La truffa milionaria dell’agricoltura fantasma 1 febbraio, 2017 | Redazione A Sud

[di Floriana Bulfon su l’Espresso] Con poco più di un migliaio d’euro e un giorno in Italia puoi comprare un anno di benefici previdenziali e assicurativi. Il meccanismo è semplice: un datore certifica che hai lavorato per 101 giorni e ricevi un assegno netto tra i 4 e i 5mila euro, che sale a 6mila e più se hai moglie e figli residenti in Tunisia.

 

E’ l’agricoltura che si trasforma in illegalità, tra opacità e distorsioni dei sussidi. Imprese ‘senza terra’ pronte ad assumere falsi braccianti che ottengono così anche un permesso di soggiorno, professionisti compiacenti per avere tutte le carte in regola e la mafia che continua ad arraffare e arricchirsi.

 

Piazza Daniele Manin, per tutti piazza Senia, è un quadrato di case basse e palme. Da una parte la Chiesa del Sacro Cuore tutt’attorno money transfer e internet point per le chiamate internazionali. Vittoria in provincia di Ragusa è più a sud di Tunisi e questa piazza è il punto di ritrovo dei tunisini, di chi si è trasferito da anni per lavorare e di chi sceglie questa cittadina della Sicilia per fare una breve visita. A dicembre soprattutto, perché è il mese in cui si contrattano le vendite di giornate per l’anno successivo.

 

Una filiera di complicità la cui missione è la truffa. Le aziende agricole denunciano ogni tre mesi all’Inps le giornate lavorate in forma telematica, il sistema elabora la richiesta e calcola i contributi. Peccato che nessuno lavori, il contratto è falso. Per i lavoratori migranti occorre presentare le fotocopie del passaporto, per verificare gli ingressi, la presenza in Italia. Ma anche qui si rimedia facilmente: si allegano copie illeggibili, cancellate o modificate con Photoshop.

 

“Nel 2016 abbiamo sottoposto a verifica ispettiva 57 aziende”, rivela Saverio Giunta, direttore provinciale dell’Inps. “Abbiamo annullato totalmente o parzialmente 2.860 rapporti di lavoro tra il 2010 e il 2016. Di questi 1.623 grazie all’analisi dei passaporti effettata esclusivamente per la coincidenza delle giornate denunciate con i periodi di assenza dall’Italia”.

 

Una truffa costata, solo nel 2016 e solo in questa provincia, 8 milioni e mezzo di euro. “E’ un sistema a matrioska. Troviamo un gran numero di lavoratori a fronte di cooperative che rimangono in vita qualche anno, poi lasciano il posto a un’altra che assorbe i lavoratori e continua a commettere condotte illecite”.

 

Lavoro fittizio che si mescola con quello in nero. Perché o non si fatica proprio, ma si dichiara di farlo per avere denaro pubblico o si lavora invece tutto l’anno per pochi euro e intanto si dichiarano le giornate utili per ottenere dall’Inps disoccupazione, previdenza, maternità, assegni per il nucleo familiare. Nel frattempo il datore di lavoro risparmia sul versamento dei contributi e sul pagamento regolare.

 

Il ragusano terra di serre dove a lavorare, piegate per dieci ore al giorno, ci sono, come ha documentato l’Espresso , le schiave. Donne rumene costrette a vivere in baracche e casolari di fortuna con i padroni che dispongono dei loro corpi. ‘Festini agricoli’ consumati nel silenzio e che con coraggio un prete di frontiera, don Beniamino Sacco, si ostina a denunciare. Vittoria vanta il primato di avere il maggior numero di aborti per abitanti.

 

Ogni due settimane arrivano i pullman da Sighișoara, in Transilvania, da Suceava e Botosani città a nord di Bucarest, al confine con la Moldavia. Agenzie rumene si fanno pagare il costo di intermediazione, attraverso accordi diretti con i datori di lavoro. Da quel momento sono loro a controllare la vita di chi non vale nulla perché migrante, perché povera e perché donna.

 

“Sono qui da sei mesi e non sono mai uscita dalla serra, a fare la spesa va mio marito con il padrone, altrimenti dobbiamo pagare 30 euro per una macchina. Mi manca mia figlia che è in Romania e ha cinque anni. Non ho neanche i documenti, li tiene il padrone”, racconta una giovane accovacciata in un angolo buio.

 

Madri a distanza che stipulano veri e propri contratti con chi in patria si cura dei figli e di mandarli a scuola. Altri sono qui. Tra le fabbriche di plastica vive un numero imprecisato di bambini. Rimangono fermi in campagna a giocare con i pomodori. Per la scuola materna non è previsto un servizio di trasporto nelle campagne perché non è obbligatorio, per gli altri gira un pulmino, ma se si guasta possono passare settimane senza alcuna soluzione.
Violazione dei diritti umani e della dignità del lavoro. Qui non c’è nemmeno il caporalato tradizionale, l’arruolamento è diretto, sottopagate e senza tutela, loro sì senza alcuna copertura previdenziale.

 

Qui dove Cosa nostra catanese e la Stidda gelese hanno stretto il sodalizio. Un territorio governato per anni dai Carbonaro-Dominante, con esponenti ritornati di recente in libertà, poi dai D’Agosta e in cui oggi si segnala un incremento delle estorsioni. Vittoria con uno dei più grandi mercati ortofrutticoli d’Italia da dove partono pomodori ciliegino, zucchine e peperoni per Milano, Berlino e Parigi o destinati al mercato di Fondi, passando nelle mani di Casalesi e ‘ndrangheta. Un’intera filiera dalla gestione del bracciante, allo smaltimento dei rifiuti, fino ai trasporti e alla distribuzione nel mirino della mafia che ne ha fatto un affare.

 

La Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionale del Senato ha deciso di vederci chiaro, preventivando una missione con audizioni nelle prossime settimane.

 

“Abbiamo il dovere di indagare su quali siano le reali condizioni di occupazione, lo sfruttamento in particolare sulla manodopera femminile”, ha spiegato la presidente Camilla Fabbri. “E’ necessario scardinare questo sistema con un intervento legislativo che impedisca la regolarizzazione del lavoratore agricolo entro tre mesi perché questo rende inutile il controllo a sorpresa e favorisce l’occupazione irregolare. I contributi che oggi l’Inps accredita per la falsa disoccupazione sottraggono ingenti risorse che potrebbero essere destinate alle politiche attive dell’occupazione”.

 

Le responsabilità per estirpare questo sistema fraudolento vanno cercate a più livelli. Bruno Giordano, magistrato e consulente della Commissione non usa mezzi termini: ”questo tipo di reato non viene ideato da un immigrato tunisino o rumeno, ma è frutto di una vera e propria consulenza da parte di chi conosce il sistema previdenziale, tutto ciò paradossalmente avviene nelle zone in cui vi è un costante sfruttamento della manodopera bracciantile pagata a nero e senza alcun tutela sindacale e della sicurezza”.

 

Una frode di milioni di euro che vale per ciascuna provincia ad alta vocazione agricola e che merita un intervento repressivo e immediato.

 

(Pubblicato il 20 gennaio 2017)

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