Maddalena e Di Salvatore: “Sblocca Italia incostituzionale” 14 gennaio, 2015 | Redazione A Sud

images (1)[di Paolo Pantano su La civetta Press]

 

Il vice presidente emerito della Corte e un prof. universitario di diritto manifestano dubbi di legit­ti­mità spe­cie in ordine alla man­cata pre­vi­sione della par­te­ci­pa­zione degli enti locali al rila­scio delle con­ces­sioni per le trivellazioni petrolifere.  Muoviamoci per impugnare questa legge capestro. Secondo l’autorevole parere di due giuristi, la legge n° 164/2014 (c.d. “ Sblocca Italia”) è, per più versi, incostituzionale.

 

 

Il magistrato Paolo Maddalena, specializzato in diritto romano, diritto amministrativo e costituzionale e diritto ambientale, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana come Giudice costituzionale ed oggi  vice-presidente emerito della Corte Costituzionale  (entrato nella magistratura della Corte dei Conti nel 1971 e che ha svolto numerose istruttorie su temi ambientali, facendo parte del settore Ecologia e Territorio presso la Corte Suprema di Cassazione, e Capo ufficio legislativo presso il Ministero dell’Ambiente. Fra le principali modifiche alla responsabilità amministrativa, la risarcibilità del danno pubblico ambientale), recentemente ha affermato che lo “Sblocca Italia”, che antepone l’interesse delle imprese ai reali bisogni del popolo italiano, è una legge per più versi incostituzionale.

 

 

Per quanto riguarda le trivellazioni petrolifere, è da sottolineare che si tratta della violazione di un bene “primario ed assoluto” (sentenza della Corte costituzionale n.151 del 1986, confermata da molte altre sentenze successive) e cioè l’ambiente marino, e quindi della violazione degli articoli 9 e 117, comma 2, lett. s), della Costituzione, i quali impongono la tutela del paesaggio, dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali e naturali.

 

 

Le cosiddette ‘deroghe’ non hanno valore in questo campo, poiché si tratta didiritti inviolabili di tutti i cittadini, considerati come singoli e come parti della collettività (art. 2 Cost.). È indispensabile che singoli o associazioni o comitati da tempo radicati sul territorio impugnino davanti al Giudice amministrativo i provvedimenti amministrativi che autorizzano dette trivellazioni, chiedendo di rimettere gli atti alla Corte costituzionale per un giudizio incidentale di legittimità costituzionale.  Non c’è tempo da perdere.Questo Sblocca Italia è una vera tragedia.

 

 

Il Prof. Enzo Di Salvatore che insegna Diritto Costituzionale presso l’Università di Teramo ha dichiarato che nella legge di sta­bi­lità 2015 com­pa­iono alcune norme volte a riscri­vere, sep­pur par­zial­mente, l’articolo 38 del decreto Sblocca Ita­lia, dedi­cato appunto alle fonti fos­sili, rispetto al quale si è avuta la più ferma con­tra­rietà dei cit­ta­dini, delle asso­cia­zioni ambientaliste e degli enti ter­ri­to­riali. Nono­stante le misure intro­dotte, i dubbi di legit­ti­mità, però, restano spe­cie in ordine alla man­cata pre­vi­sione della par­te­ci­pa­zione degli enti locali al rila­scio delle con­ces­sioni. Ma ve ne sono altri.

 

 

L’art. 38 affida al Mini­stro dello Svi­luppo Eco­no­mico il com­pito di redi­gere il piano nazio­nale delle aree ove per­met­tere la ricerca e l’estrazione di idro­car­buri. Il pro­blema prin­ci­pale è dato dalla pro­ce­dura che il mini­stro dello svi­luppo eco­no­mico deve seguire: la legge n° 239/ 2004 gli impone di sen­tire il mini­stro dell’ambiente e di strin­gere un accordo con gli enti locali e le Regioni, in sede di Con­fe­renza uni­fi­cata. L’intesa deve essere espressa entro cen­to­cin­quanta giorni; qua­lora sia sca­duto inu­til­mente il ter­mine pre­vi­sto, la Con­fe­renza è invi­tata a prov­ve­dere entro ulte­riori trenta giorni; nel caso in cui l’inerzia per­si­sta, ci pen­serà diret­ta­mente il governo.

 

 

Ebbene, que­sta solu­zione appare assai discu­ti­bile, in quanto risulta pres­so­ché iden­tica a quella pre­vi­sta dalla legge sul pro­ce­di­mento ammi­ni­stra­tivo del 1990 e dichia­rata ille­git­tima dalla Corte Costi­tu­zio­nale con la sen­tenza n° 179 del 2012. Con detta pro­nun­cia, infatti, la Corte Costituzionale ha soste­nuto che, ai fini del raggiungimento dell’accordo, lo Stato non possa limi­tarsi a richie­dere l’intesa, essendo, invece, tenuto ad aprire una reale trat­ta­tiva con gli enti territoriali e a rei­te­rare la stessa in caso di esito nega­tivo: per la Corte Costituzionale, una trat­ta­tiva non è tale quando la legge fissi un dra­stico ter­mine per la sua conclusione.

 

 

Dopo le affermazioni dei due autorevoli giuristi possiamo esprimere la deduzione che la legge “Sblocca Italia” può rappresentare un pericolo per la democrazia, in quanto, in particolare con l’ art. 38  viene espropriato il territorio delle decisioni che lo riguardano e viene leso il principio di sussidiarietà e la conseguenza è che, da quanto ci risulta, già sei Regioni la stanno impugnando presso la Corte Costituzionale.

 

 

 

*Rete Regionale Comitati No Triv 
*Articolo pubblicato su: La civetta Press, titolo originale: “I giuristi Maddalena e Di Salvatore: “Lo Sblocca Italia è incostituzionale”,

I giuristi Maddalena e Di Salvatore: “Lo Sblocca Italia è incostituzionale”

 

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