MUOS, una vecchia storia 16 ottobre, 2017 | Redazione A Sud

no muos[di Massimiliano Giglia per A Sud] Non era una novità che l’Italia fosse disseminata di basi statunitensi, in questo periodo però sta prendendo sempre più piede la possibilità che la Sicilia diventi allo stesso tempo una base di coordinamento capillare di tutti i sistemi militari americani e anche la parte attiva di questo progetto bellico.

 

La prima eventualità è rappresentata dai M.U.O.S. (Mobile User Objective System), ovvero un sofisticato sistema satellitare della marina militare statunitense. Si tratta di quattro stazioni di terra (ubicate in Australia, Virginia, Hawaii e Sicilia, a Niscemi in provincia di Caltanissetta), tutte dotate di parabole del diametro di 18.4 metri e due antenne alte 149 metri.

 

I MUOS sono necessari al controllo satellitare di quello che abbiamo definito la “parte attiva” del progetto militare statunitense, cioè droni da guerra pronti a decollare dalla base americana di Sigonella (Catania). Si tratta di aerei dal valore di 220 milioni di dollari con una apertura alare di 35 metri, sono capaci di volare fino a 20mila metri d’altezza con lo scopo di monitorare con precisione millimetrica quanto accade nel Mediterraneo e soprattutto in Libia.

 

Nella base di Sigonella sono pronti anche a partire un numero indefinito di Predator, ovvero piccoli droni armati. Quello che sta avvenendo a Niscemi appare dunque da un lato il solito modus operandi della politica estera americana, dall’altro un raggiro comune (da parte del governo italiano e statunitense) delle norme etiche relative ai rischi per salute, l’ambiente e, di certo, non ultimi per importanza, per il mantenimento della pace, dato che la Sicilia diventerebbe il braccio armato americano nel Mediterraneo.

 

I rischi per la salute sono ampiamente dibattuti da molti studiosi negli ultimi anni, il prof. Zucchetti (ordinario di Impatti Nucleari al Politecnico di Torino) e il dott. Caraddu hanno stilato una relazione per conto del comune di Niscemi concludendo che i limiti di sicurezza previsti dalla legislazione italiana saranno sicuramente valicati. Inoltre si è rimarcato, ancora una volta, che l’incidenza dei campi elettromagnetici sulla salute della popolazione locale è un problema concreto cui far fronte al più presto.

 

Proprio qualche mese fa, l’area era stata dichiarata abusiva, ad agosto invece la quinta sezione del Tribunale del Riesame di Catania ne ha ordinato il dissequestro riconsegnando di fatto l’area al Ministero della Difesa. Quello che però emerge è agli occhi di tutti: l’Istituto Superiore di Sanità a più riprese ha sostenuto che non ci sono rischi alla salute locale tuttavia non è stato fornito nessun supporto scientifico sulla pericolosità dell’esposizione alle onde elettromagnetiche a lungo periodo.

 

D’altro canto invece la popolazione sta accusando un duro contraccolpo sulla propria salute, ma non è bastato nemmeno considerare che l’area di costruzione dei MUOS è una riserva naturale per preservarne il sequestro per abusivismo.

 

In buona sostanza le dinamiche con cui è stata scritta la storia dei MUOS non è inedita, si tratta di un gioco d’interessi geopolitici in cambio di un sacrificio: il diritto alla vita.

 

Tags:



Back to Top ↑