Marghera, operaio morì di tumore: un milione ai parenti 7 novembre, 2014 | Redazione A Sud

albign. senz. amianto[su La Nuova di Venezia e Mestre]

 

Autorità portuale condannata a pagare il risarcimento record alla moglie, i figli e i fratelli dell’uomo che aveva lavorato a contatto con le polveri di amianto

 

 

Marghera |  Sentenza record per un portuale morto nel 2003 a causa di un tumore ai polmoni provocato da inalazione di amianto. I danni che ha avuto in vita – tre mesi di malattia – erano già stati liquidati in 120 mila euro. Adesso vengono liquidati anche i danni subiti dai familiari, la vedova, due figli e sei fratelli, per un importo complessivo di 996 mila euro oltre agli interessi sulle somme rivalutate in ulteriori 221.462 euro.

 

 

Una vittoria – nonostante la drammaticità dell’intera vicenda – per il difensore dei parenti della vittima, l’avvocato Enrico Cornelio che ha commentato: «La situazione del Tribunale è tragica, la sentenza era stata trattenuta in decisione nello scorso aprile, già decisa dal Giudice a fine maggio, ma è stata pubblicata solo oggi (ieri ndr) perché il sovraccarico del personale non consente di far fronte alle urgenze». Si chiude così una vicenda iniziata oltre dieci anni fa, vittima un portuale. I parenti dell’uomo avevano intentato una causa contro l’Autorità portuale con la chiamata in causa della Compagnia lavoratori portuali – La San Marco Venezia.

 

 

Secondo la difesa il lavoratore era stato esposto all’inalazione delle polveri di amianto che veniva trasportato in insucure sacche di iuta. «Risulta provato l’utilizzo di sacchi inadeguati», si legge nella sentenza emessa dalla terza sezione civile del Tribunale di Venezia (giudice monocratico Mariagrazia Balletti), «per il trasporto delle polveri di amianto, la mancanza di misure di prevenzione sufficienti a tutelare la salute del lavoratore, il nesso di causa tra l’esposizione all’amianto e la malattia e la morte riconosciuto già dal giudidce del lavoro, dalla Corte d’Appello e dalla Corte di Cassazione, la colpa del datore di lavoro per aver omesso quelle cautele che sarebbero state adeguate secondo le conoscenze dell’epoca».

 

 

Infine la sentenza del giudice monocartico di Venezia che ha dichiarato la responsabilità dell’Autorità portuale in ordine al decesso dell’uomo condannandola a pagare alla moglie una somma di 150 mila euro a titolo di danno non patrimoniale e 196 mila euro a titolo di risarcimento del danno, ai due figli 130 mila euro ciascuno, ai fratelli altri 60 mila euro per ciascuno. Il tutto con l’applicazione della rivalutazione monetaria con decorrenza dall’ottobre 2003 e interessi legali dal dovuto al saldo sulla somma progressivamente rivalutata. In totale, oltre un milione di euro. Un risarcimento record.

 

 

*Articolo pubblicato su nuovavenezia.gelocal.it, 30 ottobre 2014

 

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