L’emergenza Rifiuti Non è Finita Se La Terra Dei Fuochi Continua A Bruciare

L’emergenza rifiuti non è finita se la Terra dei fuochi continua a bruciare

biocidio2[di Francesco Lozzi per A Sud]

 

 

Il 2° Biocidio Tour: testimonianze di lotta ed incontri con le realtà territoriali nei luoghi emblematici dell’ingiustizia ambientale campana.

 

 

Dal 14 al 19 Dicembre in Italia, a Roma, è presente una delegazione internazionale di accademici e ricercatori del progetto di ricerca sull’Ecologia Politica ENTITLEEuropean Network for Political Ecology. In questi giorni è previsto lo svolgimento di workshop, panel tematici, la presentazione del libro di Marco Armiero “Teresa e le altre. Storie di donne nella terra dei fuochi” e di una conferenza internazionale “Geografie del conflitto ambientale”. In apertura della settimana di attività l’associazione A Sud e il CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali hanno organizzato, il 14 dicembre, il Biocidio Tour. Il tour ha fatto tappa su alcuni territori emblematici dell’ingiustizia ambientale in Campania: Acerra, Giugliano e Chiaiano. La delegazione internazionale, inoltre, nel corso del tour ha potuto incontrare e conoscere alcuni comitati territoriali che dopo l’emergenza iniziata nel 2008 si sono uniti in una larga coalizione sociale che ha scelto lo slogan “Stop Biocidio” per denunciare il forte impatto della devastazione territoriale sulla salute e la vita della popolazione.

 

 

La prima tappa del Biocidio Tour è stata ad Acerra, secondo comune per grandezza e densità di popolazione nella regione Campania, dove è stato costruito nel 2004 l’inceneritore dell’A2a per bruciare combustibile derivato da rifiuti (CDR) a norma del decreto ministeriale 5 febbraio 1998 nell’ambito del piano rifiuti della Regione Campania. I comitati hanno raccontato di come le tecnologie impiegate siano arretrate e che gli impianti di differenziazione sono stati progettati con una tecnologia “a griglia” che consente di incenerire qualsiasi rifiuto, anche integro e non trattato. Proprio su questa questione i comitati locali di Acerra “Donne 29 Agosto” e le “Sentinelle dei roghi” denunciano la mancanza di trasparenza sia sulla tipologia di rifiuti smaltiti, sia sul quando vengono inceneriti, poiché l’inceneritore funziona a fasi alterne.  L’inceneritore inoltre non permette libero accesso al pubblico e alla cittadinanza, se non previa convocazione da parte del gestore, il che – lamentano i comitati – non permette di esercitare alcun tipo di controllo sociale. Carenti anche i dati e gli studi indipendenti disponibili. I pochi che hanno a disposizione i comitati locali, riguardano i 230 miliardi di tonnellate di rifiuti smaltiti in 10 anni (l’inceneritore ha una capacità di circa 600mila tonnellate annue) e il tasso d’incidenza tumorale che ad Acerra è di 4 volte superiore rispetto alla media nazionale (1 su 100mila persone).

 

 

A Giugliano il tour ha fatto tappa alla discarica Resit ed al sito di stoccaggio provvisorio (SISP), in contrada Taverna del Re. Prima che venisse costruita la discarica però Giuliano era già stata martoriata dagli smaltimenti illegali fatti dal clan Bidognetti, tramite la società Ecologia 89, che dagl’anni 80 fino al 1994 ha sversato nel giuglianese 800 mila tonnellate di rifiuti di ogni tipo, compresi i fanghi di depurazione dell’Acna di Cengio. Nel 1997 il sito era stato inserito tra i 57 siti d’interesse nazionale in previsione di una futura bonifica, ma il ministro Clini (governo Monti), nel 2013, lo ha derubricato in SIR (sito di interesse regionale), così facendo la competenza della bonifica è passata dallo stato centrale alla Regione Campania. Nel 2010, dopo due anni di lavoro, il geologo Giovanni Balestri ha consegnato alla procura di Napoli il rapporto che gli era stato commissionato dalla DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) denominato appunto “Relazione Balestri”: una corposa relazione tecnica di 290 pagine sulla cosiddetta “area vasta” di Giugliano. Secondo il geologo Balestri la contaminazione in corso nell’area è così grave che – come risulta anche dagli atti dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti – entro il 2064 provocherà un disastro ambientale totale, quando cioè il percolato altamente tossico che «fuoriesce inesorabilmente dagli invasi sarà completamente penetrato nella falda acquifera che è collocata al di sotto dello strato di tufo sopra il quale si trovano le discariche. I veleni contamineranno decine di chilometri quadrati di terreno e tutto ciò che lo abiterà».  Inoltre nel 2012 di fronte alla discarica Resit è stato costruito un campo rom il quale sorge sopra terreni contaminati sui quali le autorità locali hanno vietato la coltivazione. Nel campo vivono circa 60 famiglie e soprattutto molti minori. Al flagello delle mafie, quindi, si è sommato e fuso, quello delle gestioni commissariali, soprattutto durante il regime emergenziale. L’emblema di questa situazione è il più grande Sito di Stoccaggio “provvisorio” di rifiuti imballati presenti in Campania, in contrada Taverna del Re, dove da anni sono state accumulate e continuano a giacere sei milioni di tonnellate di ecoballe mai bruciate perché non a norma. A ridosso di queste aree, 4 km quadrati (per dare un’idea della vastità sono circa 370 campi di calcio), le terre sono ancora coltivate e dalle aziende agricole giuglianesi. Qui vengono coltivati e raccolti fragole, melanzane e i famosi  broccoletti napoletani, i “friarielli”, che dal mercato ortofrutticolo di Giuliano, il terzo d’Italia, arrivano sulle tavole del bel paese e non solo.

 

 

Terza ed ultima località visitata dalla delegazione è stata Chiaiano, in particolare il Fondo Rustico Amato Lamberti. Prima dell’emergenza rifiuti del 2008, prima delle resistenze e mobilitazioni dei comitati, Chiaiano e le cave del Parco delle colline erano già siti dove le organizzazioni criminali sversavano illegalmente ed abusivamente i rifiuti di Napoli. Nel 2008 Chiaiano fu scelta dal governo Berlusconi e dal super commissario della protezione civile Guido Bertolaso come sito per lo smaltimento emergenziale dei rifiuti ma, prima della pubblicazione della gara d’appalto, le aziende vicino ai clan dei casalesi, dei Mallardo di Giugliano e dei Polverino di Marano erano già sicure di vincere. Il sito venne, oltretutto, dichiarato di interesse strategico e militarizzato. Contemporaneamente però la popolazione di Chiaiano si mobilitò, costruendo barricate che impedivano l’accesso ai militari. I comitati locali furono accusati addirittura di patteggiare per la camorra ma le successive indagini rivelarono i veri interessi connessi alla costruzione della discarica, ossia quelli di politica, imprenditoria e criminalità organizzata. Nonostante la resistenza dei cittadini di Chiaiano, nel 2010, grazie alla militarizzazione del territorio, la discarica è stata costruita. La mobilitazione però non si arrestò e, a 4 mesi dall’apertura del sito, la cittadinanza è riuscita a far chiudere la discarica ma, come ha detto Egidio Giordano, attivista del movimento Stop Biocidio, “è una vittoria ancora incompleta, anche se importante, perché negl’anni sono stati sversati abusivamente rifiuti e la zona deve essere comunque risanata e bonificata”. La delegazione internazionale è stata ospitata al Fondo Rustico Amato Lamberti, un terreno di 14 ettari confiscato alla camorra 14 anni fa. Il Fondo è stato restituito alla collettività grazie alle lotte e all’impegno degli stessi attivisti che hanno combattuto contro la discarica. All’interno del fondo vengono svolte numerose attività sociali: campi di educazione ambientale, viene dato lavoro ai detenuti del carcere minorile, vengono prodotti pesche e marmellate “anticamorra” e una falanghina DOC dei campi flegrei.

 

 

I cittadini della terra dei fuochi, gli attivisti ed i comitati locali chiedono alle istituzioni di essere tutelati e protetti e per questo sono in attesa di uno screening sanitario sulla popolazione, di una mappatura ufficiale delle zone a rischio e l’inizio delle bonifiche dei territori necessarie a fermare il biocidio che ormai da quasi 20 anni incide sulla vita e sul territorio in Campania.

 

 

*Articolo pubblicato su www.asud.net, titolo originale: “L’emergenza rifiuti non è finita se la Terra dei fuochi continua a bruciare”, 16 dicembre 2014