Land Grabbing in Senegal 28 gennaio, 2015 | Redazione A Sud

senegal-no-terra-no-vita[di actionaid e RE:COMMON su actionaid]

 

Land grabbing in Senegal. Le responsabilità italiane sull’accaparramento di terra

 

 

A seguito della crisi indotta dalla crescita dei prezzi dei prodotti alimentari del 2007-2008 ha preso corpo un aumento degli investimenti in terra per realizzare coltivazioni agricole nei Paesi in via di sviluppo. Oltre alle tradizionali imprese dell’agribusiness, le protagoniste di questa nuova corsa alla terra sono le aziende del settore delle energie rinnovabili e della finanza internazionale. Le prime comprano terra per produrre agro-carburanti la cui domanda è in costante crescita, spinta dalle politiche, in primis europee, che ne incentivano il consumo; le seconde, attirate dalle previsioni al rialzo dei prezzi agricoli nei prossimi anni, cercano nuove opportunità di business per differenziare il loro portafoglio finanziario.

 

 

Il Land Grabbing in Senegal e gli impatti sulle comunità locali. Anche le imprese italiane stanno facendo la loro parte. Un esempio emblematico è quello del Senegal dove, proprio a partire dal 2008, diverse aziende italiane hanno cercato di investire per ottenere il controllo su una superficie complessiva di 145.000 ettari (poco meno dell’intera Provincia di Milano), che rappresenta il 3,8% della superficie agricola coltivabile del Paese (3,8 milioni di ettari, di cui però 2,5 milioni sono già utilizzati). Una delle aziende è la Tampieri Financial Group Spa, una grande holding familiare con sede a Ravenna che produce olio alimentare ed energia rinnovabile da biomasse. Attraverso la sua controllata senegalese, Senhuile SA, a partire dal 2011, sta investendo nel nord del Senegal per realizzare coltivazioni agroalimentari, tra cui semi di girasole. La Senhuile SA rappresenta l’incontro di interessi tra il gruppo Tampieri e la Senéthanol, un’impresa costituita da investitori stranieri e senegalesi con una complessa struttura societaria che opera nel Paese per la produzione di biomasse (patata dolce) destinata ai biocarburanti.

 

Nel 2010 la Senéthanol successivamente la Senhuile SA ha avviato una coltivazione su una superficie di 20.000 ettari ottenuta in concessione dal Consiglio Rurale di Fanaye (nel Nord del Paese), incontrando però la resistenza delle comunità locali organizzate nel Collettivo per la difesa delle terre di Fanaye, che contestavano la legittimità della concessione e denunciavano i rischi per la sicurezza alimentare delle popolazioni locali derivanti da questo tipo di investimento7 . Nell’ottobre del 2011, durante una manifestazione delle popolazioni che si opponevano all’investimento e due persone rimasero uccise.

 

A seguito di questi tragici eventi, i rappresentati del Collettivo di difesa per la terra di Fanaye incontrarono l’allora Presidente Abdoulaye Wade, ottenendo l’annullamento del progetto. Tuttavia, nel marzo 2012, lo stesso Wade ritornò sui suoi passi varando due decreti: il primo rimuoveva i vincoli ambientali esistenti sui 26.550 ettari della riserva dello Ndiaël non molto distante da Fanaye; il secondo dava in concessione 20.000 ettari di questa terra per 50 anni alla Senhuile-Senéthanol per la realizzazione di un progetto agro-industriale che prevedeva inizialmente la coltivazione di semi di girasole10. Lo stesso decreto prevedeva che i restanti 6.550 fossero destinati alla ri-localizzazione dei villaggi che insistevano sui terreni concessi all’azienda.

 

L’area interessata dall’investimento è ricompresa nella riserva naturale dello Ndiaël, declassificata per l’occasione, dove da anni oltre 9000 persone appartenenti ai 37 villaggi ubicati intorno al progetto avevano il diritto d’accesso e di uso per il pascolo e per la raccolta di prodotti naturali spontanei e di legname, importanti fonti di sostentamento per le popolazioni locali. Ad esempio, sono circa 40000 le vacche, 20000 le pecore e 21000 le capre che pascolano in quei terreni seguendo le rotte consuetudinarie che conducono al Lago de Guiers, una riserva di acqua importantissima per tutto il Paese. La terra data in concessione alla Senhuile Senéthanol rappresenta una risorsa fondamentale per la sopravvivenza delle popolazioni che vivono in quell’area e storicamente ha svolto un ruolo di primaria importanza per permettere lo sviluppo dell’allevamento a fianco della produzione agricola, fornendo lo spazio necessario ad evitare conflitti sulla destinazione della terra tra agricoltori e pastori.

 

A causa dell’investimento della Senhuile-Senéthanol, gli allevatori si trovano privati dell’accesso ai pascoli. Come ha affermato un abitante del villaggio di Ndialanabé, «la conseguenza è che adesso il nostro bestiame lo si vende per pochi soldi a causa della terra occupata da questi uomini potenti con la complicità dello Stato». Non solo, con l’avvio delle operazioni di disboscamento e coltivazione dei terreni l’area è sorvegliata da guardie di sicurezza che ne impediscono l’accesso, allungando enormemente i tempi di approvvigionamento di legna e acqua da parte delle popolazioni locali14. Inoltre, le operazioni di pulizia dei terreni hanno causato la profanazione di spazi sacri e cimiteri, e la presenza dell’impresa, a causa dell’opposizione che ha incontrato da parte delle popolazioni locali, ha contribuito a far aumentare il livello di conflittualità sociale nell’area. Le numerose opere di compensazione che l’azienda aveva proposto di effettuare non risultano ancora eseguite.

 

Man mano che l’investimento aumenterà la superficie coltivata e gli impatti negativi sulla vita delle persone che vivono in quei territori si faranno sempre più significativi. La perdita di terra da parte delle popolazioni locali renderà impossibile far fronte al soddisfacimento dei bisogni primari. Questo scenario è descritto nelle parole di Rougui Sow, abitante del villaggio di Fadoudef: «non abbiamo più aree di pascolo. Ci hanno lasciato solo questi pozzi, che vogliono togliere. Una volta che li toglieranno non sapremo più dove andare a prendere l’acqua. Se il progetto continua saremo obbligati a lasciare il nostro villaggio».

 

Oltre agli impatti sociali, l’investimento causerà conseguenze negative anche per l’ambiente. Infatti, la coltivazione richiederà molta acqua che sarà prelevata in parte dal lago di Guiers, un bacino idrico fondamentale per la regione caratterizzata da siccità per 9-10 mesi all’anno. Nonostante l’insicurezza idrica che caratterizza questa zone semiarida, oltre all’alto livello di inquinamento e di salinizzazione, alla Senhuile-Senéthanol è stato permesso di prelevare l’acqua dal lago senza una seria e preliminare valutazione di impatto ambientale. Tale studio è stato realizzato solo nel Novembre 2012, alcuni mesi dopo l’inizio delle operazioni di coltivazione e fornisce alcune misure per attenuare gli impatti della pressione esercitata sulle risorse idriche.

 

 

La lotta per la terra. Fin dall’inizio, l’investimento della Senhuile-Senéthanol ha incontrato la resistenza da parte delle comunità locali. Con l’avvio delle operazioni a Fanaye, grazie ad un’autorizzazione dell’amministrazione locale (Consiglio Rurale), fortemente contestata nel metodo e nel merito18, vi è stata un’immediata reazione di protesta da parte delle popolazioni locali organizzate nel Collettivo per la difesa della terra di Fanaye. Le loro preoccupazioni riguardavano la dimensione dell’investimento: 20000 ettari, vale a dire il 32% del territorio del Consiglio Rurale; la ri-localizzazione di sei villaggi; la perdita di terra per l’allevamento e la modalità stessa dell’investimento, che prevedeva la trasformazione dei contadini locali in braccianti agricoli perdendo l’accesso alla loro terra.

 

Il cambio di area dell’investimento, tra il 2011 e il 2012, ha spostato, senza risolverlo, il problema derivante dall’investimento dalle popolazioni dei villaggi del Consiglio Rurale di Fanaye a quelle dei tre Consigli Rurali di Ngith, Diama e Ronkh che vivono di allevamento e piccola agricoltura traendo il proprio sostentamento dalla terra che è stata data in concessione alla Senhuile-Senethanol. I 37 villaggi presenti in Ndiaël, organizzati nel Collettivo per la difesa della riserva di Ndiaël, hanno subito protestato con le autorità nazionali e locali, esprimendo la loro preoccupazione per gli impatti che l’investimento avrebbe prodotto sulla loro vite. Il 12 Aprile 2012, il nuovo Presidente senegalese, Macky Sall, annullava il decreto che dava in concessione i terreni alla Senuihuile-Senéthanol. Tuttavia, appena pochi mesi dopo, il 6 Agosto 2012, Macky Sall ritornava sui suoi passi, ridando in concessione i 20000 ettari all’azienda. L’annullamento del precedente decreto avveniva giusto tre giorni prima dell’incontro previsto tra i rappresentanti delle comunità locali e i vertici dell’azienda per negoziare un compromesso, che venne raggiunto con l’impegno da parte della Senhuile-Senéthanol di limitare l’investimento a 10000 ettari.

 

I rappresentanti dei villaggi non erano a conoscenza del nuovo accordo tra il Presidente senegalese e la Senhuille-Senéthanol che di fatto annullava il compromesso raggiunto in quegli stessi giorni. Il comportamento poco trasparente di Macky Sall e l’avvio dei lavori da parte della Senhuile-Senéthanol al di fuori dei 10000 ettari accordati con le Comunità hanno di fatto rappresentato un punto di rottura definitivo nei rapporti tra le popolazioni locali, l’impresa e le autorità statali. Da allora il Collettivo chiede che i lavori della Senhuile-Senéthanol vengano fermati e si rinegozino le condizioni di concessione date all’azienda al fine di tutelare gli interessi e i diritti delle comunità locali20. Come ha sottolineato un membro del villaggio di Alhamdou Njurki, Dieynaba Alpha Omar Sow, «la nostra vita è stata stravolta a causa del progetto. Ci possono sconfiggere perché sono più forti di noi. Possono addirittura ucciderci. Ma non accetteremo mai questo progetto». Le popolazioni locali non potranno mai acconsentire a un progetto che rappresenta una seria minaccia per la loro vita. La perdita di accesso alla terra e all’acqua per lasciare spazio a una coltivazione su grande scala destinata all’esportazione rappresenta una minaccia per il diritto al cibo delle popolazioni che vivono su quei territori.

 

 

Il paradigma export-oriented contro la sovranità alimentare. In origine, l’investimento portato avanti dalla Senéthanol mirava alla coltivazione di patata dolce per la produzione di etanolo da esportare sul mercato europeo. L’ingresso della Tampieri nell’investimento, tramite la controllata Senhuile SA, ha modificato il progetto, orientandolo verso la produzione di semi di girasole. Recentemente la stampa senegalese ha parlato di un accordo con l’Istitut Senegalais de Recherches Agricoles (ISRA) per la produzione di semi di arachidi per il consumo locale. A causa del divieto di accesso alle aree dell’investimento, non è al momento chiara la superficie complessiva già coltivata, né che cosa è stato piantato. I sostenitori di questo progetto sottolineano le opportunità in termini di nuovi impieghi, nuove infrastrutture, progetti di riforestazione, costruzione di scuole e altre iniziative socio-economiche di cui l’azienda ha promesso il sostengo. Tuttavia, i documenti ufficiali sul progetto attualmente disponibili non vincolano l’azienda in queste opere di compensazione. Al momento, l’unica certezza sono le tensioni sociali e i rischi ambientali ed economici che questo investimento sta determinando per centinaia di persone che vivono su quelle terre.

 

L’investimento della Senhuile-Senéthanol causerà un consumo insostenibile delle scarse risorse idriche e della produttività di quei terreni. Non solo, ciò che sarà prodotto in larga maggioranza verrà esportato nei mercati europei e non servirà a soddisfare i bisogni delle comunità locali, compromettendo così il modello di agricoltura e allevamento su cui le popolazioni locali basano il loro sostentamento. Lo studio di impatto sociale e ambientale realizzato dall’azienda sottolinea la scarsa professionalità del modello di allevamento praticato in quelle comunità e come, a causa del contesto socio-culturale, si oppongano all’innovazione e alla modernizzazione dei modelli produttiva. Questo punto di vista non solo rappresenta le popolazioni rurali che vivono in Ndiaël come arretrate e deboli, ma ignora che queste stesse comunità hanno cercato invano negli ultimi anni di ottenere l’accesso a nuovi terreni per sviluppare le loro pratiche di agricoltura su piccola scala al fine di rafforzare il loro sistema alimentare locale.

 

 

Tuttavia questo accesso è sempre stato negato a causa dei vincoli ambientali a cui l’area era sottoposta, gli stessi vincoli che sono stati agilmente superati per concedere alla Senhuile-Senéthanol il diritto a coltivare in modo intensivo 20000 ettari a spese del rafforzamento della piccola agricoltura locale. La scelta operata dal governo senegalese è coerente con un modello di sviluppo agricolo che fa leva sui capitali privati esteri, piuttosto che sul sostegno agli agricoltori locali. L’agricoltura in Senegal svolge un ruolo importante che non si misura esclusivamente rispetto al contributo al Prodotto Interno Lordo (PIL) che negli ultimi anni è sceso dal 20% del 1980 al 14% del 2008. Infatti, il 60% della popolazione attiva viene impiegata nel settore agricolo e la stragrande maggioranza svolge un’agricoltura su piccola scala.

 

Da un lato il Senegal è il più grande produttore dell’Africa occidentale di arachidi e oli vegetali, dall’altro dipende per il 50% del proprio fabbisogno alimentare dall’estero e registra alti tassi di povertà prevalentemente nelle aree rurali27. La crisi dei prezzi del 2007-2008 ha colpito fortemente il Paese che ha visto le proprie importazioni crescere di prezzo e con esse il costo della “bolletta alimentare”. Il prezzo del riso è triplicato, mentre quello del grano è aumentato del 50%. La crisi alimentare della regione Sahel29, dovuta all’effetto combinato del rialzo dei prezzi dei prodotti agricoli, della siccità e della povertà ha affamato 850.000 senegalesi31. Il Paese sta inoltre lottando contro la desertificazione nella regione del River Valley al confine con la Mauritania.

 

La riduzione della portata di acqua dei fiumi e la desertificazione dei suoli, infatti, sta colpendo l’allevamento e la produzione agricola della regione. È in questo quadro di emergenza alimentare e povertà che si inseriscono gli investimenti in terra da parte di imprese estere, in particolare italiane. A seguito della crisi del 2007-2008, l’allora presidente Wade si è fatto promotore di iniziative pubbliche come la GOANA (the Great Initiative for Food and Abudance Plan) e la REVA (Return to Agriculture Plan), con gli obiettivi di modernizzare il settore, diversificare le produzioni, aumentare la resa dei raccolti attraverso l’irrigazione e favorire il ritorno dei giovani nei campi.

 

Parallelamente, nel quadro delle politiche per ridurre la dipendenza energetica del Paese dal petrolio, nel 2007 il Senegal ha lanciato un ambizioso piano quinquennale che prevedeva di arrivare a destinare 321.000 ettari di terreni alla produzione di jatropha. Questi piani di rilancio dell’agricoltura facevano leva sui capitali esteri che sono stati attratti nel Paese grazie alle vantaggiose condizioni di investimento. Un investimento che va fermato Il progetto della Senhuile-Senéthanol rappresenta una minaccia per le popolazioni che vivono in quei territori. Le modalità stesse con le quali l’investimento è stato realizzato, la mancanza di uno studio di impatto preliminare al progetto, le decisioni assunte sopra le teste delle persone più direttamente colpite, le comunità locali, i rischi per il diritto al cibo, all’acqua e all’accesso alle altre risorse naturali fanno di questo investimento un caso emblematico di accaparramento di terre (land grabbing).

 

I rappresentanti dei 37 villaggi che si oppongono all’investimento chiedono che il progetto Senhuile-Senéthanol venga immediatamente fermato. Come ha affermato il Collettivo per la difesa delle terre dello Ndiaël, «non è possibile pensare che oltre 200 chilometri quadrati di terra siano dati in concessione ad una sola azienda con l’obiettivo di produrre […] per l’esportazione quando il governo spende milioni di dollari per importare cibo per alimentare la propria popolazione». A causa della perdita di accesso alla terra, dell’interruzione delle tratte consuetudinarie per il proprio bestiame, dei conflitti determinati dalla presenza dell’azienda, i villaggi presenti nell’area di Ndiaël hanno già visto deteriorarsi significativamente la qualità della loro vita.

 

Investimenti di questo tipo non rappresentano un’opportunità per l’agricoltura locale che avrebbe invece bisogno di ben altre politiche di sostegno che dovrebbero caratterizzare le strategie di sviluppo rurale del Paese. Allo stesso tempo è necessario che la Senhuile-Senéthanol, il cui socio di maggioranza è la Tampieri Financial Group SpA, prendano atto della posizione e delle richieste delle comunità locali, fermino tutte le operazioni, rendano pubbliche tutte le informazioni sul progetto ed accettino le condizioni poste dal Collettivo per la difesa delle terre dello Ndiaël per la riapertura di un dialogo rispetto alla presenza dell’azienda in quei territori. Diverse organizzazioni della società civile senegalesi (CNCR, Actionaid Senegal, ENDA-Pronat), europee (Actionaid Italia, Re:Common, GRAIN e Peuples Solidaires) e statunitensi (Oakland Institute) si sono attivate per sostenere la rivendicazioni delle popolazioni dei villaggi dello Ndiaël negativamente colpite dall’investimento della Senhuile-Senéthanol. A tal fine, è stata lanciata una mobilitazione internazionale per chiedere alla Tampieri Financial Group SpA, socio di maggioranza della Senhuile SA, di attivarsi immediatamente per far cessare tutte le attività della Senhuile nell’area dell’investimento e garantire che qualsiasi futuro progetto di investimento sia precedentemente oggetto di consultazioni con il Collettivo per la difesa della riserva del Ndiaël.

 

 


 

Appello urgente Senegal

Senegal: attiviamoci subito in sostegno dei villaggi del Ndiaël in lotta per difendere le loro terre

 

Da più di un anno le comunità della regione di Fanaye e del Ndiaël, nel nord del Senegal, si stanno opponendo al progetto di investimento agricolo della Senhuile-Sénéthanol che, mediante una concessione governativa, hanno ottenuto il diritto a produrre su 20000 ettari di terra, la principale fonte di sussistenza per le popolazioni locali. La sicurezza alimentare di circa 9000 persone è seriamente minacciata dall’investimento che vede protagonista un’azienda italiana, tramite la sua controllata Senhuile SA. Si tratta di un vero e proprio accaparramento di terra che non tiene in considerazione i diritti fondamentali delle popolazioni locali. Per questo motivo è necessario che il progetto venga fermato immediatamente!

 

Un progetto fortemente contestato Nel 2010, l’azienda Sénéthanol SA, con sede a Dakar, ottiene la concessione di ventimila ettari di terra nella regione di Fanaye per la coltivazione di patate dolci per la produzione di biocarburanti da esportare in Europa. Le popolazioni locali si sono immediatamente opposte a questo un progetto che privava loro dell’accesso alla terra, la principale fonte di sussistenza. Il conflitto si trasforma in tragedia il 26 ottobre 2011 quando, durante una manifestazione di protesta, due contadini vengono uccisi e decine di altri vengono feriti.

 

In risposta a questi eventi, l’allora presidente Abdoulaye Wade annulla il progetto, per poi autorizzarlo nuovamente, nel marzo 2012, durante i due turni delle elezioni presidenziali, a 30 chilometri a ovest di Fanaye, nella Riserva Naturale del Ndiaël. A tal fine, 26.550 ettari di riserva naturale vengono declassificati, ventimila dei quali concessi alla società, mentre i restanti 6.550 ettari destinati alla rilocalizzazione dei villaggi presenti nell’area interessata dall’investimento. Nell’aprile 2012, il neo-eletto presidente Macky Sall annulla l’autorizzazione al progetto, per poi ritornare sui suoi passi pochi mesi dopo. Il progetto è realizzato dalla società Senhuile SA, un consorzio per il 51 per cento di proprietà del Gruppo Finanziario Tampieri, con sede in Italia, e per il 49 per cento della società Sénéthanol SA, con sede a Dakar.

 

Prevede di produrre semi di girasole (per l’Europa), arachidi (per il mercato locale) e foraggio per bestiame. Conseguenze drammatiche per le popolazioni locali «Se il progetto resta qui, saremo costretti a lasciare il nostro villaggio» – Rougui Sow, abitante del villaggio di Kadoudef (aprile 2013). La zona del progetto coinvolge 37 villaggi, la cui popolazione vive in gran parte di allevamento semi-nomade (80000 capi di bestiame) e piccola agricoltura. Le attività dell’azienda impediscono l’accesso ai pascoli e alle fonti di cibo, acqua e legna da ardere. Le donne in particolare sono costrette a percorrere lunghe distanze per accedere a queste risorse. Il progetto stesso prevede lo spostamento di alcuni villaggi. Inoltre, l’azienda aveva promesso di effettuare opere compensative che al momento non sono ancora state eseguite.

 

Privati delle loro terre, gli abitanti della zona non possono più garantire il sostentamento delle loro famiglie. Per difendere i propri diritti e far sentire le loro voci, le comunità locali che sin dall’inizio si oppongono al progetto hanno creato il Collettivo per la difesa della Reserva del Ndiaël. Le tante proteste della comunità e i tentativi di trattative con l’azienda non hanno portato a soluzioni soddisfacenti. Tuttavia, i 37 villaggi colpiti sono determinati a difendere la loro terra e chiedono che Senhuile-Sénéthanol ponga termine alle proprie attività nella zona. Questa determinazione si è rafforzata quando il 4 giugno 2013 tre bambini sono annegati mentre tentavano di attraversare i canali costruiti dal progetto per raggiungere la scuola. Appello urgente Senegal Land grabbing in Senegal.

 

Le responsabilità italiane sull’accaparramento di terra Messaggio di protesta alla Senhuile SA Alla cortese attenzione del Sig. Giovanni Tampieri, Amministratore delegato della Tampieri Financial Group: sono venuto a conoscenza dell’investimento che la Sua azienda sta realizzando nella regione di Ndiaël, in Senegal. Tale investimento rappresenta una minaccia per le persone che vivono in quell’area, la cui principale fonte di sostentamento è la piccola agricoltura e l’allevamento che dipendono dall’uso di quella terra. L’implementazione del progetto impedisce agli abitanti dei 37 villaggi nelle zone interessate di accedere a pascoli, alle fonti d’acqua e alle infrastrutture sociali di base, con conseguenze negative per la qualità della loro vita.

 

In solidarietà con le comunità del Ndiaël, Le chiedo di intraprendere misure immediate per assicurare che: » Senhuile SA cessi tutte le attività e si ritiri dalla zona dell’investimento; » qualsiasi futuro progetto di investimento sia fatto precedentemente oggetto di consultazioni con il Collettivo dei 37 villaggi per la difesa della riserva del Ndiaël. Mi auguro un Suo pronto intervento per porre fine a questa ingiustizia Cordiali saluti Messaggio di sostegno al Collettivo della riserva di Ndiaël Cari amici del Collettivo della riserva di Ndiaël, sono stato informato della vostra mobilitazione contro il progetto Senhuile-Sénéthanol che colpisce 37 villaggi nella regione di Ndiaël. Sostengo la vostra azione contro questa violazione dei vostri diritti, ed ho scritto al Sig. Giovanni Tampieri, amministratore delegato della Tampieri Financial group, azionista principale dell’impresa Senhuile SA, per appoggiare le vostre richieste. In solidarietà

 

Appello urgente promosso da: Collectif de la défense de la réserve de Ndiaël, Cosiglio Nazionale per la Consultazione e Cooperazione Rurale – CNCR, ActionAid Sénégal, ENDA-Pronat, Peuple Solidaires, ActionAid Italia, Re:Common, GRAIN, Oakland Institute

 

 

 

 

*Documento pubblicato su actionaid.it, titolo originale: “Land grabbing in Senegal. Le responsabilità italiane sull’accaparramento di terra”,  22 maggio 2014

 

 

Tags:



Back to Top ↑