Le discariche fuori norma in Italia 26 marzo, 2019 | Redazione A Sud

[di Donatella Liuzzi per A Sud] La Corte di giustizia europea, il 21 marzo scorso, si è espressa relativamente all’illegalità di alcune discariche di rifiuti urbani presenti in Italia: le regioni italiane non hanno adempiuto agli obblighi imposti dalla direttiva 1999/31 e 44 discariche (su 102 in totale) sono ancora illegali.

In particolare, sono stati disattesi gli obblighi di completamento e di adeguamento alle misure necessarie alla chiusura definitiva oppure, ove la discarica sia stata autorizzata a continuare a funzionare con lo smaltimento di rifiuti vietati, in assenza di adozione delle misure necessarie a renderla conforme alla direttiva

 

Dove sono le discariche oggetto della sentenza UE?

Scorri sulla mappa interattiva per scoprire le città in cui sono presenti le discariche illegali

Come mostra la mappa, la Basilicata ha conquistato la maglia nera, con 23 impianti illegali tra le provincie di Matera e Potenza, diventando un vero e proprio caso nazionale. Una condanna arrivata alla vigilia del grande appuntamento elettorale in Basilicata, che ha visto il centrodestra imporsi. La nuova giunta regionale, dunque, si troverà subito di fronte ad una vera e propria emergenza, dovendo gestire le nuove problematiche evidenziate dalla recente sentenza della Corte di giustizia europea, per evitare che siano i cittadini a pagare in termini di mala-gestione e, soprattutto, sui possibili impatti ambientali delle discariche sulle comunità, la loro salute e l’ambiente. Il nuovo governo regionale dovrà impegnarsi non soltanto a mettere a norma questi impianti (attraverso la rivalorizzazione o la definitiva chiusura), ma provare a rientrare anche negli obiettivi posti dall’UE in materia di rifiuti e riciclo, fissati al 2035 e dai quali l’Italia è ancora lontana. Tra gli obiettivi proposti c’è la quota di rifiuti urbani da destinare allo smaltimento in discarica, che non dovrà superare il 10%, ma l’Italia, nel 2016, ha conferito in discarica quasi il 25% dei propri rifiuti urbani. Numeri che devono farci riflettere, considerando che nel 2014 Paesi come Belgio, Danimarca, Austria, Olanda, Svezia e Germania non hanno inviato in discarica alcun rifiuto, destinandoli al recupero energetico e al riciclo.

La Corte ha anche osservato che, per quanto riguarda sette discariche, i lavori per renderle conformi alla direttiva sono stati completati nel corso del 2017 e del 2018, vale a dire solo dopo il 19 ottobre 2015, termine ultimo per la messa in sicurezza degli impianti. Le discariche sono quelle in Puglia (tra Andria, Barletta e Trani) e quelle presenti ad Atella, Pescopagano e Tito.

Assenti i centri adeguati al trattamento della frazione organica, il lavoro si complica: un passo importante da realizzare se si vogliono raggiungere gli obiettivi UE, e, soprattutto, garantire la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini ed evitare che si continui, illegalmente, a scaricare rifiuti in discarica, di fatto incidendo anche sulla qualità del suolo e acqua a causa di percolati e fanghi di depurazione. Un passo fondamentale anche per l’indirizzamento del rifiuto verso il riciclo e la raccolta differenziata, utili alla generazione di nuove forme di economia, un altro importante obiettivo da raggiungere e non solo nelle regioni incriminate.



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