Monitoraggio partecipato e conflitti ambientali: multa in Perù per la Pluspetrol 12 dicembre, 2013 | Redazione A Sud

Pubblichiamo un articolo di El Pais in cui si racconta la vicenda che ha portato ad incriminare la società petrolifera Pluspetrol per le sue attività estrattive in Perù che hanno prodotto impatti di estrema gravità, e causato il prosciugamento di un intero sistema lagunare. La Federazione di Indigeni Quechua del Pastaza non ha mai smesso di denunciare i danni ambientali dell’attività estrattiva e le violazioni della legge da parte delle compagnie petrolifere. I dati e le informazioni utilizzati per l’azione legale sono il frutto di un’instancabile attività di monitoraggio partecipativo degli impatti da parte delle comunità, che hanno saputo conciliare la propria conoscenza del territorio con strumenti di mappatura.

A questo lavoro ha contribuito anche il ricercatore catalano Martì Orta, collaboratore dell’associazione A Sud nell’ambito del progetto europeo Marie Curie Entitle, confermando la nostra convinzione che il monitoraggio partecipativo possa essere uno strumento efficace per rafforzare le vertenze territoriali, a partire da quelle in corso in Italia. Per questo, ci stiamo impegnando con il Forum dei Movimenti per l’Acqua in un’opera di mappatura dei conflitti ambientali legati alla gestione delle risorse idriche e stiamo ragionando sulla possibilità di applicare gli strumenti del monitoraggio anche alle vertenze contro il Biocidio, dalla Campania al Lazio. 

Per socializzare queste riflessione e fornire conoscenze di base su tale strumento, A Sud terrà nei prossimi giorni un modulo del corso di formazione InformaComunicaRicerca dedicato interamente alle metodologie di mappatura partecipativa. Il corso si tiene presso la Scuola del Sociale di Roma.

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Il Perù multa la Pluspetrol per 7 milioni di dollari per aver causato la scomparsa di  una laguna

[da El Paìs] L’industria petrolifera ha provocato la scomparsa della laguna Shanshococha nel bacino del fiume Pastaza, zona di residenza degli indigeni quechuas

perùNel settembre 2011 quattro organizzazioni indigene provenienti dalla selva nord del Perù hanno presentato richiesta al Congresso per l’istituzione di una commissione investigativa che indagasse sulle passività ambientali e sociali di  quattro bacini dall’area che avevano ospitato attività petrolifere (per passività ambientali e sociali si intendono i danni provocati dalle attività di esplorazione ed estrazione petrolifera tanto alle risorse naturali come alle persone). Nel giugno 2012, un paio di membri del Congresso hanno visitato tali zone e le immagini successivamente riportate dalla televisione hanno mostrato un’area ricoperta da vegetazione, ma la cui parte sottostante ricordava un tappeto elastico annerito. La società petrolifera, Pluspetrol Norte, ha dunque deciso di realizzare dei lavori di “bonifica ambientale” – volti a recuperare lo spazio danneggiato – senza però richiedere alcun permesso alle autorità ambientali e provocando la scomparsa della laguna Shanshococha nel bacino del fiume Pastaza. Il 25 novembre l’Organismo di Valutazione e Controllo Ambientale (Organismo de Evaluación y Fiscalización Ambiental, OEFA) ha notificato all’impresa una multa di 7 milioni di dollari, la seconda dell’anno, poiché in gennaio la stessa aveva giá ottenuto una sanzione di 11 milioni di dollari per i danni provocati al Pacaya Samira, altro bacino della selva peruviana del nord.

 

La risoluzione dell’OEFA indica, tra i numerosi punti, che la Pluspetrol Norte ha “danneggiato la laguna con idrocarburi liquidi, causato la perdita ecologica irrecuperabile dell’ecosistema che conformava la laguna o realizzato attività di drenaggio e rimozione del suolo senza tenere in considerazione il corrispondente Strumento di Gestione Ambientale”, infrangendo in questo modo la normativa vigente. Bisogna tenere in considerazione che la laguna di Shanshococha, situata nel distretto di Andoas (sotto il dipartimento di Loreto) e appartenente al bacino del fiume Pastaza, era la residenza degli indigeni Quechua (i quali dispongono di una propria lingua).

 

Veronica Mendoza, una dei parlamentari che ha avuto occasione di visionare l’area in un paio di occasioni, ha dichiarato al periodico spagnolo El Paìs che la società petrolifera era consapevole di rischiare una sanzione realizzando azioni di bonifica senza il necessario tramite e che nel 2012 la stessa Pluspetrol aveva indicato di non sapere dove registrare la esternalità ambientale prodotta.

 

La Mendoza aggiunge anche che la Pluspetrol “ha agito sapendo di esporsi. Quando nel 2012 abbiamo visitato la laguna di Andoas, la passività ambientale non era registrata formalmente. La società petrolifera si era allora giustificata  affermando che le funzioni dell’OEFA e dell’Osinergmin (Organismo Supervisore dell’investimento nell’Energia e nelle risorse Minerarie, un’istituzione pubblica incaricata di regolare e supervisionare che le imprese del settore elettrico, degli idrocarburi e minerario adempiano alle disposizioni legali delle attività che sviluppano) non risultavano chiare ma aveva dichiarato il suo impegno a registrare l’esternalità davanti all’OEFA a partire da quel momento”.

 

Il 27 novembre, Marisol Perèz Tello, un’altra parlamentare che ha partecipato al sopralluogo del 2012, nel corso di una trasmissione televisiva ha dichiarato che: “quando non era ancora stato riportato il danno nel 2012, gli indigeni proclamavano già la scomparsa di Shanshococha. La bonifica condotta dalla Pluspetrol ha esteso la contaminazione a spazi fino a quel momento ancora intonsi. (La Pluspetrol) ha rimosso terre senza comunicarlo alla procura: ha agito senza alcuna supervisione, autorizzazione e vigilanza”.

 

In un comunicato, la Pluspetrol spiega che “per far fronte alle pressanti richieste della Comunidad Nuevo Andoas, la Pluspetrol Norte ha condotto, dall’ottobre del 2012 fino al 2013, dei lavori di bonifica”; per questo motivo “ha deviato temporaneamente il flusso d’acqua che alimentava il bacino acquifero in questione, al fine di rimuovere gli idrocarburi accumulati nei sedimenti della laguna”.

 

La società petrolifera afferma di aver ristabilito il bacino acquifero e che presto darà avvio alle rispettive azioni legali. La Pluspetrol che si è costituita dal cosiddetto blocco 1AB, di cui in tempi precedenti faceva parte la Occidental Petroleum (Oxy), è vincolata dal contratto firmato ad assumersi anche le esternalità lasciatele in eredità dai suoi predecessori.

 

Sono anni che i membri della Federazione di Indigeni Quechua del Pastaza (Fediquep), impegnati nel monitoraggio ambientale nella zona, stanno denunciando gli impatti sofferti e l’inadempimento della società riguardo gli impegni assunti. La parlamentare Mendoza ha inoltre aggiunto che la società petrolifera ha la pretesa di “continuare a essere la concessionaria di quest’area e questo costituisce un precedente dannoso dal momento che il minimo che ci si dovrebbe attendere è che assuma la responsabilità che le corrisponde a livello ambientale e legale”.

 

Il rapporto realizzato dal gruppo di lavoro parlamentare creato dal Congresso nel 2011 in seguito alle richieste delle federazioni native, con lo scopo di analizzare la situazione dei quattro bacini della selva del nord, ha indicato che le imprese Oxy e Pluspetrol Norte sono “responsabili dei danni ambientali causati dalle attività di esplorazione, sfruttamento e produzione petrolifera”. Lo stesso ha segnalando tuttavia anche la “corresponsabilità del governo, dovuta alla mancata disposizione di adeguati meccanismi di controllo che permettano uno sviluppo delle imprese che rispetti l’ambiente e le comunità native”.

 

Nel corso di alcune dichiarazione rilasciate a canale 35, Delia Morales, funzionaria dell’area di supervisione dell’OEFA ha spiegato che il territorio di Shacshococha era “impregnato di idrocarburi. Quando la Pluspetrol ha drenato la laguna ha mescolato il suolo originario con il suolo contaminato” e, contrariamente a quanto dichiarato dalla società petrolifera, attualmente vi sono all’incirca 300 metri quadrati d’acqua, che corrispondono solo a “un 4% del volume iniziale della laguna”.

 

La Morales ha poi sottolineato che la bonifica ambientale condotta non è stata in grado di rispondere alle richieste delle comunità locali, cioè di “restituire al bacino la sua funzionalità per quanto concerne l’impiego delle sue acque tanto per il consumo quanto per ospitare i pesci, con la conseguente impossibilità di continuare a praticare la pesca.  Non vedremo restituire la laguna così come si presentava”, per questo l’organismo ha richiesto alla società uno studio che determini il risarcimento destinato ad almeno 14 delle comunità danneggiate. La risoluzione dell’OEAFA indica che si potrebbe trattare della creazione di una nuova laguna o “del potenziamento o della protezione di un corpo acquifero nella zona di influenza del luogo danneggiato”.

 

Traduzione di Anna Bianchi

 

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