interventi sul territorio e gestione municipale.

 

A questo tavolo, vorremmo confrontarci su che tipo di democrazia desideriamo e pratichiamo, sugli strumenti concreti che permettono l’autogoverno e il diritto alla decisione, e su come ciò si congiunge a un rinnovamento delle identità locali. Alcuni spunti di riflessione sono:

 

  • Organizzare la decisione dal basso: assemblee, forum, piattaforme e proposte
  • Nuovo municipalismo e partecipazione all’amministrazione delle città
  • Autodifesa dei territori e autonomia: varchi e vicoli ciechi
  • Come allargare la capacità di deliberare e quali modelli perseguire

 

 

COME PARTECIPARE

 

Per partecipare come rappresentanti di un movimento, comitato o associazione, chiediamo di inviare una breve descrizione (max 500 parole) del gruppo che si viene a rappresentare, insieme a degli elementi sul tipo di conflitto in cui si è coinvolti.

 

Per i ricercatori e le ricercatrici, chiediamo di inviare una breve descrizione del progetto di ricerca (300-500 parole), segnalando se si ha intenzione di presentare il proprio lavoro durante l’evento in una sessione a questo dedicata e inserirlo nella pubblicazione.
Non ci saranno selezioni, tutti sono invitati a partecipare. L’Agorà è aperta ai singoli e ai gruppi, a cui richiediamo solamente di segnalare la propria partecipazione tramite mail.
L’Agorà è resa possibile grazie al patrocinio dell’Università svedese di Lund e al supporto del network europeo di ecologia politica ENTITLE, e grazie alla collaborazione di attivisti e attiviste dei comitati per la giustizia ambientale con lavoratori e lavoratrici delle università italiane ed europee.

 

VIAGGIO E ALLOGGIO

 

Grazie al patrocinio e ai fondi di ENTITLE sarà possibile fornire un numero limitato di rimborsi individuali per coprire parzialmente le spese di viaggio per chi viene da fuori la Campania, fino a un massimo di 100 euro. Per usufruire del rimborso, basterà inviare le ricevute dei biglietti di trasporto alla mail di partecipazione.
La rete delle attiviste e degli attivisti napoletani provvederà, per quanto possibile, a offrire ospitalità in città a titolo gratuito o a costi ridotti. Chi è interessato a questo tipo di sistemazione (ovviamente piuttosto spartana), è pregato di specificarlo nell’ iscrizione all’Agorà.

 

Le iscrizioni vanno spedite all’indirizzo agora.territori@gmail.com

 

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