Le nuove Terre dei Fuochi 7 agosto, 2018 | Redazione A Sud

[di Antonio Marfella per Il Fatto Quotidiano, 1 agosto 2018] “Terra dei Fuochi” è il marchio di infamia del fenomeno di smaltimento scorretto non dei rifiuti urbani ma dei rifiuti speciali, industriali e non solo in Campania, ma in tutta Italia. La produzione totale dei rifiuti in Italia ha raggiunto cifre e proporzioni eccezionali in assenza di tracciabilità certa e di impianti a norma controllati, specie per i rifiuti industriali.

 

I rifiuti si dividono in tre categorie precise:

 

  1. i rifiuti urbani, che costituiscono non più del 20% dei rifiuti totali e certamente quelli che fanno meno danno alla salute pubblica (oggi non più di 29 milioni di tonnellate/anno in Italia)
  2. i rifiuti industriali autodichiarati e quindi “legali” (oltre 135 milioni tonn/anno)
  3. Ma soprattutto i rifiuti speciali industriali prodotti in regime di evasione fiscale, che quindi non si autodichiarano e si smaltiscono illegalmente (non meno di 30 milioni di tonnellate/anno in Italia). A questa quantità assolutamente eccezionale e quasi del tutto priva di un minimo di valida tracciabilità se non su carta, dobbiamo aggiungere non meno di altri sei milioni di tonnellate l’anno importate in Italia dall’estero, sempre senza tracciabilità certa alcuna, per rinvigorire l’”economia circolare dei rifiuti” quasi tutti nel nord est italiano.

 

La natura e la qualità quindi di non meno di 200 milioni di tonnellate l’anno totali di rifiuti da gestire e smaltire è affidata esclusivamente alla semplice buona volontà e alla onestà delle ditte private messa duramente in tentazione da quella quota (non inferiore al 30% del totale) di rifiuti industriali prodotti in regime dievasione fiscale in tutta Italia. La pessima qualità dei nostri rifiuti riciclati – costantemente “infiltrati” da rifiuti in evasione fiscale – è stata declarata e bloccata dai principali importatori di nostre materie prime seconde (come la Cina) e ha quindi determinato, nella perdurante assenza di impianti a norma e controllati – in Campania zero assoluto da decenni – lo stoccaggio senza possibilità di riciclo reale di una quantità sempre maggiore di rifiuti all’interno dei siti di stoccaggio legali di tutta Italia.

 

Questa è la patogenesi della nuova Terra dei Fuochi, presente in tutta Italia, con oltre 300 roghi di impianti di stoccaggio saturi e impossibilitati al riciclo pronti a essere incendiati per coprire sia la infiltrazione di rifiuti tossici e pericolosi, sia la pessima qualità di quanto stoccato e quindi la concreta impossibilità di completare il riciclo nella virtuosa catena della economia circolare.

 

La tracciabilità dei rifiuti industriali – in passato proposta tramite il Sistri – non è mai stata attuata e la “truffa del giro bolla cartaceo”, a suo tempo inventata dai camorristi casalesi, con passaggio intermedio attraverso impianti di (pseudo)stoccaggio al solo scopo di cambiare natura e codice Cer dei rifiuti su carta e quindi smaltirli “legalmente” ovunque sia possibile pagare il meno possibile, è ancora oggi il metodo vigente.

 

Il traffico di rifiuti industriali è almeno quintuplicato rispetto ai cosiddetti “anni d’oro” del clan dei casalesi e oggi coinvolge tutta Italia ed è direttamente gestita dalle imprese criminali, senza neanche più intermediazione della malavita organizzata (fonte Dda). Oltre 42 milioni di tonnellate di rifiuti industriali sono in giro per l’Italia ogni anno, in incremento costante, senza controllo alcuno se non cartaceo, quindi facilmente falsificabile. La sola Lombardiaattesta di “trattare”, sempre senza adeguati controlli in entrata e in uscita, non meno di 29.5 milioni di tonnellate di rifiuti industriali l’anno, cioè una cifra superiore a quella di tutti i rifiuti urbani prodotti in Italia (29).

 

Il dato – da un punto di vista di tutela della salute pubblica – è assolutamente non drammatico, ma realmente tragico. Oltre 1,7 milioni di tir da 25 tonnellate l’uno circolano ogni anno per le strade di tutta Italia e di tutto il mondo senza controllo tracciabilità certa alcunae lo stesso accade in tutta Europa. Importiamo (e ce ne facciamo vanto) non meno di 6 milioni di tonnellate di rifiuti industriali, anche tossici, senza tracciabilità certa alcuna sia della loro reale natura che del loro destino finale di riciclo o smaltimento.

 

Le “Terre dei fuochi” in tutta Italia sono perciò in costante aumento come numero e come pericolosità. Senza tracciabilità e impianti finali a norma per i rifiuti industriali e anche per i rifiuti speciali ospedalieri, amianto e radioattivi, il danno alla salute pubblica è certo! Incerto è solo il territorio martire che sarà scelto dai criminali smaltitori e dalle loro aziende criminali “mandanti”.

 

La Campania – per propria scelta gestionale (a mio parere anch’essa criminale) unica in tutta Italia – ha scelto di non volere e non ha alcun impianto per smaltire correttamente nel territorio regionale qualunque tipo di rifiuto industriale e consente – prima tra tutte le regioni del Paese – quel “turismo dei rifiuti tossici” senza controllo adeguato alla base del fenomeno Terra dei Fuochi!

 

È quindi indispensabile e urgente uno specifico impegno di governo sul versante della tracciabilità dei manufatti e dei rifiuti industriali e tossici, causa delle “Terre dei Fuochi” in tutta Italia.  Il Sistri (o qualcosa di analogo ma efficace) è ancora assente nonostante una situazione ambientale sempre più a rischio in tutta Italia, oltre che in Campania. Oltre 300 impianti di (pseudo) stoccaggio in tutta Italia, con roghi tossici immani come in questi giorni a SanVitaliano e Caivano in Campania, sono già stati dati alle fiamme e senza meno a breve altri bruceranno in tutta Italia: facciamo presto!

 

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