Migranti climatici: l’esodo di massa ignorato dagli accordi sul clima 13 novembre, 2016 | Redazione A Sud

2[di S. Altiero per A Sud] Concentrati sulle politiche migratorie e sui costi della gestione dei flussi diretti in Europa, spesso monopolizzati dall’hate speech, il dibattito pubblico e i media poco si soffermano sulla giusta rappresentazione delle cause di migrazione. Oltre a guerre, persecuzioni e conflitti, l’emergenza ambientale globale è causa dello spostamento di milioni di persone ogni anno.

 

Già nel 2001, secondo il World Disasters Report, il numero di profughi causati da cause ambientali aveva superato il numero degli sfollati prodotti dai conflitti armati. Negli ultimi 8 anni, 203,4 milioni di sfollati interni sono stati determinati da cause ambientali. I cambiamenti climatici hanno assunto un ruolo determinante tra le cause ambientali di migrazione. Nel 2015, su 27,8 milioni di sfollati interni, 14,7 milioni sono stati determinati da eventi climatici estremi e il rapporto The Human Cost of Weather Related Disaster del Centre for Research Epidemiology and Disaster, afferma che, negli ultimi 20 anni, i disastri naturali sono stati determinati per il 90% da eventi climatici estremi. Cina, Filippine, Indonesia e USA i Paesi più colpiti.

 

È da questo punto di vista che la formula che ha garantito il raggiungimento dell’Accordo di Parigi sul clima potrebbe dimostrare più chiaramente la sua inefficacia. Il contenimento dell’incremento della temperatura globale entro i 2°C potrà forse evitare le conseguenze più gravi a livello globale, ma sforare la soglia di 1,5°C comporterebbe già conseguenze disastrose per alcune aree del Pianeta.

 

Secondo alcuni studi lo scioglimento dei ghiacciai dell’Antartide ha superato la soglia dell’irreversibilità con un innalzamento del livello dei mari atteso pari a 1,2 metri entro fine secolo. Da questo punto di vista, lo studio The truth about climate change dell’Universal Ecological Fund, afferma che la soglia dei 2°C potrebbe essere raggiunta già nel 2050 e che, se anche si implementassero tutti gli impegni assunti a Parigi, le emissioni di gas serra sarebbero nel 2030 pari a quelle attuali, ossia superiori del 33% rispetto al livello necessario per non sforare i 2°C. Oggi la temperatura media globale è aumentata di 1°C rispetto ai livelli preindustriali e un incremento di 0,5°C potrebbe essere semplicemente il risultato atteso come conseguenza dell’assenza di politiche incisive negli ultimi 20 anni.

 

Dal 1990 ad oggi gli eventi climatici estremi sono raddoppiati mentre l’82% dell’energia prodotta è ancora originata da fonti fossili. Per il 2050 si attende un incremento della domanda di energia del 100% connesso ad un incremento della popolazione mondiale del 40%.

 

Incremento della popolazione e della domanda di energia, incapacità di ridurre le emissioni di gas serra quanto necessario, irreversibilità di alcuni effetti già determinati dai cambiamenti climatici, un troppo lento abbandono delle fonti fossili. Alla luce di questi trend e dei dati sopra evidenziati, le migrazioni forzate legate ai cambiamenti climatici sono destinate a colpire un numero crescente di persone e aree del Pianeta nei prossimi anni, assumendo le dimensioni di un vero e proprio esodo di massa. In questo scenario, migrare risulterebbe, per un numero crescente di persone e in aree del Pianeta sempre più vaste, l’unica strategia di adattamento possibile agli stravolgimenti climatici in atto.

 

Scarica il report di A Sud e del CDCA: Crisi ambientale e migrazioni forzate. L'”ondata” silenziosa oltre la fortezza Europa

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