Monnezza capitale, un’emergenza ciclica a carico di altri territori. 24 maggio, 2017 | Redazione A Sud

1[Alessandro Coltrè per A Sud] 2.700 tonnellate di rifiuti indifferenziati da smaltire ogni giorno: è la “monnezza” di Roma capitale, quella che periodicamente resta a bordo delle strade, facendo scattare ogni volta l’emergenza rifiuti nella città.

 

Un’emergenza ciclica, un’anomala ordinarietà dovuta all’assenza di programmazione e alla mancanza di tavoli tecnici capaci di entrare nel merito delle questioni e di individuare soluzioni efficaci.

 

A pagare il peso più grande di queste insufficienze politiche sono i territori fuori la Capitale, costretti ad ospitare l’impiantistica necessaria a trattare i rifiuti di Roma.

 

La piaga dei rifiuti in strada si manifesta spesso in città perché i quattro impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) sono saturi e non riescono a trattare il pieno quantitativo di rifiuti, per tanto, i camion dell’AMA restano in fila e attendono di scaricare l’immondizia.

 

La situazione si fa ancor più complicata visto che per quasi due mesi (marzo e aprile scorso) i due TMB di Malagrotta, di proprietà del Colari, azienda di Manlio Cerroni, sono stati fermi per un’interdittiva antimafia. Provvedimento prefettizio che ha impedito all’amministrazione capitolina di avere rapporti con la società del magnate dei rifiuti perché è stato sancito un rischio reale di infiltrazioni criminali.

 

Soltanto a metà aprile – dopo un vertice in Campidoglio tra la Sindaca Raggi, il prefetto Basilone e il presidente dell’ Anac Raffaele Cantone c’è stata la possibilità di riconferire parte dei rifiuti indifferenziati (circa 1.300 tonnellate al giorno) negli impianti di Malagrotta.

 

Le balle di Combustibile da Rifiuti (CDR) prodotte dai Tmb romani viaggiano verso Colleferro e San Vittore per essere bruciate negli inceneritori. Altra criticità: gli impianti di Colleferro – che da quando sono attivi bruciano solo immondizia romana e di altre zone italiane – sono fermi per manutenzione.

 

Le tonnellate di CDR che non riescono ad essere incenerite negli inceneritori del Lazio viaggiano verso gli inceneritori del Nord Italia e addirittura varcano la frontiera arrivando in Austria.

 

E’ un sistema che sta crollando, quello della gestione dei rifiuti romana, un sistema malato e inquinante che per anni, anziché seguire le direttive europee in materia di rifiuti, ha seguito quelle di Manlio Cerroni.

 

Per troppo tempo Cerroni e le lobbies degli inceneritori sono stati gli unici interlocutori, alla Pisana e in Campidoglio, chiamati a risolvere l’emergenza rifiuti, proponendo come soluzioni inceneritori e discariche.

 

Nelle ultime settime Regione Lazio e Roma capitale si sono sfidate a colpi di proclami, accuse, tweet, post su facebook e giornate ecologiche in maglietta gialla.

 

Da una parte, l’amministrazione Raggi accusa la Regione di non sbloccare temporaneamente alcuni siti dove trasferire i rifiuti, come ad esempio la discarica di Colleferro.

 

Un’accusa strana visto che la discarica è di proprietà del Comune di Colleferro e non della Regione e soprattutto risulta essere una proposta non percorribile poiché la discarica ha esaurito le volumetrie per abbancare i rifiuti.

 

In questi giorni il Campidoglio sta elaborando il proprio piano di gestione dei rifiuti che sembrerebbe avere molte incongruenze e punti critici, non in linea con la filosofia rifiuti ed emissioni zero.

 

Dall’altra parte, la Regione Lazio con la delibera del fabbisogno mantiene uno scenario di gestione dei rifiuti improntato all’utilizzo degli inceneritori, in linea con la visione del governo centrale che continua a seguire la strada delineata dal decreto Sblocca Italia 

 

La delibera del fabbisogno – licenziata dalla Regione nell’agosto 2016 – è attualmente il documento che contiene le linee guida sulla gestione dei rifiuti che serviranno alla compilazione del nuovo piano rifiuti, ancora non varato dalla giunta Zingaretti.

 

I vari scenari contenuti dalla delibera parlano chiaro: restano attivi gli inceneritori di Colleferro e San Vittore e si ipotizza il loro potenziamento.

 

Inoltre, l’assessore regione Mauro Buschini ha proposto di far entrare in vigore un unico ambito territoriale ottimale (ATO) per la gestione dei rifiuti. Sostanzialmente una norma che consentirebbe di conferire i rifiuti di una città in un’altra provincia o in un’altra area regionale, non rispettando il principio di prossimità.

 

La ciociaria, San Vittore, Colleferro e i comuni dell’hinterland romano continuano farsi carico delle criticità della capitale.

 

A Sud collabora da anni con moltissime associazioni e comitati del Lazio che energicamente stanno mantenendo alta la guardia, proseguendo la loro lotta fatta di mobilitazioni, denunce, osservazioni e ricorsi al tar.

 

Una geografia umana, determinata e competente, che non è disposta a essere trattata come cittadinanza di serie B.

 

Il Presidente della Regione Lazio ha dichiarato che c’è un rischio rivolta da parte di questi territori. Più che un rischio, è certezza.

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